Per molte persone, le condizioni di lavoro nei luoghi di apprendistato sono difficili e alcune persone si ritrovano esauste, fino ad arrivare al burn-out. Il sindacato UNIA ha pubblicato un’indagine (Indagine partecipativa sulle condizioni di apprendistato nelle aziende formatrici in Svizzera) nella quale riporta che il 45% degli/delle apprendisti/e sotto i 25 anni soffre di esaurimento emotivo, da intendersi come «una stanchezza emotiva e fisica persistente che si manifesta con una mancanza di energia e di motivazione». Inoltre, un quarto dei contratti viene rescisso. I risultati di questa indagine non sorprendono gli/le apprendisti/e che, lavorando al 100%, sentono la fatica e vedono molti dei loro compagni abbandonare l’apprendistato, in particolare a causa del sovraccarico di lavoro. Questa realtà di sovraccarico ed esaurimento è conosciuta dagli apprendisti in orticoltura, viste le condizioni e i tempi di lavoro particolarmente duri che i mestieri agricoli impongono. Mentre il tempo di lavoro tipico di un apprendistato è di 42 ore settimanali, quello dell’AFC in orticoltura è di 48 ore e per l’AFC agricolo di 51,5 ore. Nessun’altra formazione è così esigente in termini di tempo di lavoro come l’apprendistato (soprattutto gli apprendistati agricoli). Al liceo, per esempio, si contano 13 settimane di vacanze, mentre gli apprendisti faticano ad avere tra 4 e 6 settimane di ferie. Una riduzione del tempo di lavoro è importante per preservare la salute fisica e mentale. Consentirebbe inoltre di rendere l’apprendistato più accessibile e di ridurre l’onere di gestione degli/delle apprendisti/e per le aziende. Questi due benefici potrebbero portare a un aumento del numero di apprendisti/e e così permettere di coprire i numerosi posti di apprendistato che, ogni anno, restano vacanti.
La riduzione del tempo di lavoro è una rivendicazione da sostenere mantenendo il salario. Gli apprendisti sono già la manodopera meno costosa per le aziende (con una paga ben al di sotto dei 14 CHF l’ora, uno degli stipendi più bassi che si possano trovare in Svizzera e che non rispetta le legislazioni sul salario minimo di diversi cantoni). E sebbene si tratti di una formazione, apportano comunque un beneficio alle aziende.
Il miglioramento delle condizioni di lavoro comporterebbe vantaggi considerevoli all’AFC. Di certo il tasso di abbandono sarebbe meno drammatico e questo incoraggerebbe un numero maggiore di persone a intraprendere la formazione. In aggiunta, si trovano anche di fronte a un nuovo ostacolo: la grave mancanza di aziende formatrici. Infatti, i posti disponibili sono rari. Si osserva una tendenza all’accoglienza degli/delle apprendisti/e nelle aziende biologiche e/o nelle micro-strutture, mentre l’aspetto finanziario resta tuttavia un freno importante. Fermare la scomparsa delle aziende agricole (2–3 aziende chiudono ogni giorno in Svizzera), permettere l’inserimento di persone non provenienti dal mondo agricolo e così aumentare il numero di persone attive nei campi: ecco ciò che si desidera e che dobbiamo fare per rendere il settore agricolo vitale, sostenibile e sociale. Infatti, la quota di persone attive in agricoltura è inferiore al 2% in Svizzera e, nei prossimi 15 anni, il 50% dei contadini andrà in pensione. Ora, l’aumento del numero di contadini passa innanzitutto attraverso la formazione agricola. Una buona notizia: il numero di apprendisti in orticoltura è in crescita (85 persone nel 2016 contro 122 nel 2023). Per consolidare questo interesse verso la formazione agricola, è indispensabile rivedere i contenuti della formazione, oggi inadeguati, e migliorare le condizioni di apprendistato nei luoghi di formazione.
Una valutazione della capacità di assunzione delle diverse strutture agricole esistenti nei vari cantoni e la disponibilità di mezzi, in particolare finanziari, per facilitare l’accoglienza degli/delle apprendisti/e: per garantire il rispetto delle griglie salariali, le aziende agricole che intendono accogliere apprendisti/e devono poter beneficiare di sovvenzioni statali.
La formazione dell’apprendistato orticoltore/trice viene regolarmente bloccata l’Unione svizzera dei produttori di verdura (USPV). Non vi è forse, dietro a ciò, una pressione esercitata dalla grande distribuzione per continuare a formare unicamente persone in grado di subentrare o lavorare in grandi strutture orticole convenzionali e, in questo modo, continuare a importare ortaggi biologici a basso costo dall’estero, ortaggi sui quali la grande distribuzione realizza margini vergognosamente elevati.
