/

Scandalo F-35: le lacrime di coccodrillo dei NO alla neutralità

Una delle grandi “vittorie” dei contrari all’iniziativa è stata riuscire a scollegare il tema della neutralità dagli scandali che affliggono il Dipartimento della Difesa.

Eppure il nesso è diretto.

Le folli spese in acquisti di materiale bellico straniero sono il diretto risultato della perdita di neutralità e dunque sovranità del nostro paese, che si manifesta innanzitutto nel servilismo della classe politica verso i nostri “partner” internazionali, in particolare Bruxelles e Washington.

Il quadro che emerge dalle ultime rivelazioni sul caso F-35 non è quello di banale negligenza della ex consigliera federale Viola Amherd: ormai è lecito parlare di intenzionale manipolazione dell’opinione pubblica e di lobbismo in favore di una potenza straniera, il tutto ai più alti livelli dello Stato.

Si può invocare che l’ira divina si abbatta sull’ex consigliera Amherd e i suoi collaboratori coinvolti nel caso, come ha fatto Tito Tettamanti nel suo articolo di venerdì scorso sul Corriere. Ma, se è pur necessario che i responsabili vengano puniti con tutta la severità che esige la situazione, infondo cambia poi poco se a Berna alcuni lobbisti della NATO vengono sostituiti da altri lobbisti della NATO.

Martin Pfister e Benedikt Roos sono chiamati a sistemare un dipartimento allo sbaraglio, ma nelle proprie intenzioni euro-atlantiste appaiono in perfetta continuità con i predecessori Viola Amherd e Thomas Süssli.
Il peccato originale di tutti i recenti scandali dell’esercito svizzero sta proprio lì: i vertici politici e militari del paese sono completamente succubi dei loro “partner” internazionali, che peraltro vedono la Svizzera sempre meno come un alleato alla pari e sempre più come un vassallo a cui dettare le proprie condizioni. Ad esempio, accordi disonesti sui rifornimenti di materiale bellico.

L’establishment svizzero è infestato da personaggi del genere. Costoro non sono in grado di resistere alle crescenti pressioni da parte di Unione Europea e NATO, anzi, si fanno loro primi promotori della nostra sottomissione, non si capisce se per collaborazionismo convinto o per cinica opportunità.

È proprio qui che tutti i contrari all’Iniziativa per la neutralità dimostrano la propria ipocrisia, cercando di circoscrivere il problema alla sola Viola Amherd e ai suoi collaboratori, quando il problema è in realtà ben più ampio e riguarda la cultura politica euro-atlantista che è stata sdoganata fino ai più alti livelli della politica elvetica. Il problema è alla fine dei conti una classe politica fermamente decisa a portare la Svizzera nella NATO e nell’Unione Europea, con relativa svendita della sovranità, e che sta perseguendo con ostinazione questa strategia da anni. Non bisogna stupirsi se questa stessa classe politica non abbia né la forza né la volontà di resistere ai diktat di coloro di cui vuole diventare serva.

L’indignazione per lo scandalo dei cacciabombardieri americani appare ancora più ipocrita se viene da sinistra. Mentre i contrari di area progressista dicevano NO alla neutralità integrale adducendo ragioni di pura fantapolitica, come la futura nascita dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee (Franco Cavalli), l’esercito unico europeo di difesa a cui la Svizzera dovrebbe contribuire (Manuele Bertoli) e le sanzioni a Israele (fantomatico cavallo di battaglia di tutto il fronte progressista); perdevano di vista quello che l’iniziativa avrebbe invece permesso di bloccare adesso. L’iniziativa non significava semplicemente lo stop alle sanzioni alla Russia e all’integrazione con la NATO: avrebbe rappresentato un generale cambio di mentalità e prassi nella politica estera del nostro paese. Sebbene non in maniera automatica, queste spese militari folli, fatte sotto pressione e nell’interesse degli imperialisti euroatlantici, sarebbero diventate più difficili poiché la Costituzione stessa avrebbe delegittimato la deriva atlantista ed europeista dell’attuale Consiglio Federale. Un lobbismo spudorato come nel caso F-35, se non impossibile, avrebbe perlomeno incontrato più ostacoli.

Mentre piangono lacrime di coccodrillo per i miliardi sprecati negli F-35, votando NO all’Iniziativa sulla neutralità queste persone e organizzazioni politiche hanno  legittimato la condizione di minorità politica in cui versa la Svizzera sullo scacchiere internazionale e per colpa di cui ci vengono imposti, con l’aiuto di politici complici come Amherd, accordi-truffa quale lo stesso acquisto degli F-35. Alla rincorsa di allucinazioni progressiste, si è legittimato tutto ciò che di negativo ha fatto il governo fino a questo momento e anche ciò che continuerà a fare in futuro.
La truffa degli F-35; l’acquisto dei droni israeliani, costosi, disfunzionali e inutili; quello dei Patriot, pagati da noi ma poi consegnati all’Ucraina; saranno solo l’inizio.

Un applauso a tutti i contrari: peccato che gli F-35 non dovranno pagarli solo loro.

Nil Malyguine

Nil Malyguine, classe 1997, è laureato in storia all'Università di Padova. Si occupa in particolare di storia della Russia e dell'Unione Sovietica. È membro del Comitato Centrale del Partito Comunista.