Recentemente ho assistito a un interessante dibattito sul tema della votazione del 27 settembre sulla neutralità, tenutosi a Ginevra presso la Société de Lecture lo scorso 7 settembre 2026. L’evento è stato organizzato in collaborazione tra il think tank locale Geneva Center for Neutrality e il Club Suisse de la Presse. Moderati da Géraldine Savary, si sono espressi a favore o contro l’iniziativa per la neutralità l’ex consigliera federale e ministra degli Esteri Micheline Calmy-Rey; il consigliere nazionale ginevrino per il Partito del Centro, Vincent Maître; il dottor Samuel Sommaruga, fondatore del COGIN (Comitato per la Ginevra Internazionale e la Neutralità); il sindaco liberale-radicale del comune di Onex, Jean-Pierre Pasquier; e infine il divisionario Jean-Philippe Gaudin, già direttore dei Servizi d’Informazione della Confederazione.
Non intendo fare un riassunto puntuale della serata, ma ci tengo a sottolineare alcune affermazioni interessanti fatte dall’ex direttore dei Servizi d’Informazione militari e poi civili della Confederazione. È già di per sé interessante la sua presenza al dibattito, come sottolineato da lui stesso: «Raramente mi esprimo su questioni politiche, ma il tema è così importante che ci tengo a dire due parole».
La prima affermazione di Gaudin degna di nota è che la neutralità svizzera ha finora permesso di comunicare con tutti i servizi d’informazione esteri, sia di paesi liberaldemocratici sia di paesi considerati autoritari, senza troppe distinzioni. Perdere l’accesso privilegiato a informazioni provenienti da campi diversi si tradurrebbe quindi in una perdita di sicurezza, poiché molte informazioni utili al nostro Paese non sarebbero più accessibili. Il problema principale in questo caso, è che un NO all’iniziativa per la neutralità darebbe un segnale negativo alla comunità internazionale, perché il voto sarebbe interpretato dagli altri paesi come una rimessa in discussione della stessa. Già oggi alcuni paesi non ci considerano neutrali perché abbiamo seguito le sanzioni UE contro la Russia e preso le parti dell’Ucraina. Un NO all’iniziativa potrebbe aggravare la situazione. I servizi di intelligence esteri sarebbero più restii a condividere informazioni importanti con le nostre autorità. Se ritenuta non più neutrale dalla comunità internazionale, la Svizzera perderebbe anche la sua utilità in situazioni delicate come lo scambio di prigionieri o il ruolo di ponte tra i servizi di Paesi in conflitto.
La seconda affermazione degna di interesse è emersa durante la discussione sulle sanzioni contro la Russia. Il divisionario si è espresso in modo molto critico, sostenendo che non servono a nulla e che i servizi d’intelligence sapevano da tempo che la Russia si stava preparando ad affrontare un isolamento da parte occidentale e le relative sanzioni.
Infine, riguardo alla NATO, il divisionario, pur giustificando lo scambio di informazioni e le forme di esercitazioni congiunte, ha rimarcato quanto sia importante restarne fuori, aggiungendo anche un aneddoto personale: «Ho seguito delle formazioni militari della NATO, ne ho viste di cose; molto meglio starne lontani, e preferisco non parlarne». Solo il successo dell’iniziativa per la Neutralità garantirebbe che ciò non diventi un pericolo in futuro.
Per concludere, non immaginavo di trovarmi d’accordo, da comunista critico delle autorità militari, con un divisionario. Ritengo tuttavia molto importante quanto detto da lui, che si può riassumere così: se la percezione nella comunità internazionale è che non siamo più un paese neutrale nei fatti, rischiamo di perdere in modo significativo in termini di sicurezza e di protezione. Un motivo in più, dunque, per votare SÌ all’Iniziativa per la Neutralità questo 27 settembre!
