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Vogliono portarci in guerra

L’iniziativa sulla neutralità su cui il popolo svizzero è chiamato a esprimersi, se approvata, ha la potenzialità (non la certezza, ma la potenzialità) di accumulare delle forze che possono stravolgere i piani di annessione della Svizzera alla NATO e, in generale, di subordinazione atlantica che le élite economiche e militari ultra-europeiste di Berna hanno già deciso da anni, bypassando il popolo. Ecco perché queste stesse élite non possono tollerare una vittoria delle aree patriottiche, siano esse di destra (UDC, Lega, ecc.) o di sinistra (PC, POP, ecc.) il prossimo 27 settembre.

Infatti quella che stiamo vedendo è una campagna ferocissima (con calunnie, fakenews, ricatti, attacchi hacker, ecc.), che gioca sia sulle paure della popolazione dai sentimenti conservatori (soprattutto quella anziana, abituata a vedere nella Russia un nemico a prescindere), sia sull’ingenuità e l’impreparazione della sinistra rossoverde che non capisce letteralmente nulla di politica militare (che noi comunisti, benché civilisti e pacifisti, invece studiamo a fondo) e che sulla politica estera sa parlare ormai solo con slogan emozionali e luoghi comuni di una banalità disarmante.

Il rischio di guerra mondiale è estremamente alto: inutile nascondercelo! I miei viaggi all’estero, come delegato del Partito Comunista a contatto con ambasciatori, ufficiali e politici, purtroppo me lo confermano. La folle corsa al riarmo fomentata dall’UE, il sabotaggio britannico delle trattative di pace fra russi e ucraini, le decisioni che la NATO ha recentemente preso ad Ankara, la pericolosa svolta militarista della Germania sono tutti segnali chiari e preoccupanti: per impedire il loro declino di fronte all’emergere dell’Eurasia, le élite europee vedono nella guerra l’unica speranza. A Berna stanno infatti già parlando di nascosto di cambiare la legge per organizzare corsi di ripetizione all’estero e sacrificare i nostri coscritti per conto dei padroni della NATO. Votare Sì all’iniziativa sulla neutralità sarebbe già un primo passo importante per sabotare questa nefasta prospettiva, e impedirebbe al Consiglio federale di continuare l’avvicinamento alla NATO e di adottare sanzioni che ci trasformano in bersagli (la Russia, a causa della nostra sudditanza verso UE e NATO, ci ha infatti già messo sulla sua lista nera).

Noi, come marxisti organizzati disciplinatamente nel Partito Comunista, dobbiamo però fare di più: il nostro è come sempre un lavoro di avanguardia! Dobbiamo insistere, coerentemente, nel diffondere la linea “No UE – No NATO” che dal 2022 portiamo avanti senza esitazioni: i lavoratori sanno già oggi che l’UE distrugge i loro diritti sociali, speriamo che non debbano anche sperimentare come la NATO li porterà in guerra. Occorre anzitutto far ragionare la base progressista così gravemente confusa dall’opportunismo di PSS e Verdi, ma senza essere spocchiosi con la base di destra (sono comunque lavoratori e patrioti, e vanno rispettati!). Ma soprattutto dobbiamo lavorare per salvare più giovani possibili dal farsi arruolare: non facciamo rischiare loro la vita per i comodi delle élite atlantiche, invitiamoli piuttosto a prestare servizio civile a favore della collettività, perché già oggi gli alti ufficiali dell’esercito svizzero sono in gran parte dei pappagalli della NATO.

Non so se sarà sufficiente, ma di certo il Partito Comunista potrà essere orgoglioso di aver ancora letto correttamente la fase storica, di aver difeso la sua indipendenza politica e di aver dato il proprio contributo alla pace e alla sovranità nazionale. Per questo occorre come non mai compattare le fila nel Partito e capire che la Socialdemocrazia, adottando l’europeismo come unica bussola e contribuendo a indebolire la neutralità, sta scegliendo il campo avverso ripetendo l’errore tragico del 1914, quando votò i crediti di guerra che permisero lo scoppio della Prima guerra mondiale.

Massimiliano Ay

Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista (Svizzera). Dal 2008 al 2017 e ancora dal 2021 è consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.