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Forum Alternativo e neutralità: la malattia infantile di Franco Cavalli

Qualche tempo fa ho avuto un confronto con Franco Cavalli su temi di politica internazionale in una sezione commenti di Facebook, durante il quale egli nascondeva l’inconcludenza delle sue posizioni invocando il nome di Lenin e reclamando sulla base di questo la correttezza delle sue analisi. Leggendo il suo ultimo articolo pubblicato sui Quaderni alternativi, in cui egli espone le motivazioni della sua contrarietà all’iniziativa sulla neutralità, ho avuto il sospetto che Cavalli di Lenin conosce solo il nome.

Non si tratta di fare la gara a chi ce l’ha più ortodosso (il pensiero); piuttosto il punto è quello di comprendere un metodo di analisi e di prassi che ha dimostrato di avere successo nella storia. Solo una volta compreso il metodo questo può essere declinato nei casi specifici, altrimenti si cade, come fa Cavalli, negli errori descritti da Lenin ne L’estremismo, che ironicamente porta il sottotitolo di Malattia infantile del comunismo.

Veniamo quindi agli “argomenti” di Cavalli contro l’iniziativa per la neutralità:

1) l’iniziativa è stata lanciata dall’UDC;

2) la neutralità dell’iniziativa è “eterna”: in futuro, quando ci sarà L’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee, non avremo più bisogno della neutralità;

3) la neutralità prevista dall’iniziativa è “armata”: invece di contrastare il riarmo lo favorirà;

4) In passato la neutralità è stata usata come “foglia di fico” per farne “di cotte e di crude”;

5) ci stiamo avvicinando alla NATO da 80 anni quindi l’iniziativa è inutile.

Prima di tematizzarli uno per uno, occorre osservare che questo tipo di argomenti comporta una destoricizzazione del problema, il che significa che Cavalli non analizza la realtà per quello che è ma per quello che egli vorrebbe che sia. In altre parole Cavalli non svolge una analisi concreta della situazione concreta, ma sogna un futuro e pretende che la realtà vi si adatti.

Occorre invece guardare alla concretezza della cosa: non stiamo parlando di una neutralità ideale, ma della neutralità svizzera nel 2026 con il mondo spinto verso la terza guerra mondiale dall’imperialismo occidentale, che vorrebbe inglobare la Svizzera negli apparati guerrafondai di UE e NATO. La neutralità nella situazione concreta è lo strumento che evita il coinvolgimento della Svizzera nella terza guerra mondiale. Da questo punto di vista concreto non si può che avere una posizione favorevole ad un’applicazione stretta della neutralità.

Ma veniamo agli “argomenti” veri e propri. Cavalli sostiene che non può “chiudere gli occhi sui circoli di estrema destra che hanno lanciato questa iniziativa”. Sta bene, ma non deve chiuderli nemmeno sugli effetti concreti della neutralità, vale a dire il rifiuto della partecipazione alle guerre di UE e NATO. Davanti agli effetti concreti non conta nulla chi propone una determinata iniziativa. D’altronde era Lenin, che Cavalli immagina dalla sua parte, a scrivere “Si può vincere un nemico più potente soltanto […] alla condizione necessaria dell’utilizzazione più diligente […] anche di ogni minima possibilità di guadagnarsi un alleato numericamente forte, sia pure temporaneo, incerto, incostante, infido, non incondizionato. Chi non ha capito questo, non ha capito un’acca né del marxismo, né del moderno socialismo scientifico in generale”.

Sull’eternità della neutralità Cavalli compie due passi logici e incredibilmente sono entrambi errori. Il primo consiste nel prendere l’eternità della neutralità richiesta dall’iniziativa e credere che siccome c’è scritto nel testo in votazione allora la neutralità svizzera sarà davvero eterna e davvero armata. Cavalli dovrebbe invece sapere benissimo che nemmeno la costituzione è eterna, e infatti si vota piuttosto spesso per cambiarla, per cui l’effetto concreto di fissare la neutralità “eterna” in costituzione è che per un certo periodo di tempo sarà fissata in costituzione l’applicazione stretta della neutralità, cosa che ci evita di venire travolti dalla spirale di guerra. Il secondo errore di cavalli è quello di leggere la situazione concreta con gli occhi del suo desiderio, e derivare la sua contrarietà all’iniziativa poiché la neutralità “eterna” è in contraddizione col suo desiderio futuro. Dimentica qui Cavalli che non stiamo parlando del mondo dei suoi deliranti sogni sull’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee, ma dimentica anche un altro importantissimo insegnamento di Lenin, ossia il passaggio in cui egli critica coloro i quali “hanno scambiato il loro desiderio, la loro posizione ideologica e politica, per una realtà obiettiva” poiché “questo è l’errore più pericoloso per dei rivoluzionari”.

Passiamo quindi alla neutralità “armata”. Cavalli sostiene che con l’approvazione dell’iniziativa per la neutralità “armata” si lascerebbe campo libero al riarmo voluto dal Consigliere Federale Pfister, il che significherebbe tagli nel sociale e aumento dell’IVA. Questo argomento è il più insidioso perché gioca su una ambiguità di termini: l’attuale applicazione della neutralità, la cosiddetta neutralità flessibile, è già armata, per cui con la bocciatura dell’iniziativa non si ferma il riarmo ma anzi lo si favorisce in ottica di adesione alla NATO, con conseguenti tagli nel sociale e aumento dell’IVA. Basterebbe infatti andare a vedere il voto in parlamento dei deputati del partito di Pfister, che si sono espressi contro l’iniziativa: è bocciando l’iniziativa che si lascia campo libero alla volontà di riarmo di Pfister! Ma ben più importante è che su questa base Cavalli crea una falsa opposizione tra neutralità e socialità, quando la socialità è possibile solo dal momento in cui la Svizzera, approvando l’iniziativa, non si deve piegare ai Diktat UE e NATO buttando miliardi nel riarmo. Cavalli ci chiede se vogliamo la guerra O l’aumento dell’IVA ma ci invita a votare per la guerra E l’aumento dell’IVA!

È invece molto semplice contestare l’idea per cui siccome la neutralità in passato è stata usata come “foglia di fico” allora essa non può essere usata altrimenti. Occorre, come già più volte ribadito, guardare alla neutralità nella situazione concreta, e l’applicazione stretta della neutralità nella situazione concreta è lo strumento per evitare di essere coinvolti nella guerra. Questo tipo di argomento è come dire “in passato la ferrovia ha favorito lo sviluppo del capitale quindi mi rifiuto di andare in treno”. Ci sono molti modi di definire questo ragionamento, e credo che il più lusinghiero sia “fallacia”.

Infine, la questione dell’avvicinamento alla NATO. Cavalli, in conclusione al suo articolo, sostiene di essere contrario all’adesione alla NATO e di voler “mandare al diavolo” chi proporrà l’adesione formale alla NATO. Oggi, in un contesto internazionale estremamente pericoloso, abbiamo già l’opportunità di farlo. Cavalli però non ci sta e si schiera dalla stessa parte di quelli che indica come responsabili del riarmo, così come un secolo fa la socialdemocrazia tedesca si schierò a favore dei crediti di guerra. Ironico che Lenin definì questi ultimi “socialisti a parole, imperialisti a fatti”.

Concludendo, Cavalli sbaglia nell’unica cosa in cui una sinistra seria non deve sbagliare, ossia nello svolgere l’analisi concreta della situazione concreta. Questo è il metodo di comprensione della realtà e del suo sviluppo. Quando si abbandona questa strada si scade in un utopismo che vede URSE (Unione delle Repubbliche Socialiste Europee, allucinazione cavalliana) dove non ci sono, invece di capire che quella che conta è la situazione concreta e che se nella situazione concreta l’UDC fa il nostro gioco mettersi dall’altra parte per partito preso è, per l’appunto, infantile.

Martino Marconi

Martino Marconi, classe 1999, è laureato in filosofia all'Università di Torino. È membro del Comitato Centrale del Partito Comunista (Svizzera) e dal 2017 consigliere comunale a Morbio Inferiore.