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Putiniani ovunque? I tribunali non la pensano allo stesso modo

Nel 2022 il Corriere della Ser(v)a pubblicava una lista di proscrizione chiamata “Rete di Putin in Italia”, stilata senza alcuna prova di fatto, in cui venivano menzionati vari personaggi pubblici con l’accusa di essere spie al servizio della Russia in Italia. Tra i menzionati si trovano Marco Travaglio, Alessandro Orsini, Alberto Fazolo, Diego Fusaro e molti altri. Attivisti e opinionisti di varie estrazioni e tradizioni politiche, ma con una cosa in comune: rifiutano la narrazione euroatlantica sulla guerra in Ucraina.

Dal febbraio 2022, dopo l’entrata della Russia nelle Repubbliche del Donbass (bombardate dall’Ucraina sin dal 2014), in Europa è scattata una vera e propria psicosi dell’establishment, che ha iniziato una caccia alle “streghe putiniane” in qualsiasi angolo del continente.

In Italia l’accusa ha coinvolto nomi importanti del panorama accademico e giornalistico. Queste calunnie hanno lo scopo di creare e identificare un nemico ben preciso: chiunque dissenta dall’impostazione geopolitica euroatlantica va sbattuto dall’altra parte. Bisogna insultarlo, denigrarlo, ripetere che è pagato da dittatori sanguinari. Questo crea una paura collettiva sia verso l’esterno sia verso l’interno. Ci si abitua a pensare che siamo sotto attacco, che la Russia ci invaderà (storicamente, semmai, è successo il contrario) e che all’interno dei nostri Paesi ci siano spie pronte a fornire le coordinate per far entrare i carri armati dell’eterno nemico a est alle nostre latitudini.

È evidente che questo serve anche a fomentare l’idea del riarmo europeo e la necessità di prepararsi alla guerra, che a sua volta serve sia a imporre la propaganda euroatlantica ai popoli occidentali, sia, in parte, a riconvertire delle industrie automobilistiche (come in Germania) in industrie di armamenti per ragioni cinicamente economiciste.

Questo vale anche per la Svizzera, in Ticino, dove il giornale LaRegione ha accusato il Partito Comunista di essere pagato da Pechino e Pyongyang, di essere de facto composto da “stupratori di manifestanti” e di essere amico dei “dittatori” Putin e Lukashenko.

La vicenda italiana e quella svizzera hanno due cose in comune. La prima è che sono totalmente false e infondate; la seconda è che entrambe sono state smentite dai tribunali.

È infatti notizia recente che il prof. Orsini verrà risarcito dal Corriere della Ser(v)a per 27’500 euro per calunnia a causa del suo inserimento nella lista di proscrizione. Anche in Svizzera fu legalmente riconosciuto che LaRegione aveva leso la dignità del Partito Comunista con accuse infondate.

A questo punto viene da chiedersi come mai tutto ciò appaia come un attacco coordinato e dalle stesse caratteristiche in tutta Europa. È sicuro che una spinta a creare una situazione di psicosi, da qualche parte, c’è. E tocca tutti gli ambiti.

Si possono citare innumerevoli casi di questa isteria. Il più recente è quello della nomina di Andrea Pirlo come allenatore della nazionale italiana, colpevole di essere testimonial di un sito di scommesse russo.

Quando però questi legami sono con Israele (che compie un genocidio in Palestina) e con gli Stati Uniti (che compiono un genocidio a Cuba), nessuno ha nulla da ridire. Per fortuna lo Stato di diritto è ancora in vigore e permette di difendersi da queste accuse criminali e propagandistiche. Speriamo lo sia a sufficienza per evitare la catastrofe della caccia alle streghe, della psicosi di massa fomentata dai guerrafondai che, stando nel loro salotto, mandano la gente comune a combattere.

Samuel Iembo

Samuel Iembo è stato dal 2015 al 2020 coordinatore della Gioventù Comunista Svizzera. Dopo la maturità presso la Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona, ha iniziato un percorso accademico.