Sabato 5 settembre il comitato di sinistra a favore dell’iniziativa per la neutralità ha convocato una manifestazione di fronte a Palazzo Federale.
Cinquecento manifestanti si sono radunati a Berna per chiedere una politica estera coerente con i principi della neutralità e libera dai diktat bellicisti dell’UE e della NATO.
Massiccia la partecipazione del Partito Comunista.
Solidarietà dall’Irlanda
Ospite d’onore della manifestazione è stata Clare Daly, nota eurodeputata irlandese di sinistra, critica verso le politiche militariste e russofobe di NATO e UE e sempre in prima linea nella lotta per la difesa della neutralità dell’Irlanda, che, al pari di quella svizzera, si trova oggi pesantemente sotto attacco.
In un lungo e acceso discorso, Daly ha sostenuto i manifestanti svizzeri, sottolineando l’importanza storica, per la Svizzera e per l’Irlanda, di conservare una politica estera coerentemente neutrale per sostenere la pace e non contribuire all’accelerazione bellicista dei circoli euroatlantici.
L’eurodeputata ha denunciato la becera propaganda antirussa, che, anche con i frequenti quanto poco credibili allarmismi riguardanti i droni, sta creando un clima di psicosi generale volta a preparare la popolazione europea alla guerra voluta da Bruxelles.
Secondo Daly la situazione odierna è particolarmente grave, siccome, se durante le invasioni imperialiste in Iraq e in Afghanistan il movimento pacifista in Europa è sempre stato parte integrante e riconosciuta del dibattito politico, dopo l’inizio della guerra in Ucraina il pacifismo è diventato un assoluto tabù: ora soltanto il completo allineamento ai più massimalisti piani di Bruxelles di andare avanti “fino all’ultimo ucraino” sono ammessi nel discorso pubblico.

Il Partito Comunista in prima fila
Di gran lunga le bandiere più numerose erano quelle del Partito Comunista, presente con una folta delegazione di compagni sia dal Ticino che dalla Romandia.
Per il Partito è intervenuta al microfono la granconsigliera ticinese Lea Ferrari.
Secondo Ferrari un Sì all’iniziativa è fondamentale e necessario per vincolare la politica del consiglio federale, molto volatile al principio della neutralità perpetua, specialmente dell’attuale ministro del DFAE Ignazio Cassis, che a più riprese si è dimostrato irrimediabilmente succube dei diktat di NATO e UE.
“Se un passaggio di testimone da Burkhalter a Cassis comporta il ritiro della Svizzera dal suo impegno in Palestina, se in 5 giorni abbiamo supinamente ripreso tutto il pacchetto di sanzioni dell’UE, allora in qualsiasi momento questo paese, il nostro paese può aderire alla NATO (come ha fatto la Finlandia dal giorno alla notte).
Voto SÌ perché non mi sento superiore alla legge: chi dice che è inutile e viene già applicata mente e vuole continuare a fare il bello e il cattivo tempo.” ha detto la granconsigliera.

Anche gli studenti sostengono il Sì
In Piazza Federale sabato non sono mancati nemmeno i giovani. Per conto del Sindacato degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) è intervenuto il suo coordinatore Ismael Camozzi, che ha giustamente evidenziato lo stretto legame tra il riarmo e i tagli all’istruzione:
“Negli ultimi anni siamo stati l’unico sindacato a lottare contro il riarmo e la militarizzazione
della società. Ci siamo opposti -in una lunga campagna, culminata il 6 giugno in una
mobilitazione -allo smantellamento del servizio civile, alla proposta di estendere l’obbligo di
leva anche alle donne, all’aumento dello 0,5% dell’IVA per finanziare il riarmo e ai 3 miliardi di
franchi che, nel preventivo federale 2026, il governo ha deciso di sacrificare sull’altare del
riarmo, tagliando mezzo miliardo a università e ricerca. Un riarmo ordinatoci, che sia chiaro,
dalla NATO, infatti tutte le armi che compriamo restano sotto il controllo della NATO. Così facendo, si scarica il conto del riarmo sulle spalle degli studenti facendo aumentare le tasse
universitarie e rendendo l’istruzione ancora più classista solo per agevolare l’economia del
riarmo.”
Un riarmo imposto alla Svizzera da fuori, a partire dalla provenienza degli armamenti acquistati, tutti rigorosamente di produzione NATO e dunque pesantemente vincolati all’infrastruttura militare del patto atlantico.
“Noi diciamo no.” continua Camozzi “La scuola non è una caserma e gli studenti non sono carne da cannone. Sosteniamo l’iniziativa sulla neutralità perché è l’unica arma che abbiamo per impedire che l’istruzione venga arruolata, per impedire che la nostra gioventù venga sacrificata al fronte. Non un euro, non un franco, non un’ora di lezione alla guerra!”

Non è (solo) un’iniziativa di destra!
Benché i contrari cerchino di scoraggiare il voto favorevole etichettando l’iniziativa come di “estrema destra”, la piazza di sabato 5 settembre a Berna ha dimostrato il contrario. Alla manifestazione infatti hanno aderito, oltre al Partito Comunista e al SISA, anche il Partito del Lavoro, l’Associazione Svizzera-Cuba, il Fronte Unito “No UE – No NATO” e altre organizzazioni di sinistra, unite per chiedere a gran voce più neutralità e meno NATO.
Del resto, non c’è slogan più di sinistra che “Sì alla pace, No alla guerra!”. Per la Svizzera, la neutralità è l’unica garante della prima e l’unico scudo contro la seconda.
