In occasione della 24ª Riunione Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, svoltasi all’Avana, (Cuba) il 7 e 8 agosto scorsi, il Partito Comunista dell’Australia (CPA), il Partito Comunista Britannico (CPB) e il Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA) hanno tenuto il loro secondo incontro trilaterale, che ha permesso ai tre partiti di ribadire il loro impegno per la pace ma soprattutto di fare il punto sulla campagna contro AUKUS, il controverso accordo militare sottoscritto da Australia, Regno Unito e Stati Uniti, che prevede tra l’altro la dotazione all’Australia di sottomarini a propulsione nucleare e di sistemi d’arma avanzati, destinati a essere impiegati nel quadro della strategia militare occidentale nell’Asia-Pacifico.
La collaborazione tra le tre organizzazioni comuniste era iniziata anni fa, poco dopo l’annuncio dell’accordo. In quell’occasione si era impostata una strategia di intervento dei militanti comunisti all’interno dei rispettivi movimenti per la pace, contro le armi atomiche e contro la guerra per orientarli prioritariamente nel lavoro di denuncia contro AUKUS, considerato un grave passo verso una nuova escalation militare e nucleare nella regione. Vinnie Molina, presidente del Partito Comunista dell’Australia spiega infatti che: “Dal 2021, i nostri partiti hanno svolto un ruolo di primo piano nelle campagne di sensibilizzazione su questa pericolosa escalation nucleare e si sono battuti contro i finanziamenti pubblici destinati ad alimentare l’insaziabile fame dell’industria delle armi e dei guerrafondai imperialisti”. Dall’Avana arriva ora la conferma che i tre partiti lavoreranno per sviluppare una campagna ancor più coordinata sui tre continenti per chiederne direttamente l’abolizione.
Contro la militarizzazione dell’Asia-Pacifico
Alex Gordon, segretario generale dei comunisti britannici, nega il carattere difensivo di questo accordo, al contrario ha dichiarato giustamente che “l’AUKUS è un patto militare offensivo guidato dagli Stati Uniti. Il suo scopo è proteggere le ambizioni imperialiste di Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia nella regione Asia-Pacifico. L’AUKUS non serve gli interessi dei popoli delle nostre nazioni, bensì quelli del capitalismo monopolistico all’interno dei paesi alleati, sempre più orientato alla massimizzazione dei profitti attraverso il complesso militare-industriale”. Per il CPA, il CPB e il CPUSA, insomma l’AUKUS, lungi dall’estere uno strumento di difesa, è uno strumento della strategia militare guidata dagli Stati Uniti per controllare l’Asia-Pacifico e provocare di fatto la Cina socialista. Si tratta quindi non solo di un’espressione delle ambizioni geopolitiche di Washington, Londra e Canberra ma come un meccanismo destinato a rafforzare gli interessi del complesso militare-industriale. L’aumento delle spese in armamenti, in una sorta di “keynesismo militare”, la folle corsa al riarmo imposta dalla NATO ai suoi vassalli rende il mondo più insicuro: le armi infatti, se si producono in massa, prima o poi si usano e la crisi del capitalismo atlantico di fatto gli impone di scatenare un conflitto per poter sopravvivere rallentando il suo inevitabile declino di fronte alle economie emergenti dell’Eurasia, Cina e Russia in primis. In questa prospettiva, i tre partiti collegano esplicitamente la lotta contro AUKUS alla più ampia battaglia contro l’imperialismo e per un diverso modello di sviluppo.
Lo spauracchio cinese usato per prepararsi alla guerra
La strategia degli Stati Uniti consiste innanzitutto nell’esagerare il livello dell’attuale riarmo cinese; nell’accerchiare la Cina attraverso l’acquisizione di basi militari nella regione Asia-Pacifico; nello stabilire alleanze anti-cinesi; e nel dispiegare sistemi missilistici vicino alla Cina. In tutta questa strategia “l’Australia sta fornendo assistenza con la fornitura di uranio”, ha ammesso il CPA in una sua nota. Le aziende statunitensi del settore degli armamenti stanno agevolando l’espansione militare dell’India, in particolare nello sviluppo spaziale, attraverso una strategia aggressiva nei mercati dell’Asia meridionale, al fine di compensare la riduzione dei contratti con il Pentagono. La strategia per il mantenimento della leadership globale degli Stati Uniti include inoltre un’attenzione particolare all’Iran, chiaramente tesa a prevenire che Teheran possa compromettere il controllo neocoloniale dell’Occidente sul Medio Oriente e sul suo petrolio, così essenziale per le sue economie e le sue forze armate. “L’espansione militare cinese è in realtà limitata rispetto a quella statunitense. I servizi segreti australiani hanno affermato che l’attuale, seppur limitato, rafforzamento militare cinese non rappresenta una minaccia per l’Australia, bensì una risposta alla massiccia espansione militare statunitense nella regione Asia-Pacifico” chiosano i comunisti australiani, la cui posizione sull’AUKUS è coerente con la rivendicazione di una politica estera indipendente, emancipandosi dalla posizione costosa e pericolosa di Stato vassallo degli Stati Uniti.

Riarmo significa tagliare nella sanità, nell’educazione e nella socialità
Oltre alla questione bellica, al centro dell’analisi dei tre partiti comunisti vi è anche la dimensione economica dell’accordo: gli enormi investimenti destinati all’industria militare vengono presentati come una risposta alla stagnazione delle economie capitalistiche occidentali, sostenendo tuttavia che le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate verso settori capaci di migliorare concretamente le condizioni di vita della popolazione. Particolarmente significativo è il caso dell’Australia, dove la spesa prevista per AUKUS potrebbe raggiungere fino ai 368 miliardi di dollari entro il 2055. Secondo i tre partiti, risorse di questa portata potrebbero invece trasformare profondamente il sistema sanitario, l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo, le infrastrutture e più in generale i servizi pubblici, creando un numero molto maggiore di posti di lavoro qualificati e sindacalmente tutelati.
No alla leva militare obbligatoria
Il CPA, il CPB e il CPUSA accanto alla richiesta di abolizione di AUKUS sosterranno l’appello per un fine settimana globale di mobilitazione contro il militarismo e la coscrizione obbligatoria, previsto per il 21 e 22 novembre 2026. Seguendo l’esempio del Partito Comunista della Svizzera che per primo teorizzò oltre un decennio fa che la leva obbligatoria non aveva più alcun ruolo di democratizzazione delle forze armate nei paesi a capitalismo avanzato, ora che il ripristino del servizio militare obbligatorio sta diventando una realtà in molti paesi ecco che il Movimento Comunista Internazionale inizia a comprendere l’importanza di lavorare fra i giovani per impedire che siano arruolati al servizio dell’imperialismo e della NATO.

