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Liceali francesi in lotta intonando la Marsigliese: “soldi alla scuola, non alla guerra”

Lo scorso 29 settembre i sindacati dei servizi pubblici erano scesi in piazza in Francia per rivendicare l’indicizzazione dei salari al costo della vita e migliori condizioni di lavoro. Nonostante riscontri importanti nelle varie città (70’000 persone a Parigi, 30’000 persone a Marsiglia, 11’000 a Tolosa, 10’000 a Lille e a Bordeaux, 8’000 a Lione, ecc.) e un’astensione dal lavoro di quasi il 40% dei docenti delle scuole secondarie, le direzioni sindacali non hanno inizialmente posto ultimatum al governo e non hanno nemmeno indetto altri momenti di lotta, suscitando così le critiche del Polo di Rinascita Comunista in Francia (PRCF) i cui militanti d’avanguardia nei sindacati aderivano invece alla linea politica «oggi in piazza, domani in sciopero a oltranza».Accanto ai funzionari comunali, al personale ospedaliero, ai vigili del fuoco, agli educatori, ecc. l’immensa rabbia popolare ha travolto però non solo il governo, ma persino gli stessi vertici sindacali più moderati e si è riversata nelle strade coinvolgendo ora pure gli studenti. Parallelamente ai lavoratori, infatti, la gioventù ha aperto un secondo fronte: l’Union syndicale lycéenne (il corrispettivo francese del nostro SISA) rivendica al momento ben 400 licei bloccati.

Centinaia di 15enni feriti dalle cariche dei poliziotti

È insomma un movimento di una forza che, senza retorica, può essere definito storico quello della gioventù che sta infiammando la Francia in questi giorni. Centinaia di migliaia di liceali e studenti delle scuole superiori sono in piazza, scuotendo il regime europeista di Emmanuel Macron appoggiato per l’occasione anche dai nazionalisti del Rassemblement National e dei sindacati reazionari dei poliziotti che coprono le violenze dei loro colleghi inviati a reprimere i ragazzi. Sono infatti circa 2’000 gli arresti: una retata enorme contro dei minorenni. Centinaia di ragazzini neanche 15enni feriti, alcuni dei quali in condizioni molto gravi, vittime della furia di agenti di polizia trasformati in picchiatori: un liceale ha perso persino un occhio!

Il rischio di strangolare una ragazza da parte di un poliziotto è fonte di polemica in Francia

E poiché la repressione tuttavia non basta, dal momento che gli studenti portano all’attenzione dell’opinione pubblica l’insieme dei problemi del sistema formativo francese (edifici fatiscenti, mancanza di insegnanti, nessuno sbocco per i tirocini, precariato lavorativo, elevata selezione sociale che limita il diritto allo studio, ecc.) ecco che il Ministro dell’Istruzione arriva a chiudere manu militari intere scuole. E il suo collega del Ministero dell’Interno, con una circolare, arriva a intimare di proseguire la repressione con «il consueto discernimento». Vale a dire picchiare senza pietà, con manganelli, gas lacrimogeni, arresti arbitrari, come avvenuto in passato contro i Gilet Gialli.

E tutto questo solo perché dei ragazzi protestano per il fatto che mentre i soldi mancano per la loro istruzione e le loro scuole, i miliardi vengono spesi per la corsa al riarmo per sostenere il regime ucraino che in qualsiasi momento può portarci verso una guerra mondiale. Come non comprendere quindi gli studenti che gridano, inascoltati dall’Eliseo: «Scusateci se siamo preoccupati per il nostro futuro!»?

Professori, pompieri e deputati si schierano contro la Polizia

Ma gli adolescenti vengono ora protetti dai loro professori, soprattutto i docenti più giovani esasperati da condizioni di lavoro sempre più precarie, solidarizzano coi loro allievi e fungono da “scudi umani” per impedire alla polizia di caricare i cortei e i presidi. In aiuto ai docenti sono arrivati anche sindaci e deputati, soprattutto quelli del partito della sinistra patriottica La France Insoumise e del Parti Communiste Français. E in alcune città persino i pompieri si sono scontrati con la Gendarmeria solidarizzando coi giovani.

Nel frattempo i sindacati dei docenti già mobilitati, come CGT, SUD e FSU, stanno ora convincendo anche le organizzazioni sindacali più moderate, come CFDT, FO e UNSA, a indiare lo sciopero nazionale della categoria per il prossimo 6 ottobre. In particolare la Confederazione Generale del Lavoro (CGT) – al cui interno agiscono varie correnti di ispirazione marxista legate alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM) – ha riunito d’urgenza il proprio Consiglio Nazionale che ha approvato una risoluzione perentoria di “sostegno agli studenti delle scuole superiori”. La CGT prosegue denunciando “la repressione poliziesca organizzata dal governo e utilizzata per intimidire i giovani che guidano questo movimento” e ricorda anche che gli istituti scolastici devono rimanere luoghi sicuri per consentire ai ragazzi di riunirsi e non devono essere penetrati dalle forze dell’ordine per motivi politici: “Sono i nostri studenti, i nostri figli, che la polizia sta reprimendo!” si conclude l’appello sindacale, con l’invito a “tutto il personale a scioperare per sostenere le rivendicazioni dei giovani mobilitati, proteggerli e stare al loro fianco”.

Sui cartelli si legge: “L’école, pas la guerre!”

A Marsiglia i media di regime, subito ripresi dalle solerti agenzie stampa europee e svizzere, hanno persino fatto circolare vere e proprie fakenews: un preside sarebbe stato cosparso di benzina dai liceali dell’Istituto Victor Hugo. “È completamente falso!” – ci assicurano studenti e professori attivi nel Polo di Rinascita Comunista in Francia (PRCF), i quali ci raccontano un’altra storia: “gli studenti riuniti davanti all’università Saint-Charles sono stati brutalmente caricati e sottoposti ai gas lacrimogeni da un’intera compagnia di agenti antisommossa pesantemente armati. Per seminare il disordine, le autorità hanno chiuso per tutta la giornata la stazione Saint-Charles, provocando un caos enorme. Ben più grave di qualche pezzo di carta bruciato nei cassonetti”.

Fra le rivendicazioni dei ragazzi, oltre all’assunzione di insegnanti per evitare di perdere lezioni o di rinunciare a corsi come oggi capita nella scuola pubblica francese, vi è anche la questione dell’edilizia scolastica: senza condizioni materiali e logistiche adeguate, l’insegnamento non può infatti svolgersi in condizioni dignitose. Nelle scuole della République di Macron l’acqua non è sempre potabile, alcune sedi sono infestate dai topi e altre vengono allagate appena piove, le temperature sono invivibili (40° in estate, 5° in inverno), le mense scolastiche nel frattempo hanno diminuito le razioni e aumentato i prezzi. Una situazione vergognosa per un paese europeo che sperpera nel contempo miliardi in armi e sostiene un regime di estrema destra come quello ucraino. Un’altra rivendicazione dei giovani riguarda l’iniquo sistema di Parcoursup, collegato alla riforma dell’esame di maturità. I giovani vogliono lo stesso accesso all’istruzione universitaria per tutti, con un unico titolo che dia accesso agli studi universitari: la maturità unica. Le nuove direttive europee, vorrebbero invece sostituire il diploma di maturità a favore di una valutazione continua basata sulle competenze trasversali. 

Gli studenti rivendicano un loro patriottismo rivoluzionario

A Tourcoing i liceali si sono mobilitati numerosi e pacificamente: con la bandiera tricolore in mano e cartelli preparati con cura, si sono radunati all’ingresso della loro scuola per manifestare la loro rabbia, la loro forza numerica e comunicare le loro rivendicazioni: quelle di giovani cittadini il cui futuro dovrebbe essere la priorità della nazione, che invece preferisce prepararli alla guerra e al servizio militare che il presidente Macron (che ovviamente dal canto suo ha evitato la leva) vorrebbe ripristinare.

Segno di riconoscimento degli studenti arrabbiati è il canto dell’inno nazionale, la Marsigliese, davanti ai propri istituti dove non mancano le bandiere francesi, dimostrano così il loro attaccamento alla Repubblica, una e indivisibile, e ai suoi principi rivoluzionari di liberté, égalité, e fraternité.

Fraternità nella mobilitazione, unitaria, solidale e plurale; libertà di espressione e di manifestare; ma soprattutto uguaglianza e cioè giustizia sociale: sono questi i messaggi di fondo di questo movimento che partito dai licei sta ora minacciando di ampliarsi a molti altri settori di una società profondamente in crisi dopo tutti questi anni del regime macroniano.