Il 12 settembre a Giubiasco si è svolta una conferenza internazionale in difesa della neutralità, evento più unico che raro alle latitudini ticinesi. Accanto ai comunisti svizzeri, organizzatori dell’evento, sono intervenuti Tiina Sandberg, presidente del Partito Comunista di Finlandia, e Fionn Wallace, vicesegretario del dipartimento internazionale del Partito Comunista d’Irlanda, mentre in collegamento da remoto hanno preso parola i rappresentanti del Partito Comunista Tedesco, del Partito Comunista (Danimarca) e del Partito Comunista d’Austria (sezione di Stiria): tutti uniti per affermare la difesa della neutralità, ovunque essa sia minacciata dal militarismo atlantista e dall’espansionismo europeista.

“Più collaborazione tra comunisti contro NATO e UE!”
A nome del Dipartimento Esteri del Partito Comunista ha aperto la conferenza il compagno Samuel Iembo, ringraziando gli ospiti presenti e collegati online. Iembo ha enfatizzato la necessità di coordinarsi, come comunisti, a livello europeo rispetto alle priorità attuali: contrastare l’UE e la NATO. La conferenza sulla neutralità è stata presentata come una prima iniziativa, a cui seguiranno altre, con l’obiettivo di favorire lo scambio di esperienze e informazioni fra comunisti nell’attuale fase storica, che necessita di nuovi approcci e di una maggiore capacità propositiva.
Iembo ha quindi tracciato una breve cronistoria dell’avvicinamento della Svizzera all’UE e alla NATO, partendo dagli anni ’90, quando la popolazione rifiutò l’adesione allo Spazio economico europeo. Illustrando come il Consiglio federale, il Parlamento e l’esercito abbiano progressivamente adottato misure volte a integrare maggiormente la Confederazione con l’UE e la NATO senza passare dal voto popolare, Iembo ha così sottolineato la necessità di difendere la neutralità e di sostenere quelle iniziative che promuovono il non allineamento e frenano queste derive deleterie.

Quale neutralità senza l’ONU?
Fionn Wallace, per il Dipartimento Internazionale del Partito Comunista d’Irlanda, ha illustrato le attuali sfide che si trova ad affrontare il fronte pacifista in patria. Wallace ha raccontato al pubblico gli accadimenti degli ultimi anni, in cui la guerra in Ucraina è diventata pretesto per spingere, da parte del governo, un avvicinamento dell’Irlanda alla NATO, inviso alla popolazione, ma forzato con ostinazione dal governo attraverso menzogne, psicosi bellica e qualsiasi altro mezzo di manipolazione dell’opinione pubblica.
Wallace si è inoltre soffermato sul ruolo delle Nazioni Unite nella salvaguardia del diritto internazionale e dello status dei paesi neutrali. I detrattori della neutralità, in Irlanda come in Svizzera, puntano spesso il dito sul Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sostenendo che un paese, anche se neutrale, non può farsi dettare la politica estera da un organo internazionale in mano a cinque potenze nemiche che lo rendono, a loro dire, bloccato e inconcludente.
Citando a supporto degli esempi concreti, Wallace ha dimostrato come il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sia un organo tutt’altro che bloccato e che i casi in cui il veto di uno dei membri abbia ad esempio impedito delle missioni di peacekeeping sono così rari da potersi ritenere trascurabili. Quella di un Consiglio di Sicurezza perennemente bloccato e incapace di decidere alcunché a causa del veto incrociato dei membri permanenti è quindi soltanto una favola che funge da alibi a coloro che intendono scavalcare le Nazioni Unite per condurre una politica imperialista fatta a suon di sanzioni illegittime e missioni militari non concordate con la comunità internazionale.
“Benvenuti nella NATO!”
Mentre Svizzera e Irlanda ancora combattono per difendere la propria neutralità, c’è chi l’ha già persa e ne sta pagando le conseguenze. Lo racconta Tiina Sandberg, presidente del Partito Comunista di Finlandia, illustrando il rapidissimo processo che ha portato il suo paese, neutrale sin dal secondo dopoguerra, direttamente nelle grinfie dell’alleanza militare più guerrafondaia al mondo. Appena un anno: tanto è bastato al governo finlandese, dallo scoppio della guerra in Ucraina, per svendere la propria neutralità agli interessi atlantisti, scavalcando la consultazione popolare via referendum e bruciando le tappe di ammissione per non dare il tempo alla società civile di reagire a questa folle caduta.
Ora la Finlandia si scontra con tutte le problematiche di cui già da tempo soffrono gli altri Stati membri della NATO. Le spese militari sono aumentate vertiginosamente, anche a causa delle pressioni statunitensi per l’acquisto di costosissimo materiale bellico di produzione americana: primi tra tutti, sessantaquattro F-35 per la cifra di 10 miliardi di euro.
Il quadro descritto da Tiina Sandberg è davvero grave, ma forse il dato più drammatico per i destini della Finlandia è la scellerata decisione del governo, entrata in vigore il 1 luglio 2026, di abolire il divieto di importazione e possesso di testate nucleari, cosa che apre le porte nel prossimo futuro a uno stanziamento di bombe atomiche NATO sul territorio nazionale. Territorio che, evidentemente, diventerà potenziale bersaglio per una rappresaglia di forza uguale e contraria…

Uscire dalle nicchie
Le conclusioni sono spettate a Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista (Svizzera) e granconsigliere. Il deputato comunista ha sottolineato che “l’imperialismo pretende oggi che la Svizzera si schieri nella guerra che la NATO ha deciso di iniziare contro le nazioni emergenti: non viene più tollerata una politica di non allineamento!” Da qui la critica al resto della sinistra (giudicata “babbea”), accusata di leggere i problemi “come se fossimo nel 20° secolo: mentre oggi è la borghesia, che fino a ieri difendeva la neutralità come elemento ideologico fondante dello Stato e del suo potere di classe, che sta facendo di tutto per superarla”. Ay ha quindi invitato i comunisti a uscire dalle nicchie: “dobbiamo approfittare del sentimento popolare di attaccamento alla neutralità e dargli un sbocco nuovo orientato alla pace, alla distensione, alla cooperazione fra i popoli e anche contro il militarismo”.
Ay ha evidenziato come i CEO delle grandi banche svizzere e persino la FINMA, l’autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari, hanno invitato a votare contro la neutralità perché temono che, altrimenti, non potremo più ubbidire alle leggi extra-territoriali imposte dagli Stati Uniti. A tal proposito Massimiliano Ay afferma: “capite che è proprio per questo che i comunisti devono votare Sì? Votando Sì alla neutralità oggi andiamo contro al diktat dell’imperialismo, ma creiamo un cortocircuito a destra perché facciamo emergere come non si possa essere patrioti e nel contempo essere succubi del capitale finanziario”.
