Dal 2025 in Burkina Faso il 1° aprile è diventato il giorno delle celebrazioni per la Rivoluzione Progressista Popolare, proclamato con particolare entusiasmo dal capitano Ibrahim Traoré. Di fatto è la nuova festa nazionale del Burkina Faso, capace di riconoscersi intorno ai valori della sovranità nazionale, della produzione agro-alimentare locale secondo gli insegnamenti di Thomas Sankara e della lotta contro l’imperialismo. Obiettivi perseguiti attraverso la partecipazione civica e le riforme strutturali, un impegno patriottico, volto all’unità della cittadinanza, alla costruzione della giustizia sociale, all’ampliamento dei diritti – a partire da casa, istruzione, salute, lavoro, tutela degli anziani – nonché alla promozione di una dichiarata resistenza contro ogni ingerenza esterna.
Quattro anni dalla rivoluzione burkinabé
Il 27 marzo 2026 i settanta membri dell’Assemblea Legislativa Popolare hanno approvato una “Carta Rivoluzionaria” proposta a nome del governo dal primo ministro Jean Emmanuel Ouédraogo, questa sostituisce la “Carta Transitoria” del 2022. Il ministro della Giustizia Edasso Rodrígue Bayala ha riassunto in un’intervista al quotidiano burkinabè “Sidwaya” il senso della nuova legge fondamentale: “La Carta tiene conto degli sviluppi istituzionali e giuridici che il nostro Paese ha attraversato con lo scioglimento dei partiti politici e la creazione di nuove regioni. Affronta una serie di questioni, come la lotta contro l’imperialismo e il neocolonialismo”.
Il 1° aprile 2026 i festeggiamenti hanno così assunto, anche in ragione dell’approvazione della “Carta Rivoluzionaria”, un carattere profondamente propositivo e pieno di speranza rivolta al futuro. È stato lanciato il “Manifesto della Rivoluzione”, volto a intensificare la disciplina e il patriottismo. L’Unità Popolare tra governo, cittadini, lavoratori e giovani generazioni trova nei valori della solidarietà e del patriottismo i riferimenti di un cammino unitario.
Il capitano Ibrahim Traoré ha esortato con vigore il popolo del Burkina Faso a diventare “sentinella” della difesa della patria e a trasformare l’economia per raggiungere l’autosufficienza, come già richiesto da Sankara.
La formula del successo economico di Traoré
Il Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione guarda dunque anche oltre i confini della propria nazione, verso cui in ogni caso riserva le maggiori energie, ma si erge come esempio per il conseguimento e la difesa della sovranità nazionale, diventando un modello per costruire una coalizione panafricana volta a combattere ogni forma di neocolonialismo occidentale e imperialismo di matrice atlantista. In questo cammino i burkinabè vivono con enorme gioia la profonda amicizia con i russi e i cinesi e con fierezza la collaborazione con i governi di Mosca e Pechino, in un comune cammino di riscatto del Sud Globale e nella paritaria costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare orientato alla pace e alla cooperazione tra le nazioni e i popoli, emancipato da ogni vile e protervo atteggiamento egemonico.
Le politiche realizzate in questi mesi dal Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione includono la nazionalizzazione di svariati settori, programmi di assistenza sociale a tutti i livelli e per tutti i gruppi sociali – giovani, anziani, donne –, la fine di ogni profitto privato a scapito del generale interesse collettivo e una strenua lotta alle forme di liberismo che hanno arricchito pochi e impoverito la popolazione.
La nazionalizzazione delle miniere ha aumentato nel solo 2025 le risorse finanziarie interne di un quarto; la produzione di oro è salita a 94 tonnellate, generando circa un miliardo e duecento milioni di euro di entrate. L’economia è cresciuta nel 2025 del 6,5%, il tutto azzerando l’inflazione, con largo beneficio e soddisfazione della popolazione, lieta soprattutto per il blocco totale del prezzo dei generi alimentari.
Tutti i membri del governo, a partire dallo stesso Ibrahim Traoré, hanno dimezzato i loro emolumenti, con la pubblica evidenza che i fondi risparmiati sono stati reinvestiti nell’industria conserviera e di trasformazione dei prodotti agricoli, a partire dal pomodoro, così come nell’estensione dei terreni agricoli, anche riprendendo il progetto sankariano di contrasto alla desertificazione attraverso la piantumazione di alberi da frutto.
“Il Burkina Faso si costruisce”
Le opere edilizie stanno assorbendo una crescente manodopera locale, visti i molti progetti di lavori pubblici volti all’edificazione di nuove abitazioni e alla costruzione di una poderosa rete infrastrutturale, dalle strade urbane e regionali alle reti elettriche, il tutto coordinato dall’Agenzia Faso Mêbo, ovvero “il Burkina Faso si costruisce”, la quale coordina anche la riqualificazione urbana, preoccupandosi anche dell’abbellimento delle grandi città attraverso la creazione di spazi verdi e l’ammodernamento dei sistemi delle acque reflue.
Sempre più costruttiva anche l’interconnessione con i vicini e ugualmente rivoluzionari governi del Mali e del Niger: l’Alleanza degli Stati del Sahel che unisce le tre nazioni è sempre più non solo un patto di difesa collettiva, contro eventuali aggressioni esterne e contro il pericolo interno del terrorismo jihadista fomentato dall’Occidente Collettivo, ma anche un comune progetto di sviluppo economico.
Buon vicinato
In Burkina Faso agiscono inoltre i Comitati di Monitoraggio e Sviluppo, pensati per la partecipazione democratica delle comunità locali e la loro mobilitazione rispetto al conseguimento degli obiettivi rivoluzionari, sociali, politici ed economici.
Peraltro l’Alleanza degli Stati del Sahel ha istituito tre gruppi giovanili unitari sovranazionali: la Federazione degli Studenti, il Coordinamento dei Comunicatori Studenteschi e il Coordinamento di Monitoraggio degli Studenti e delle Scuole, con l’obiettivo di coinvolgere le giovani e i giovani nella formazione di un’autentica coscienza rivoluzionaria.
Larghissima la partecipazione delle nuove generazioni nel progetto web “Burkina en marche”, capace di coniugare il dispiegamento di moltissime informazioni sui risultati ottenuti con la raccolta delle richieste per i passi futuri da compiere al fine del miglioramento delle condizioni di vita attraverso le successive tappe della Rivoluzione Progressista Popolare.
Primo piano quinquennale!
Le celebrazioni sono state anche l’occasione per lanciare il primo piano quinquennale di ben sessantaquattro miliardi di dollari chiamato “RELANCE 2026-2030”, finanziato per due terzi dai ricavi generati dalle imprese statali nazionalizzate e attraverso programmi di partecipazione azionaria dei cittadini.
Il piano quinquennale è stato presentato dal ministro dell’Economia e delle Finanze Aboubakar Nacanabo. Ispirato a nazioni odierne di orientamento socialista come Cina, Laos e Vietnam, è il primo del genere in Africa e, in generale, tra i più considerevoli e avveniristici progetti di crescita economica per la regione sub-sahariana.
I suoi principali pilastri consistono nel ridurre la popolazione afflitta dalla povertà, una tremenda eredità del neocolonialismo, dal 42% al 35%, nell’aumentare l’aspettativa di vita da 61 a 68 anni e nel quintuplicare la capacità produttiva energetica, passando da 685 MW a oltre 2.500 MW, facendo forte affidamento sulle tecnologie fotovoltaiche cinesi, che si stanno dispiegando proprio in questo inizio 2026 a Cuba. Il piano mira inoltre a ripristinare la sovranità sull’intero territorio nazionale, ovvero a investire nell’esercito per conseguire lo stroncamento definitivo dei gruppi terroristici.
Una rivoluzione nel solco di Sankara
Con il “Manifesto della Rivoluzione” il capo di Stato del Burkina Faso Ibrahim Traoré ha presentato i tre punti principali per essere un buon rivoluzionario, ritenendo necessario dapprima: “amare la propria patria e i popoli che lottano per la pace e la giustizia”. Aggiungendo che: “Per amare la propria patria, però, bisogna amare tutti coloro che vivono con noi. E soprattutto, bisogna amare tutti i popoli del mondo che lottano per la pace e la giustizia. E chiunque parli d’amore nel proprio ambiente coltiva inevitabilmente la solidarietà, il mutuo aiuto e la pace”. Proseguendo, il resoconto del quotidiano burkinabè “Sidwaya” informa che il capitano secondariamente ha sottolineato la fondamentale importanza della consapevolezza politica. Traoré ha affermato: “Il rivoluzionario si sforza di conoscere, perché è attraverso la conoscenza che rivoluzioniamo le nostre vite. Il rivoluzionario deve sforzarsi di conoscere la storia, le sue radici, i suoi antenati, i suoi predecessori, di sapere da dove venivano, com’era l’interazione tra i suoi antenati e il resto del mondo. Il rivoluzionario deve analizzare con lucidità il presente, le azioni e i comportamenti di tutti i popoli del mondo, così come degli attori politici globali, comprendere a fondo il presente e comprendere come dovrà comportarsi in futuro. Per questo dico spesso che il rivoluzionario è colui che si sforza di conoscere la storia, che collega i dati storici al presente, per potersi proiettare nel futuro. Un rivoluzionario deve sforzarsi di conoscere e di studiare, per avere una buona formazione ideologica, politica, filosofica e scientifica”.
Quindi il capitano ha insistito sulla dimensione della partecipazione e del sacrificio, come terzo fondamentale pilastro di una vita rivoluzionaria: “Una delle qualità di un rivoluzionario è che egli, al di là dell’amore che deve avere intorno a sé, al di là della conoscenza che deve ricercare studiando, deve rimanere saldo con il popolo opponendosi risolutamente a qualsiasi forma di oppressione, a partire dall’imperialismo. Il rivoluzionario si oppone a chi non ama la sua patria. Il rivoluzionario non può amare un traditore. Questo è un dato di fatto. Il rivoluzionario combatte gli imperialisti e i traditori principalmente attraverso il potere delle idee, attraverso il potere degli argomenti. E come si acquisisce il potere delle idee e degli argomenti? Attraverso la conoscenza che si ricerca e si acquisisce studiando, prima di ricorrere a qualsiasi altra forma di lotta”.
Dunque patriottismo, consapevolezza politica e disponibilità al sacrificio, come percorso per chiudere la stagione delle divisioni interne fomentate dal pluripartitismo, ora fortunatamente abolito, e degli interessi esterni volti alla depredazione delle ricchezze nazionali.
Un esercito popolare per la liberazione nazionale
Il capitano Ibrahim Traoré ha ribadito l’assoluta indipendenza dell’esercito nazionale, ormai liberatosi da qualunque vincolo esterno. Ha inoltre annunciato i poderosi successi militari conseguiti dai “Volontaires pour la Défense de la Patrie” nella liberazione di svariati villaggi che, per anni, erano finiti tragicamente sotto il controllo dei terroristi jihadisti. La popolazione peraltro è attivamente coinvolta nella difesa dei propri villaggi; tutto ciò è stato realizzato grazie anche ai trecentocinquanta milioni di euro donati dai cittadini al “Fondo di Sostegno Patriottico” per la guerra contro i jihadisti, il doppio nel 2025 rispetto al 2024. Sul tema è intervenuto anche il tenente colonnello Pélagie Kaboré, ministro della Famiglia e della Solidarietà, il quale ha informato che non solo uno dei due milioni di donne e uomini, su ventiquattro milioni totali di cittadini, sfollati interni per colpa del terrorismo sono potuti rientrare nelle loro abitazioni e nei loro villaggi, ma che queste persone hanno contribuito all’edificazione di scuole e centri medici e ospedalieri nei loro territori. Il ministro Kaboré ha anche confermato come, essendo prevista entro la fine del 2026 la totale liberazione del Burkina Faso dal terrorismo, sia prevedibile che anche il restante milione di sfollati possa fare ritorno entro fine anno alle proprie case.
Nella capitale poi opera, con piena soddisfazione di Traoré, la “Brigade Laabal”, ovvero “Brigata Rettitudine”, un’unità civico-militare sul modello dei Comitati di Difesa della Rivoluzione istituiti alla metà degli anni ‘80 del secolo scorso da Sankara ispirandosi a quelli cubani, volta a rafforzare l’ordine pubblico, la disciplina quotidiana e il civismo, contribuendo fondamentalmente – secondo il capitano – al mantenimento dell’igiene e dell’ordine negli spazi pubblici.
Nel solco rivoluzionario di Thomas Sankara, il presidente Ibrahim Traoré propone con slancio il Burkina Faso quale modello per tutta l’Africa; le giovani e i giovani del continente stanno rispondendo al suo appello con una rinnovata passione politica, la quale li porta a una inaspettata volontà di partecipazione e di protagonismo.
