Negli scorsi giorni hanno suscitato scalpore diverse dichiarazioni di Elon Musk sul futuro utopico che ci riserva l’intelligenza artificiale e la robotizzazione.
“Nel 2036 il denaro non avrà più importanza. A cosa serve il denaro? Serve ad acquistare beni e servizi. Se i robot e l’intelligenza artificiale forniranno più beni e servizi di quanti qualsiasi essere umano possa mai consumarne, a cosa servirà il denaro? Ci sarà un’incredibile abbondanza per tutti.”
Così ha profetizzato il primo trilionario della storia in un intervista alla direttrice del The Economist, Zanny Minton Beddoes.
In questo articolo cercheremo di capire cosa intende davvero Musk, aldilà delle frasi ad effetto, e quale aspetto può assumere il futuro che ha immaginato. E perché, in qualunque caso, le cose non andranno come dice lui.
La “visione di Elon”
Le profezie di Elon Musk sembrano uscite da un libro di fantascienza vintage. È un futuro in cui l’umanità intera può dedicarsi all’ozio, inteso nel significato latino di otium, ossia di passatempo attivo, libero dal lavoro ma dedicato allo sviluppo della persona. L’uomo non lavora più, perché qualsiasi cosa necessaria al suo sostentamento viene prodotta in quantità illimitate da robot e intelligenze artificiali. La povertà è sconfitta per sempre, siccome la scarsità delle risorse è ormai stata superata su scala globale: Musk la definisce una società di “post-scarsità” o “abbondanza sostenibile”. Siccome la produzione automatizzata di servizi e beni supera la capacità stessa dell’umanità di consumarli, il denaro perde qualsiasi valore, visto che non vi è alcuna ragione di acquistare qualcosa di cui esiste un’offerta illimitata. E insieme al denaro scompaiono le disuguaglianze sociali tra chi ne ha tanto e chi ne ha poco.
Con Grok di xAI e il robot umanoide Optimus di Tesla, entrambe compagnie di sua proprietà, Elon Musk è tra i leader mondiali nel campo dell’innovazione robotica e dell’IA generativa e forse già si immagina parte del pantheon di tecnoligarchi che fungeranno da divinità cosmogoniche per il mondo ideale che verrà.
Il comunismo automatizzato
Difficile non notare le somiglianze che questa visione condivide con il comunismo avanzato.
Una delle frasi più celebri di Marx è il famoso passaggio della Critica del programma di Gotha:
“In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e corporale; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo generale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti delle ricchezze sociali scorrono in tutta la loro pienezza, – solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: – Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!”
Dove con “primo bisogno della vita” Marx intende il lavoro innanzitutto come processo creativo in cui la persona si autorealizza e partecipa alla vita sociale, invece che come onere alienante e strettamente necessario alla sopravvivenza. “A ognuno secondo i suoi bisogni” implica invece una condizione di “post-scarsità” in cui le persone ricevono tutto ciò di cui hanno bisogno e la distribuzione dei beni non è limitata dalla legge della domanda e dell’offerta e le dinamiche monetarie che essa comporta.
Lo sviluppo delle forze produttive e l’automatizzazione sono dunque presupposti necessari verso la società comunista. Non a caso nella Patria della Rivoluzione, l’Unione Sovietica, già negli anni ’50 era iniziata la progettazione di una rete cibernetica nazionale che fosse in grado di sostenere la pianificazione dell’economia. Negli anni ’60 ciò diede vita al progetto OGAS (Obščegosudarstvennaja avtomatizirovannaja sistema učëta i obrabotki informacii, ossia “Sistema nazionale automatizzato di contabilità ed elaborazione delle informazioni”), guidato dall’autorevole informatico Viktor Glushkov. Gli Stati Uniti si resero presto conto del potenziale del progetto OGAS e lanciarono una subdola campagna diffamatoria contro Glushkov e la sua idea: nella stampa americana si affermava che Glushkov volesse sostituire la direzione politica del PCUS con degli algoritmi, mentre i canali radio che trasmettevano clandestinamente in territorio sovietico cercavano di intimidire la popolazione dipingendo l’OGAS come un sistema di controllo sociale in grado di spiare ogni singolo individuo. Parte dell’apparato del PCUS, già ostile al progetto per l’indebolimento della burocrazia che avrebbe comportato, si lasciò influenzare da tali illazioni e il progetto OGAS fu infine bocciato e privato dei fondi necessari alla sua realizzazione materiale. Fu così che l’URSS sprecò il notevole vantaggio che aveva sull’Occidente nel campo dei sistemi cibernetici.
Ogni esperienza di socialismo tuttavia non è mai completamente persa. Oggi nella Repubblica Popolare Cinese l’intelligenza artificiale viene integrata a sostegno della pianificazione dell’economia, come si può leggere nel Piano di sviluppo della nuova generazione di intelligenza artificiale approvato nel 2017 dal Consiglio di Stato della Repubblica Popolare.
In Occidente invece il concetto di comunismo automatizzato ha guadagnato nuova popolarità dopo la pubblicazione, nel 2019, del saggio di Aaron Bastani Fully Automated Luxury Communism: A Manifesto.
Il sogno di Musk non è comunismo
Può apparire scontato, ma va chiarito con fermezza: nonostante le somiglianze superficiali, la “visione di Elon” non è comunismo e proprio per questo nemmeno è realizzabile nella pratica.
Innanzitutto Musk e i suoi fratelli di classe della tecnoligarchia (Zuckerberg, Thiel, Altman, solo per fare alcuni nomi), dovrebbero rispondere a una domanda ben precisa: sono disposti a rinunciare alla proprietà dei mezzi di produzione, nel nostro caso intelligenze artificiali e robot, e ai profitti che ne derivano, per il bene dell’umanità? In che modo Musk intende raggiungere l’”abbondanza sostenibile”, se la ricchezza prodotta dalle nuove macchine andrà ad esclusivo beneficio dei pochi oligarchi che le possiedono, come peraltro succede adesso? Il primo trilionario della storia sarà forse disposto a collettivizzare Tesla e i suoi robot per farli lavorare per il bene collettivo?
La risposta è scontata, ma se servisse ne abbiamo pure un esempio esplicito. Dario Amodei, CEO di Anthropic, azienda sviluppatrice di Claude, ha denunciato l’influenza che la Cina sta esercitando sul mercato dell’IA. Il problema sta tutto nel fatto che i modelli cinesi, come DeepSeek e Qwen, sono modelli “open weight”, ossia liberamente scaricabili, installabili e modificabili dagli utenti e dalle aziende che ne hanno bisogno. Il “consumatore” di tali modelli ha di gran lunga maggior controllo sull’IA rispetto agli omologhi occidentali, come appunto Claude e ChatGPT, che sono invece modelli chiusi che rimangono sempre sui server dell’azienda proprietaria e vengono soltanto “streammati” sui dispositivi degli utenti al pari di un film di Netflix. Inoltre, per essere utilizzati al pieno delle proprie capacità richiedono sempre un’iscrizione a pagamento. Per Amodei gli “open weight” cinesi sono dannosi per il mercato, siccome altamente concorrenziali rispetto ai modelli chiusi delle BigTech occidentali, cosa che rende difficile il recupero degli investimenti. Inoltre la loro libera diffusione fornisce dei potenti strumenti di potere ai “governi autoritari” (leggasi ai governi non allineati ai diktat euroamericani e delle BigTech). La sua soluzione? Un’ennesima guerra commerciale con la Cina, limitando ad esempio l’esportazione di chip AI avanzati.
Questo caso dovrebbe chiarire tutti i dubbi su quanto le corporazioni BigTech occidentali siano disposte a cedere il controllo delle loro creazioni per il bene collettivo…
Conclusione
Ciò che separa chiaramente il comunismo dalle allucinazioni di un ricco narcisista come Musk, è che Marx aveva bene in chiaro che la società comunista della “post-scarsità”, o comunque la si voglia chiamare, si crea prima con il progresso sociale e poi con il progresso tecnologico: il rapporto gerarchico tra i due è fondamentale.
Nella “visione di Elon” invece il progresso sociale non è considerato affatto, mentre viene attribuito un potere magico-salvifico all’evoluzione tecnologica. In questo modo non otterremo però l’”abbondanza sostenibile”, ma soltanto una colossale crisi di sovrapproduzione.
Il progresso tecnologico, se scollegato dal progresso sociale, non porterà al comunismo automatizzato, ma alla distopia cyberpunk squisitamente capitalista, in cui sostanzialmente viviamo già adesso.
