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A proposito dello sgombero del Leoncavallo…

Dal profilo Facebook di Roberto Vallepiano: https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=739723488905745&id=100086043019737&rdid=fnDK9GFUeNyldjdB

Una delle prime grandi manifestazioni della mia vita fu quella contro lo sgombero del Leoncavallo nel 1994 e mi cambiò la vita.

Ero ancora minorenne, lessi sul Manifesto che avevano sgomberato il Centro Sociale e presi il treno per Milano, da solo.

All’epoca il Leoncavallo non era un Centro Sociale era IL Centro Sociale. Un simbolo di controcultura antagonista, di autorganizzazione popolare e di resistenza, che coltivava la memoria di Fausto e Iaio e dei movimenti. Un punto di riferimento rivoluzionario per tutti gli Autonomi e i Comunisti, i Punk e i Red Skin.

La manifestazione fu qualcosa di epico, la partecipazione popolare fu enorme, un corteo gigantesco, combattivo e militante. Per la prima volta in vita mia vidi i manifestanti caricare la polizia e non il contrario. La piazza emanava energia. Era tutto nuovo ed esaltante per me.

In quei giorni era in corso il Festival del Cinema di Venezia e il manifesto se ne uscì con una geniale prima pagina con la scritta I LEONKA D’ORO!

Negli anni successivi ci tornai diverse volte, in occasione di concerti e cortei studenteschi.

Nel 1998 Gad Lerner mi invitò a Pinocchio, la trasmissione che conduceva su RAI 1. Prima di recarmi negli studi cenai al Leoncavallo.

Il Leonka avrebbe continuato per tutti gli Anni Novanta a popolare l’immaginario delle lotte di un pezzo di generazione inquieto e ribelle e ad alimentare i peggiori incubi delle destre.

DI GIORNO BARCA A VELA, DI NOTTE AL LEONCAVALLO

A partire dagli anni 2000 avvenne la svolta moderata e l’entrismo nelle istituzioni. Alle antiche forme di lotte si privilegiò la non violenza, all’autorganizzazione l’adesione acritica al sistema di potere del Centrosinistra.

Non più centro di elaborazione politica ma divertimentificio. Non più Centro Sociale Occupato ma locale alternativo della sinistra radical chic meneghina.

Al capo del Leoncavallo, Daniele Farina, si spalancarono le porte del Parlamento dove farà due legislature. Gli altri capetti verranno sistemati in enti pubblici e sottocommissioni.

La mutazione genetica del Leoncavallo era ormai compiuta, si era trasformato in un’articolazione del PD e dei suoi cespugli.

Proprio tra le mura del Leonka si svolgeranno le Primarie del Centrosinistra che vedranno il trionfo di Beppe Sala, popolarissimo tra i Leoncavallini il SuperManager dell’Expo verrà ritratto da un anonimo writer con il basco, la stella rossa e in posa da Che Guevara.

Ormai ultramoderati e integrati i Leoncavallini erano sicuri di avere le spalle coperte, tanto da dichiarare pubblicamente: “Con il voto a Sala è come se il Partito democratico si assumesse insieme a noi la responsabilità dell’occupazione”.

Un Centro Sociale diventato l’anticamera e l’emblema del potere cittadino, celebrato da Vittorio Sgarbi come “la cappella Sistina della contemporaneità” e diventato talmente trasversale da ospitare con tutti gli onori l’ex missino Riccardo De Corato, immortalato in una stretta di mano con l’Onorevole Farina a suggellare la visita e un bizzarro compromesso storico tra ex autonomi ed ex fascisti in nome della compatibilità al sistema.

Quindi dispiace ma no! Il Leoncavallo non è stato sgomberato ieri. Il vero Leoncavallo è morto da almeno 25 anni.

Roberto Vallepiano

Agitatore culturale, viaggiatore, poeta e attivista politico, Roberto Vallepiano è da sempre attivo in campo culturale, politico e divulgativo con una particolare propensione per l’America Latina. Scrittore per diletto e per passione, collabora con Granma Internacional (organo del Partito Comunista Cubano).