Alexandra Karle, direttrice della sezione svizzera di Amnesty International, sta distorcendo i fatti e diffondendo disinformazione. Propone una narrazione falsa sull’Iniziativa sulla neutralità svizzera.
Noi, cittadini svizzeri che sosteniamo fermamente i diritti umani e il principio di responsabilità, siamo preoccupati che questo tipo di bassa strumentalizzazione politica, mascherata da difesa dei diritti umani, renda un cattivo servizio alla popolazione svizzera e danneggi la reputazione stessa di Amnesty International.
L’Iniziativa sulla neutralità viene sottoposta al voto perché il Consiglio federale ha progressivamente eroso la neutralità svizzera attraverso azioni di parte che non hanno nulla a che vedere con i diritti umani, ma che compromettono la possibilità per la Svizzera di agire quale mediatore imparziale.
Ogni ulteriore avvicinamento all’UE e alla NATO dovrebbe essere respinto, perché la Svizzera vuole rimanere neutrale e preservare la propria reputazione quale possibile mediatrice nei conflitti. L’adozione e l’attuazione da parte della Svizzera di misure coercitive unilaterali imposte dall’UE contro la Russia e contro cittadini europei, tra cui il colonnello svizzero Jacques Baud, la cittadina svizzera Nathalie Yamb e il giornalista tedesco Huseyin Dogru, sono incompatibili con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Esse violano inoltre il Patto internazionale sui diritti civili e politici, compresi il diritto all’informazione, il diritto alla libertà di opinione e di espressione e la libertà di movimento. Per questo motivo, il Geneva International Peace Research Institute ha inoltrato appelli sia al Consiglio federale svizzero sia al Consiglio dell’Unione europea a Bruxelles.
Nel corso di una manifestazione democratica tenutasi in Piazza federale il 29 agosto 2026, più di 1’000 persone — 2’000 secondo le stime degli organizzatori — hanno ascoltato diversi relatori chiedere un ritorno alla neutralità e criticare l’incapacità della Svizzera di opporsi all’UE e di ricorrere alla diplomazia e alla protezione diplomatica per chiedere la revoca delle «sanzioni» extragiudiziali contro due cittadini svizzeri.
I relatori hanno inoltre deplorato il fallimento diplomatico della falsa «conferenza di pace» tenutasi al Bürgenstock nel giugno 2024. Come è possibile che una cosiddetta conferenza di pace inviti una delle parti di un conflitto ma non l’altra? Le conseguenze diplomatiche di quel fallimento si fanno sentire ancora oggi.
Va ricordato che l’UE di Roma non è identica all’UE del Trattato di Lisbona. L’UE si è trasformata da istituzione pacifica a organizzazione bellicosa che rifiuta la diplomazia e la negoziazione e promuove la guerra perpetua in Europa. Allo stesso modo, la NATO si è trasformata da legittima alleanza difensiva a coalizione bellica, i cui obiettivi e attività sono contrari agli scopi e ai principi delle Nazioni Unite, in particolare agli articoli 1 e 2 della Carta. Né l’UE né la NATO possono essere considerate organizzazioni regionali legittime, poiché non soddisfano le condizioni enunciate nell’articolo 52 della Carta delle Nazioni Unite per operare in collaborazione con le Nazioni Unite e perseguire gli scopi e i principi delle Nazioni Unite.
Sia l’UE che la NATO sono diventate complici del genocidio di Gaza fornendo sostegno militare, politico, economico, diplomatico e propagandistico allo Stato genocida. Una Svizzera neutrale non può imporre le sanzioni dell’UE alla Russia rimanendo in silenzio di fronte alle violazioni degli articoli 5, 6, 7 e 8 dello Statuto di Roma da parte degli Stati Uniti e di Israele. I due pesi e due misure sono costati alla Svizzera gran parte della sua reputazione.
La neutralità non significa isolazionismo. Significa non schierarsi in alcun conflitto e offrire i propri buoni uffici per trovare soluzioni pacifiche.
