{"id":8993,"date":"2020-07-21T18:17:44","date_gmt":"2020-07-21T18:17:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8993"},"modified":"2020-08-18T18:14:54","modified_gmt":"2020-08-18T18:14:54","slug":"le-universita-alla-prova-del-coronavirus-il-caso-britannico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=8993","title":{"rendered":"Le universit\u00e0 alla prova del coronavirus: il caso britannico"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Come molti altri settori, anche l\u2019educazione \u00e8 stata duramente colpita dalla pandemia da coronavirus: costretta a chiudere e riorganizzarsi online, la scuola ha dovuto reinventarsi dall\u2019oggi al domani, dall\u2019asilo fino all\u2019universit\u00e0. Un\u2019interessante articolo apparso sul numero estivo della rivista &#8220;<a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Workers-JulAug2020_web.pdf\">Workers<\/a>&#8220;, edita dal <em>Communist Party of Britain \u2013 Marxist Leninist <\/em>(CPBML), analizza le difficolt\u00e0 con cui si sta confrontando il settore universitario inglese, alle prese con la pausa estiva e la pianificazione del rientro a scuola in settembre. Come in altri casi, anche in questo la pandemia ha fatto emergere varie fragilit\u00e0 e contraddizioni di fondo dell\u2019attuale modello di sviluppo delle universit\u00e0 britanniche, a fronte delle quali i comunisti britannici chiedono un radicale cambio di rotta.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il rientro a scuola fra misure sanitarie e tagli al personale<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Le universit\u00e0 britanniche stanno attualmente negoziando con i sindacati la definizione delle misure sanitarie per il rientro a scuola a settembre: in una prima dichiarazione pubblicata ad inizio giugno, la federazione universitaria <em>University UK<\/em> ha incoraggiato le istituzioni ad essa affiliate a proporre \u201ctutto l\u2019insegnamento, i servizi di supporto e le attivit\u00e0 extracurricolari permesso dalle direttive sanitarie del governo\u201d. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 quello di garantire la sicurezza sanitaria dei docenti e degli studenti, ma anche la possibilit\u00e0 per questi ultimi di accedere a tutta l\u2019offerta formativa necessaria per completare i propri studi.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contempo per\u00f2, numerose universit\u00e0 britanniche stanno affrontando seri problemi finanziari. Malgrado numerose di esse siano impegnate in avventurosi e colossali progetti immobiliari (la sola universit\u00e0 di Manchester ne ha avviati ben 47 per un valore di 625 milioni di sterline!), lo scoppio della pandemia ha messo in crisi le finanze di vari atenei, con importanti conseguenze per i lavoratori da essi impiegati e per la loro offerta formativa. L\u2019universit\u00e0 di Roehampton, ad esempio, ha proposto dei tagli salariali a tutto il personale universitario, oltre ad un aumento del carico di lavoro e alla sospensione di tutti i congedi di ricerca. Ma non \u00e8 un caso isolato: anche l\u2019universit\u00e0 di Liverpool ha annunciato che non rinnover\u00e0 circa 600 contratti di lavoro a termine, mentre l\u2019Imperial College di Londra minaccia di sopprimere oltre 150 posti di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un modello universitario in crisi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Le ragioni di questo tracollo finanziario delle universit\u00e0 britanniche sembra essere il modello di sviluppo da esse perseguito negli ultimi anni: puntando principalmente ad attrarre studenti dall\u2019estero, vari atenei si sono specializzati nella \u201ccaccia allo studente straniero\u201d. I numerosi progetti immobiliari in corso rispondono proprio a questa strategia: con l\u2019obiettivo di attirare studenti da altri paesi, le universit\u00e0 pi\u00f9 ricche si sono lanciate in ambiziosi progetti di ristrutturazione ed ampliamento delle proprie strutture per renderle pi\u00f9 attrattive per gli stranieri. Tutto ci\u00f2 ha per\u00f2 reso il sistema accademico inglese sempre pi\u00f9 dipendente dalle rette versate dagli studenti provenienti dall\u2019estero (che pagano in media tre volte quanto uno studente britannico), riducendo al contempo il numero di studenti \u201cindigeni\u201d nelle universit\u00e0 britanniche. Poich\u00e9 numerosi atenei conservano un numero chiuso (Oxford e Cambridge ad esempio non aumentano da anni il numero di studenti ammessi), ogni studente straniero in pi\u00f9 corrisponde potenzialmente ad un uno studente britannico in meno, come dimostrano d\u2019altronde le pi\u00f9 recenti cifre: in un solo anno scolastico (tra il 2017-2018 e il 2018-2019), il numero di studenti inglesi \u00e8 infatti diminuito del 15%!<\/p>\n\n\n\n<p>Se il numero di studenti stranieri era gi\u00e0 in calo in seguito al referendum sulla Brexit, il forte rallentamento degli spostamenti internazionali causato dalla pandemia ha accelerato la crisi di questo modello: un recente sondaggio indica infatti che circa la met\u00e0 degli studenti stranieri potrebbero non tornare in Gran Bretagna a settembre. \u00c8 quindi facile capire come mai le universit\u00e0 britanniche sentano l\u2019acqua alla gola e cerchino di \u201ctirare i remi in barca\u201d: come spesso accade, a pagare le scellerate scelte manageriali sono per\u00f2 coloro che non hanno nessuna responsabilit\u00e0 in merito e che anzi costituiscono la base e il reale valore dell\u2019attivit\u00e0 universitaria, ovvero i docenti e gli studenti.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>I comunisti inglesi chiedono \u201cun futuro sostenibile\u201d!<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il CPBML sembra avere le idee in chiaro sulle responsabilit\u00e0 di questo disastro educativo: \u201cla cosiddetta globalizzazione (un sofisticato nome per il pi\u00f9 virulento capitalismo internazionale) ha fatto molta strada distruggendo lo spirito pubblico dell\u2019educazione superiore\u201d. Per i marxisti-leninisti britannici, la ricetta per rimediare \u00e8 altrettanto evidente: \u201cabbiamo bisogno di pi\u00f9 educazione, non di meno (non da ultimo per riprenderci dalla pandemia). Abbiamo bisogno di pi\u00f9 persone educate e competenti, non di meno, come molti altri paesi\u201d. Il potenziale di crescita del numero di studenti \u201cindigeni\u201d \u00e8 d\u2019altronde comprovato: secondo un recente rapporto commissionato dal sindacato UCU (<em>University and College Union<\/em>), \u201cvi sono degli incentivi molto significativi per rimpiazzare la perdita di studenti internazionali con degli studenti residenti\u201d. Le attuali stime prevedono infatti una crescita di un quinto del numero di studenti in Gran Bretagna tra il 2018 e il 2030, che condurr\u00e0 ad un aumento della domanda domestica di educazione superiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il CPBML il futuro dell\u2019accademia \u00e8 dunque estremamente chiaro: \u201cdobbiamo ritornare ai principi fondativi dell\u2019universit\u00e0 \u2013 fornire un\u2019educazione di alto livello ai giovani britannici. Questa deve essere la base di un futuro decente e civile per il nostro paese\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come molti altri settori, anche l\u2019educazione \u00e8 stata duramente colpita dalla pandemia da coronavirus: costretta a chiudere e riorganizzarsi online, la scuola ha dovuto reinventarsi dall\u2019oggi al domani, dall\u2019asilo fino all\u2019universit\u00e0. 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