{"id":2058,"date":"2012-08-29T09:28:53","date_gmt":"2012-08-29T09:28:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2058"},"modified":"2016-06-20T07:47:41","modified_gmt":"2016-06-20T07:47:41","slug":"amnesty-international-un-operato-molto-ambiguo-al-di-la-del-buonismo-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=2058","title":{"rendered":"Amnesty International: un operato molto ambiguo al di l\u00e0 del buonismo."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>1. Introduzione<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L&#8217;associazione non governativa Amnesty International \u00e8 famosa tra l&#8217;opinione pubblica internazionale per le battaglie contro la tortura, la pena di morte e, in generale, per la difesa dei diritti umani e la liberazione dei prigionieri politici. Tra le prese di posizione maggiormente rilevanti possiamo ricordare la netta opposizione alla guerra in Iraq e le pressioni affinch\u00e9 venisse chiuso il celeberrimo campo di detenzione di Guantanamo (queste ultime hanno fruttato pesanti critiche da parte dell&#8217;establishement statunitense e, dal Whashington Post, \u00e8 arrivata l&#8217;accusa di fare propaganda a favore di al-Qaeda). Accanto a questo curriculum, si sono per\u00f2 evidenziate tutta una serie di ombre sull&#8217;operato, i legami e gli scopi che caratterizzano la grande associazione fondata nel 1961 dall\u2019avvocato inglese Peter Benenson, di origine ebraica convertitosi poi al cattolicesimo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>2. Il caso dell&#8217;Afghanistan<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>2.1. A favore della permanenza nel paese<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-for-nato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2036\" title=\"amnesty-for-nato\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-for-nato-235x300.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-for-nato-235x300.jpg 235w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-for-nato.jpg 242w\" sizes=\"auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/a>Cominciamo da Chicago. In questa importante citt\u00e0 dell&#8217;Illinois si \u00e8 svolto nel maggio 2012 un Summit della NATO. Per l&#8217;occasione Amnesty International ha pensato bene di coprire la citt\u00e0 con dei cartelloni che recitavano: \u201cHuman Rights for Women and Girls in Afghanistan: NATO, Keep the Progress Going!\u201d<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Lo sconcerto e l&#8217;incredulit\u00e0 degli attivisti di base dell\u2019organizzazione che fin dal primo momento si erano opposti ad un intervento armato imperialista in Afghanistan \u00e8 stato fortissimo. La costola statunitense di Amnesty Intenational, durante la riunione della NATO, ha inoltre organizzato un proprio vertice in cui l&#8217;ospite principale era nientemeno che Madeleine Albright, Segretario di Stato degli Stati Uniti durante il secondo mandato presidenziale di Bill Clinton (1997-2001), colei che giustific\u00f2 la guerra di aggressione contro la Serbia e il bombardamento dell\u2019ambasciata cinese a Belgrado nel 1999, e tristemente celebre anche per un&#8217;intervista rilasciata nel 1996. Successe infatti che il giornalista Lesley Stahl, riferendosi alle sanzioni imposte all&#8217;Iraq nel 1990, domand\u00f2: \u201cWe have heard that a half million children have died. I mean that\u2019s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?\u201d; segu\u00ec l&#8217;agghiacciante risposta della Albright: \u201cI think this is a very hard choice, but the price \u2013 we think the price is worth it.\u201d Nulla da aggiungere, una vera pacifista, proprio una eroina dei diritti umani.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Gli attivisti hanno inoltre deciso di riciclare l&#8217;armamentario e la retorica femminista utilizzati dall&#8217;allora presidente George Bush \u2013 per il quale l&#8217;oppressione operata dal regime talebano sulle donne sarebbe stata rimossa a seguito dell&#8217;intervento militare \u2013 per giustificare l&#8217;occupazione dell&#8217;Afghanistan.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>2.2 Posizioni identiche alla NATO<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">E\u2019 peraltro interessante notare la somiglianza contenutistica che sussiste fra le dichiarazioni di Amnesty International e quelle della NATO circa i presunti miglioramenti che l&#8217;Afghanistan avrebbe fatto registrare negli ultimi anni. Amnesty, infatti, in una lettera aperta indirizzata ai Presidenti Obama e Karzai, afferma che \u201coggi, tre milioni di bambine vanno a scuola, rispetto a praticamente nessuno sotto i talebani. Le donne rappresentano il 20 per cento dei laureati. La mortalit\u00e0 materna e la mortalit\u00e0 infantile sono diminuiti. Il dieci per cento di tutti i giudici e dei pubblici ministeri sono donne, rispetto a nessuno sotto il regime dei Talebani. Questo \u00e8 ci\u00f2 che intendiamo per progresso: <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em>the gains women have struggle to achieve over the past decade<\/em><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u201d [1].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ed ecco cosa ci dice la NATO a proposito dell&#8217;evoluzione del contesto afghano: \u201cNei dieci anni della nostra collaborazione [sic!], la vita degli uomini afgani, donne e bambini \u00e8 migliorata in modo significativo in termini di sicurezza sanitaria, istruzione, opportunit\u00e0 economiche e garanzia dei diritti e delle libert\u00e0. C&#8217;\u00e8 ancora molto da fare, ma siamo decisi a lavorare insieme per preservare i progressi sostanziali che abbiamo fatto negli ultimi dieci anni&#8221; [2].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Non serve una laurea in filologia per comprendere l&#8217;avanzato livello di affinit\u00e0 e parallelismo che accomuna le soprastanti dichiarazioni. E se due organizzazioni apparentemente cos\u00ec diametralmente opposte dicono le stesse identiche cose, ecco che il rischio di un \u201cpensiero unico totalitario\u201d declinato a ben definiti settori della societ\u00e0 civile non \u00e8 pi\u00f9 solo immaginazione. La NATO parla alla destra militarista e neo-coloniale, Amnesty parla alla sinistra pacifista e umanitaria: alla fine tutti convergono nell&#8217;avvallare l&#8217;interventismo militare.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>2.3 Il vero volto dell&#8217;Afghanistan<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Addentriamoci velocemente in quella che \u00e8 la reale situazione della donne e pi\u00f9 in generale degli Afghani attualmente. Dal New York Times<\/span><\/span><\/span> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">si apprende che \u201cAccording to the World Bank, an estimated 97 percent of Afghanistan\u2019s roughly $15.7 billion gross domestic product comes from international military and development aid and spending in the country by foreign troops\u201d [3]. Un&#8217;indagine del congresso ha messo alla luce le condizioni indecenti in cui sono costretti a vivere i pazienti dell&#8217;Ospedale Dawood, fondato e finanziato dagli USA. In tal senso, riporta l&#8217;indagine in questione, \u201cArmy whistleblowers revealed photographs taken in 2010 which show severely neglected, starving patients at Dawood Hospital, considered the crown jewel of the Afghan medical system, where the country\u2019s military personnel are treated. The photos show severely emaciated patients, some suffering from gangrene and maggot-infested wounds\u201d [4]. Guardando specificatamente alla questione femminile non si osserva il progresso millantato nelle dichiarazioni ufficiali. Si pensi al fatto che Karzai, l&#8217;attuale presidente afghano, ha fissato a livello legislativo il potere da parte dei mariti di impedire l&#8217;assunzione di alimenti alle proprie mogli e, inoltre, di costringerle a rapporti sessuali non consensuali. Come scrivono Sonali Kolhatkar (fondatrice dell&#8217;Afghan Women\u2019s Mission) e Mariam Rawy (esponente della Revolutionary Association of Women of Afghanistan) \u201cunder the Taliban, women were confined to their homes. They were not allowed to work or attend school. They were poor and without rights. They had no access to clean water or medical care, and they were forced into marriages, often as children. Today, women in the vast majority of Afghanistan live in precisely the same conditions, with one notable difference: they are surrounded by war\u201d [5]. Attualmente l&#8217;aspettativa di vita media delle donne afghane \u00e9 di 51 anni; il paese \u00e8 maglia nera per quanto riguarda mortalit\u00e0 materna e infantile; la malnutrizione infantile (bambini al di sotto dei 5 anni), secondo l&#8217;UNICEF, si attesta al 68%.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>2.4 Le proteste della base e la \u201critrattazione\u201d<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ritorniamo ad Amnesty International, ai famosi cartelloni di Chicago e al vertice. Queste scelte hanno aperto la strada \u2013 come c&#8217;era d&#8217;aspettarselo, data la base tradizionalmente pacifista \u2013 a diverse critiche nei confronti dell&#8217;organizzazione. Quest&#8217;ultima, attraverso il proprio sito internet, ha assicurato: \u201cnon stiamo chiedendo alla NATO di restare nel paese\u201d [6]. Restano tuttavia profondi punti interrogativi nell&#8217;osservare come, lungo il testo, vengano riaffermati i presunti passi avanti realizzati dalla questione femminile in Afghanistan dopo l&#8217;intervento militare imperialista. L&#8217;organizzazione, in tal senso, chiede alla NATO di farsi portavoce di un processo di pace affinch\u00e9 le condizioni delle donne possano ulteriormente progredire verso l&#8217;uguaglianza. Insomma, Amnesty International, attraverso una tattica alquanto capziosa, cerca di ritrattare senza realmente modificare le proprie posizioni: se da un lato la scomoda etichetta di favorevoli alla permanenza in Afghanistan viene frettolosamente rimossa, dall&#8217;altro permane la retorica vagamente umanitaria che ribadisce l&#8217;ottimo lavoro svolto dalla forze di occupazione per quanto riguarda la questione femminile e, per sineddoche, nel contesto nazionale in generale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>3. Il Meeting di Denver con&#8230;un ospite speciale!<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Nell&#8217;ambito della riunione generale della sezione americana di Amnesty International svoltasi in marzo a Denver (USA), era presente Robert Ford, ambasciatore statunitense in Siria e in passato membro dell&#8217;\u00e9quipe di John Negroponte, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq, durante il periodo pi\u00f9 brutale dell&#8217;occupazione militare americana. Quest&#8217;ultimo si fece inizialmente notare nell&#8217;ambito del lavoro di <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em>intelligence<\/em><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> che gli Stati Uniti svolsero in America Centrale nel 1980, promuovendo la nascita di formazioni paramilitari di estrema destra con il compito di ribaltare i governi progressisti. Non a caso, anche in Iraq, Negroponte e Ford, hanno portato avanti la cosiddetta \u201cOpzione Salvador\u201d, che prevedeva l&#8217;organizzazione di truppe paramilitari che reprimessero la resistenza irachena. In Siria, come ambasciatore, prima di essere richiamato in patria, Ford \u00e8 stato accusato di lavorare nell&#8217;ottica della creazione di forze che collaborassero con Washington dopo una eventuale deposizione del presidente siriano Bashar Al-Assad. Non c&#8217;\u00e9 che dire, proprio un altro ospite di tutto rispetto e, sopratutto, in linea con la base (cio\u00e8 gli attivisti di Amnesty International sul territorio, che investono il proprio tempo in buona fede in una serie di cause a cui credono profondamente). Inutile dire che il governo di Assad in Siria \u00e8 colpevole di portare avanti non solo una politica di sovranit\u00e0 nazionale contro il saccheggio delle proprie materie prime da parte delle multinazionali occidentali, ma anche di promozione dei diritti sociali dei lavoratori e della laicit\u00e0. Un nemico, insomma, per l\u2019amministrazione nordamericana.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>4. Un trattato che merita approfondimenti<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Veniamo ora ad una particolare campagna promossa da Amnesty International. Essa pu\u00f2 esserci utile per comprendere con maggiore precisione il modo di porsi e il metodo con cui tale organizzazione si presenta all&#8217;opinione pubblica, soprattutto negli USA (da cui poi tutto parte). Amnesty ha infatti promosso un trattato globale che chiede la limitazione del commercio di armi di piccola taglia. Se ad una prima e superficiale analisi la proposta in questione sembra pi\u00f9 che coerente con una linea pacifista e di sinistra, approfondendo il contenuto si possono fare &#8211; seguendo le parole di Brendan O&#8217;Neill &#8211; delle considerazioni d&#8217;indubbia rilevanza critica circa i risultati complessivi, le conseguenze geo-politicamente rilevanti, di una tale iniziativa:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u201c<span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">The demand for a treaty that would prevent Western countries from selling their guns to basket-case nations overseas sounds radical. But in truth, what Amnesty is calling for is the concentration of weaponry in the hands of the powerful, allegedly trustworthy nations, and also for those nations to play the role of global governors of war and peace by granting the flow of weapons to some nations, but not to others. There\u2019s nothing remotely radical in begging Washington and its mates in the West to decide who may and may not fight wars\u201d [7].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>5. La nomina di Suzanna Nossel<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>5.1 Un curriculum di tutto rispetto<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Suzanne_Nossel_narrow.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2038\" title=\"Suzanne_Nossel_narrow\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Suzanne_Nossel_narrow-300x182.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Suzanne_Nossel_narrow-300x182.jpg 300w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Suzanne_Nossel_narrow.jpg 596w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nel gennaio 2012 Suzanne Nossel, reduce dall&#8217;impiego presso il Dipartimento di Stato (cio\u00e8 il Ministero degli Esteri del governo USA) guidato da Hilary Clinton, \u00e8 stata nominata nuovo direttore esecutivo proprio della sezione statunitense di Amnesty International. Prima di ricoprire cariche politiche, nel mondo aziendale, Nossel era una dirigente nel conglomerato mediatico Bertelsmann, una consulente su media e intrattenimento alla McKinsey &amp; Company (una delle otto multinazionali con qualit\u00e0 di socio \u201csovventore\u201d del Council on Foreign Relations) e \u2013 udite udite! \u2013 vice-presidente della strategia e delle operazioni per il \u00abWall Street Journal\u00bb, acerrimo nemico della campagna anti-Guantanamo di Amnesty International. Da questo breve curriculum emerge un profilo da professionista della manipolazione delle percezioni del pubblico.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>5.2 Una donna con le idee in chiaro<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il profilo del nuovo direttore esecutivo di Amnesty International USA ci fornisce altre chiare indicazioni. Suzanne Nossel sostiene l&#8217;egemonia statunitense nel mondo e i canoni economici relativi al neo-liberismo. Stiamo parlando infatti di colei che ha coniato il concetto di Smart Power [8]. Nossel ritiene infatti che gli USA devono usare tutte le armi a disposizione, dalla diplomazia agli embarghi economici, fino alla guerra d\u2019invasione, in quanto ci\u00f2 consiste in: \u201cthe best long-term guarantee of United States security against terrorism and other threats\u201d. Il che \u00e8 poi stato preso in prestito da Hilary Clinton come parola d&#8217;ordine della politica estera del presidente Barak Obama. Di fatto la Nossel vede i diritti umani non come un obiettivo in s\u00e9, ma come un mezzo per affermare l&#8217;egemonia americana.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La Nossel \u00e8 inoltre famosa per essere un\u2019acerrima nemica della causa palestinese. Nel 2011, in occasione di una seduta del Congresso (il parlamento degli USA), ha affermato che il Consiglio per i diritti umani della Nazioni Unite \u201cremains far from the institution that it needs to be, particularly with regard to its biased treatment of Israel. By joining the Council and becoming its most prominent, most assertive voice, we are beginning to influence the direction and conduct of this body\u2026 Palestinians and others seek to use UN forums to put pressure on and isolate Israel. This is simply unacceptable and the Administration has been clear on this point. At every turn, we have rejected efforts to single out Israel and have taken steps to bolster its status in Geneva\u201d [9].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Sulla questione iraniana le posizioni della Nossel \u2013 rispecchiando i casi sopracitati &#8211; non paiono molto in sintonia con i sentimenti umanitari e pacifisti che teoricamente dovrebbero contraddistinguere una responsabile di Amnesty International. Nel 2006 affermava: \u201cThe international community will put diplomacy and other forms of peaceful response to the Iranian threat to the test. If those efforts fail, Israel may have to put the question of preemptive war back on the center stage\u201d [10].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>5.3 Il significativo passato in Human Rights Watch<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">E&#8217; legittimo supporre che questa nomina s&#8217;inscriva nel processo di trasformazione di Amnesty International che sta portando l&#8217;organizzazione ad una maggiore aderenza con l&#8217;establishement statunitense. La Nossel, con il pretesto di una crisi di bilancio, sta attuando un piano strategico, in cui figura la chiusura di molti uffici e il licenziamento di parte del personale con un livello critico e qualitativo avanzato.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Non \u00e9 peraltro un caso che la Nossel abbia avuto un passato professionale, ricoprendo il ruolo di Chief Operating Officer, anche in Human Rights Watch (HRW), organizzazione non governativa che si occupa della difesa dei diritti umani. Quanto di specifico caratterizza HRW \u00e8 rappresentato dalla stretta connessione con la strategia dell&#8217;imperialismo occidentale. Si pensi a quanto avvenuto ad Haiti nel 2004, in cui il presidente Jean-Bertrand Aristide, democraticamente eletto, fu deposto a seguito di un colpo di stato orchestrato dagli Stati Uniti e legittimato proprio da HRW. In \u201cDamming the Flood\u201d, Peter Hallward, documenta come questa organizzazione abbia massicciamente esagerato circa gli abusi dei diritti umani sotto il governo di Aristide e, cos\u00ec facendo, si \u00e9 data una \u201cmoral justification for imminent regime change\u201d. [11]. Hanno inoltre suscitato forti polemiche dichiarazioni di sostegno da parte di Human Rights Watch verso le azioni illegali della CIA di cattura, deportazione e detenzione clandestina di sospetti terroristi, azioni conosciute come \u201cextraordinary rendition\u201d [12].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>6. I problemi non sono circoscritti, sono strutturali<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnestyinfluences.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2040\" title=\"amnestyinfluences\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnestyinfluences-300x146.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnestyinfluences-300x146.jpg 300w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnestyinfluences.jpg 410w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La questione relativa ai legami ambigui che Amnesty International detiene attualmente pu\u00f2 essere allargata ad altre associazioni non governative promotrici della difesa dei diritti umani e con una considerevole capacit\u00e0 persuasiva sull&#8217;opinione pubblica occidentale. Il fatto che queste ONG possano continuare le proprie attivit\u00e0 a seguito di donazioni, di cui una fetta considerevole proviene da \u201ccorporate-connected bodies\u201d come la Ford Foundation e la George Soros\u2019 Open Society Foundation, da organi governativi come il Dipartimento Britannico per lo Sviluppo Internazionale, dalla Commissione Europea e da altre fondazioni finanziate da grandi imprese, crea logicamente un rapporto debitorio nei confronti di coloro che elargiscono i finanziamenti, integrando conseguentemente il soggetto generico definito \u201cONG\u201d in un sistema di cose organicamente strutturato che prevede, oltre ad un evidente (ma ridottissimo) margine di manovra autonomo, anche una serie di coordinate all&#8217;interno delle quali muoversi, un campo ben definito che limita sostanzialmente la possibilit\u00e0 da parte delle ONG di portare avanti un&#8217;attivit\u00e0 che sia realmente a 360 gradi. Si origina un chiaro intreccio tra le ONG e l&#8217;establishement politico-economico occidentale che da vita a profondi conflitti d&#8217;interesse. In tutto questo il percorso di Suzanne Nossel \u00e8 quanto mai esemplificativo. Attualmente vengono dunque dedicate considerevoli risorse economiche e logistiche affinch\u00e9 si operi un&#8217;infiltrazione cognitiva dell&#8217;attivismo e un&#8217;egemonizzazione del fronte dei diritti umani, piegandolo alle coordinate della strategia imperialista Occidentale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Appare in modo nitido la fondamentale funzionalit\u00e0 politica che le emanazioni di tali ONG possono rappresentare per gli obiettivi geo-strategici delle coalizioni di potere occidentali. La retorica umanitaria viene in tal senso declinata e correlata alle proiezioni militari che contingentemente sono prioritarie. Colin Powell, ex presidente del Joint Chiefs of Staff, l&#8217;organo che riunisce i capi di stato maggiore di ciascun ramo delle forze armate statunitensi (US Army, US Navy, US Air Force, US Marine Corps), ha dichiarato che le ONG sono state \u201ca force multiplier for us, such an important part of our combat team\u201d [13].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>7. La prima guerra del Golfo<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Nell&#8217;ambito dei preparativi concernenti la prima guerra del Golfo (1991) Amnesty International ha svolto una ruolo certamente rilevante nel diffondere \u201cthe story that Iraqi soldiers were removing Kuwaiti infants from incubators, letting them die and sending the machines back to Baghdad\u201d. Una storia strappalacrime che, oltre ad Amnesty, i media hanno naturalmente enfatizzato per creare sconcerto nell\u2019opinione pubblica.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il dato rilevante risiede nel fatto che una campagna del genere si \u00e8 armonicamente integrata (ed \u00e8 questo che conta enormemente) nel progetto propagandistico che ha venduto all&#8217;opinione pubblica occidentale la guerra del 1991 come una missione sottoscrivibile da chiunque avesse a cuore i diritti umani e la democrazia, nascondendo gli obiettivi egemonici in Medio Oriente e le riserve di petrolio. E quando, dopo la fine del conflitto, si venne a sapere che la storia delle incubatrici era una colossale bufala, Amnesty International si \u00e8 rifiutata di ritrattare le proprie posizioni. Francis Boyle, attivo in Amnesty International negli States dagli anni &#8217;80 fino all&#8217;inizio del 1990, afferma che \u201cthere was never an investigation, there was total stonewalling coming out of London. They refused ever to admit that they did anything wrong. There has never been an explanation, there has never been an apology\u201d [14].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>8. Sale la tensione!<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il malcontento all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione \u00e8 alquanto acceso. In tal senso pi\u00f9 di cento volontari di lunga data si sono resi promotori di una campagna per interromperne la parabola di appiattimento filo-governativo e, attraverso una petizione indirizzata al direttore esecutivo, viene chiesta \u201can immediate moratorium\u2026 on the implementation of the Strategic Plan and the staff changes recently announced\u201d [15].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Marcia Lieberman, responsabile di Amnesty International a Providence (USA), sulla pagina Facebook creata appositamente per raccogliere la contrariet\u00e0 contro la linea adottata da Suzanne Nossel, ha voluto far presente a quest&#8217;ultima: \u201cWe asked you, respectfully, to listen, but you closed your ears. We asked you, respectfully, for a short pause to allow real engagement with the membership, but you raced ahead and forced your plan through. You could not have chosen better, had you determined to eliminate the wisest, most experienced, most valuable members of our staff. You destroyed the institutional memory of this organization you have so decisively taken over\u201d. Ma naturalmente la leadership di Amnesty non cambia, e la maggioranza dei militanti non si accorge nemmeno della diatriba, e continua a lavorare inconsapevolmente per un progetto politico subdolo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>9. Dulcis in fundo&#8230;Amnesty International pretende l&#8217;invasione della Siria!<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>9.1 Quanto accaduto in Libia non ci ha insegnato nulla?<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il contesto libico dopo l\u2019assassinio nel 2011 di Muammar Gheddafi \u00e8 caratterizzato da un livello di confusione, anarchia e morte decisamente elevato: insomma un inferno a cielo aperto. Le lotte fra fazioni predominano, i terribili squadroni della morte eseguono pulizie indicibili e, in tutto questo, intere regioni si distaccano come emirati semi-autonomi. La Libia, un paese sovrano e indipendente con un alto standard di vita aveva un difetto: non si inchinava davanti ai manager delle multinazionali e non svendeva il proprio greggio. Oggi, balcanizzato il paese e dato in pasto a clan tribali islamisti in una guerra civile paurosa, gli USA e l\u2019Unione Europea possono fare affari pi\u00f9 tranquillamente.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Marinella Coreggia, reporter presente in Libia durante i bombardamenti occidentali, \u00e8 inoltre lapidaria sui fantomatici \u201cribelli\u201d: \u00abAltro che \u201cpartigiani della libert\u00e0\u201d, \u201cgiovani rivoluzionari\u201d, \u201cbrave persone contro un dittatore\u201d. Pu\u00f2 una rivoluzione fondarsi sul razzismo, sulla persecuzione di centinaia di migliaia di persone, sulle milizie armatissime? Questo succede in Libia\u00bb [16]. Questa situazione alquanto destabilizzata era stata, all&#8217;inizio di luglio, documentata dalla stessa Amnesty International con la pubblicazione di un rapporto su fatti dei mesi di maggio e giugno scorsi intitolato \u201cLibia: regno della legge o regno delle milizie?\u201d [17]. Nel documento si afferma che \u201ca quasi un anno dalla caduta di Tripoli nelle mani dei rivoluzionari [sic!] (thuwwar), le violazioni dei diritti umani \u2013 tra cui arresti e detenzioni arbitrarie, torture (anche quando esse causano la morte), impunit\u00e0 a seguito di uccisioni illegali e deportazioni forzate \u2013 mettono in pericolo le prime [sic!] elezioni nazionali\u201d. Viene inoltre constato che \u201ccentinaia di milizie armate continuano ad agire sprezzanti della legge, rifiutando di essere arruolate nell&#8217;esercito o nella polizia nazionale\u201d e, inoltre, \u201cle autorit\u00e0 libiche continuano a minimizzare l&#8217;ampiezza e la gravit\u00e0 delle violazioni dei diritti umani commessi dalle milizie, qualificandoli come atti isolati che debbono essere considerati all&#8217;interno del contesto delle violenza subite sotto il regime di Mouammar Kadhafi\u201d. E, dato di un\u2019importanza enorme, \u201cau mois de mai, les autorit\u00e9s de transition ont adopt\u00e9 une loi qui accorde l\u2019immunit\u00e9 contre toute poursuite aux thuwwar (r\u00e9volutionnaires) pour les actes militaires et civils commis\u00a0dans le but d\u2019assurer le succ\u00e8s de la R\u00e9volution du 17 f\u00e9vrier ou de la prot\u00e9ger\u201d. Non c&#8217;\u00e8 poi da stupirsi se emergono vicende [18] come quelle di Hasna Shaeeb, una donna di 31 anni, prelevata dal suo domicilio di Tripoli nell&#8217;ottobre scorso da uomini in tenuta militare e trasferita nell&#8217;ex Ufficio dei fondi di dotazione islamica nella capitale. Accusata di essere leale a Gheddafi, \u00e8 stata fatta sedere su una sedia con le mani legate dietro la schiena e sottoposta a scariche elettriche sulla gamba destra, alle parti intime e alla testa. Le guardie hanno minacciato di introdurre sua madre nella cella e di violentarla, e le hanno versato addosso dell&#8217;urina. Dopo averla liberata dalla sedia, i suoi torturatori non erano in grado di aprire le manette con la chiave, e hanno allora usato una pistola e le schegge della pallottola sono penetrate nella sua carne. Liberata dopo tre giorni, Shaeeb ha fatto constatare da un medico le sue ferite e si \u00e8 rivolta alle autorit\u00e0. Queste non hanno fatto nulla, mentre Shaeeb riceveva minacce per telefono da parte del miliziano che l&#8217;aveva arrestata e la facciata di casa sua veniva mitragliata.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Alla luce di questi fatti appare azzardato pensare che la campagna della NATO sancita dall\u2019ONU e guidata dagli USA contro la nazione nordafricana abbia rappresentato un successo. Ovviamente i giudizi circa il successo di una determinata azione si differenziano a dipendenza dei punti di vista e degli scopi ultimi che sono in gioco. E, in questo caso, non stiamo cogliendo l&#8217;aspetto centrale se ragioniamo in termini di vite umane andate perse. Se, invece, guardiamo alla modo di presentarsi dell&#8217;attuale Libia &#8211; ovvero una nazione balcanizzata, fratturata in micro-stati inefficaci e in lotta fra loro, con un governo (il presidente di un Istituto del Petrolio finanziato da BP, Shell e Total \u00e9 stato insediato come \u201cprimo ministro\u201d) che si \u00e8 mostrato fin da subito disponibile a stipulare contratti favorevoli alle societ\u00e0 occidentali, privando il popolo libico della ricchezza nazionale \u2013 allora possiamo certo concludere che la transizione politica ha rappresentato un successo solo per l&#8217;ambiente degli affari internazionali.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>9.2 Le pressioni filo-interventiste di Amnesty International sulla Russia<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-syria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2039\" title=\"amnesty-syria\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-syria-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-syria-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/amnesty-syria.jpg 970w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il rapporto di Amnesty International ci \u00e8 stato utile per entrare concretamente nell&#8217;attuale contesto libico. Esso, assieme ad altri fonti che ci giungono da questa terra, \u00e8 fondamentale per poter evitare, in un prossimo futuro, un altro simile errore, cio\u00e8 definire rivoluzionaria una situazione reazionaria e travisare le vittime con i carnefici. Non si parla di scenari che ancora non si sono definiti, ma ci si riferisce precisamente a quanto potrebbe accadere in Siria da qui a poche settimane. Infatti, permettere che anche in quest&#8217;ultimo paese si ripropongano gli stessi scenari libici, \u00e8 assolutamente da irresponsabili. Ed \u00e8 in questo particolare frangente che rientra in gioco, naturalmente, Amnesty International, la quale sta effettuando \u2013 attraverso l&#8217;appello \u201cLa Russia deve collaborare nel fermare lo spargimento di sangue in Siria\u201d \u2013 una pesante pressione su questo Stato affinch\u00e9 si renda disponibile ad un intervento della NATO contro il governo popolare di Bashar Al-Assad. Vi \u00e8 una massa abnorme di prove che documentano come le violenze e i disordini che si stanno presentando attualmente in Siria siano il frutto di un ben preciso progetto attraverso cui l&#8217;Occidente sta cercando riportare sotto la propria giurisdizione effettiva i territori in questione, affinch\u00e9 al posto del governo dal profilo patriottico e di sinistra attualmente in carica ne venga insediato un altro che sia accondiscendente nei confronti degli interessi delle multinazionali. Ovviamente tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 non essere accompagnato da un ingente spargimento di sangue. Per rafforzare le proprie posizioni filo-interventiste, Amnesty International, oltre a citare il bilancio delle vittime prodotto dall&#8217;ONU [19], che poggia esclusivamente sulle affermazioni dell&#8217;opposizione siriana, chiede \u00abQuante altre vittime dovranno soffrire prima che la Russia prenda una posizione decisa sui crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 che si stanno compiendo in Siria? [20]\u00bb. Il blog \u201cLand Destroyer Report\u201d ci fornisce una suggestione alquanto preziosa: \u201cSi potrebbe facilmente chiedere in risposta, quante altre vittime devono soffrire prima che il mondo assuma una posizione decisiva contro Wall Street e Londra, nella loro follia omicida globale che si estende dalla Libia alla Siria, all\u2019Iran, lungo tutto l&#8217;Iraq, e nelle montagne e nei villaggi dell&#8217;Afghanistan?\u201d [21].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">E Amnesty International conclude la propria presa di posizione intimando alla Russia di interrompere la vendita di armi all\u2019esercito governativo siriano, dimenticando un piccolo particolare: la maggior parte del flusso di armamenti, di fondi (e, inoltre, di combattenti stranieri, cio\u00e8 di mercenari) che entra in Siria \u00e8 inviato dai governi occidentali (attraverso la NATO) e dagli Stati Arabi filo-atlantici e va a finire nel \u201cbudget\u201d dei cosiddetti \u201cribelli\u201d, ovvero integralisti islamici salafiti lontani anni luce dai diritti umani e dalla democrazia e che come i loro omonimi libici, chiederanno alla NATO di gettare bombe sopra le teste dei propri concittadini.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>9.3 I preparativi sono in atto da tempo<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La Siria \u00e8 osservata speciale dagli Stati Uniti fin dal 1991, quando si inizi\u00f2 a concepire un cambio di regime [22]. Gi\u00e0 nel 2002 il sottosegretario di Stato USA John Bolton aggiunse la Siria a un fantomatico \u201cAsse del Male\u201d in via d&#8217;espansione [23]. Seguirono finanziamenti clandestini ai gruppi di opposizione al governo siriano. A suo tempo il Washington Post pubblic\u00f2 dei dispacci diplomatici che dimostravano i sopracitati finanziamenti, attestandone l&#8217;inizio nel 2005 e sottolineandone la permanenza fino ai giorni nostri [24]. Nell&#8217;aprile 2011 Micheal Posner, assistente del segretario di Stato americano in materia di diritti umani e di lavoro, ha parlato di 50 milioni di dollari stanziati a favore dei \u201cribelli\u201d. Posner ha poi illustrato l&#8217;organizzazione di \u201csessioni di formazione per 5\u2019000 attivisti in diverse parti del mondo. Una sessione tenutasi in Medio Oriente circa sei settimane fa ha riunito attivisti dalla Tunisia, dall\u2019Egitto, dalla Siria e dal Libano, che sono tornati nei loro rispettivi paesi con l&#8217;obiettivo di formare i loro colleghi in loco\u201d [25].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>9.4 Porte aperte al terrore<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Per quanto riguarda l&#8217;evoluzione delle uccisioni, l&#8217;analista Michel Chossudovsky ha sostenuto come sia certo che una gran parte dei morti (civili e militari) sono da mettere sul conto di \u201catti terroristici condotti da armati dell\u2019opposizione\u201d e, come nel caso libico, l\u2019opposizione armata al governo siriano \u00e8 da considerarsi \u201ctruppe della NATO sul terreno, una vera minaccia al piano di pace\u201d [26]. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #1d1d1d;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Gli eventi siriani hanno cause interne ed esterne. Le riforme di mercato adottate (sotto il dictat del Fondo Monetario Internazionale (FMI)) e i tagli ai sussidi statali ai prodotti di prima necessit\u00e0 hanno prodotto un degrado delle condizioni di vita delle fasce popolari. Le timide liberalizzazioni economiche e la modernizzazione dell\u2019industria hanno infatti creato dei disagi, fra cui un aumento della disoccupazione soprattuto fra i giovani, che sono poi stati facilmente strumentalizzati dalle forze anti-governative di stampo filo-imperialista, attraverso il ruolo centrale ricoperto dall&#8217;integralismo islamico. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Un attivista scappato dal Paese ci fornisce una testimonianza molto interessante, che documenta la degenerazione del legittime aspirazioni del popolo siriano: \u201cEra iniziato tutto bene. Come in tutti i paesi della zona. \u00a0(\u2026) d\u2019un colpo sono apparsi dal nulla i salafiti pieni di armi e di soldi e la situazione \u00e8 degenerata. Non si capisce pi\u00f9 niente. Si muore come mosche da una parte e dall\u2019altra. Le altre tendenze si sono ritrovate prese tra due fuochi. Minacciati dallo stato e dai gruppi armati. In molte citt\u00e0 si racconta che i gruppi del cos\u00ec detto Esercito Libero si sono comportati peggio del governo con torture, mutilazioni e uccisioni in pubblico di persone presentate come collaborazionisti\u201d[27].<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>9.5 Il pretesto delle preoccupazioni umanitarie<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Con la campagna \u201cLa Russia deve collaborare nel fermare lo spargimento di sangue in Siria\u201d e con le conseguenti posizioni filo-interventiste, Amnesty International contraddice i punti fondamentali della propria missione, ovvero \u00abproteggere le persone laddove la giustizia, la libert\u00e0, la verit\u00e0 e la dignit\u00e0 siano negati.\u00bb Appare evidente come si sia cercato di coprire gli intenti guerrafondai e geo-strategici occidentali con la facciata delle preoccupazioni umanitarie, che tanto attecchiscono sull&#8217;opinione pubblica.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>10. Conclusione<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Nell&#8217;introduzione si \u00e8 ricordata una contraddizione a proposito di Amnesty International (che pu\u00f2 essere allargata alle ONG in generale): i vertici e gli attivisti di base non possono sempre essere assimilati. Va fatta una critica progressiva, volta a snidare qualunque tipo di degenerazione, di appiattimento filo-governativo e quindi, nel caso specifico, filo-atlantico. Il potenziale democratizzante di tali organizzazioni \u00e8 di per s\u00e9 dubbio vista l\u2019esperienza, ma potrebbe essere fatto rinascere solo attraverso una decisa presa di posizione da parte della base dei militanti, se questi si impegneranno ad analizzare e ad approfondire i temi e i metodi, capendo che l\u2019umanitarismo presuntamente neutrale propagandato dalle ONG, slegato dalla concezione di classe e dalle valutazioni geo-politiche \u00e8 un potente strumento potenzialmente in mano alla classe padronale. Agendo dal basso, con una giusta analisi degli equilibri politici, si potrebbe essere nelle condizioni di ricostruire un&#8217;organizzazione indipendente dalle strategie capitalistico-militari portate avanti dall\u2019imperialismo e renderla conseguentemente una struttura di massa fondamentale per una societ\u00e0 emancipata.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Aris Della Fontana<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><em><span style=\"font-family: Georgia;\">Fonti:<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[1] http:\/\/www.amnestyusa.org\/sites\/default &#8230; may_18.pdf<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[2] http:\/\/www.nato.int\/cps\/en\/natolive\/off &#8230; _87595.htm<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[3] http:\/\/www.nytimes.com\/2012\/07\/21\/opini &#8230; .html?_r=1<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[4]http:\/\/www.democracynow.org\/2012\/8\/1\/congressional_probe_reveals_cover_up_of<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[5] http:\/\/www.rawa.org\/rawa\/mobile.php\/200 &#8230; stano.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[6] http:\/\/blog.amnestyusa.org\/asia\/we-get-it\/<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[7] http:\/\/blogs.telegraph.co.uk\/news\/brend &#8230; ndly-face\/<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[8] http:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/ &#8230; mart-power<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[9] http:\/\/tlhrc.house.gov\/docs\/transcripts &#8230; timony.pdf<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[10] http:\/\/www.democracyarsenal.org\/2006\/01 &#8230; d=12904630<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[11] http:\/\/wrongkindofgreen.org\/2012\/08\/10\/ &#8230; ccupation\/<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[12] http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Human_Rights_Watch<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[13] https:\/\/www.cia.gov\/library\/center-for- &#8230; NGOs_5.htm<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[14] http:\/\/www.sourcewatch.org\/index.php?ti &#8230; ard_member<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[15] http:\/\/signon.org\/sign\/moratorium-on-ai &#8230; _by=212707<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[16] http:\/\/www.marx21.it\/internazionale\/pac &#8230; iente.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[17] http:\/\/www.amnesty.org\/en\/library\/asset &#8230; 2012en.pdf<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[18] &#8211; http:\/\/www.amnestyinternational.be\/doc\/ &#8230; ilices-est<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">&#8211; http:\/\/www.marx21.it\/internazionale\/med &#8230; iness.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[19] http:\/\/landdestroyer.blogspot.it\/2011\/1 &#8230; tness.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[20] http:\/\/www.amnesty.it\/index.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[21] http:\/\/landdestroyer.blogspot.it\/2012\/0 &#8230; um-to.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[22] http:\/\/landdestroyer.blogspot.it\/2011\/0 &#8230; table.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[23] http:\/\/news.bbc.co.uk\/2\/hi\/1971852.stm<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[24] http:\/\/www.washingtonpost.com\/world\/us- &#8230; story.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[25] http:\/\/www.activistpost.com\/2011\/04\/us- &#8230; urity.html<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[26] http:\/\/rt.com\/news\/syria-opposition-pro &#8230; itary-948\/<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia;\">[27] http:\/\/karim-metref.over-blog.org\/artic &#8230; 99062.html<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. Introduzione L&#8217;associazione non governativa Amnesty International \u00e8 famosa tra l&#8217;opinione pubblica internazionale per le battaglie contro la tortura, la pena di morte e, in generale, per la difesa dei diritti umani e la liberazione dei prigionieri politici. Tra le prese di posizione maggiormente rilevanti possiamo ricordare la netta opposizione alla guerra in Iraq e le pressioni affinch\u00e9 venisse chiuso il celeberrimo campo di detenzione di Guantanamo (queste ultime hanno fruttato pesanti critiche da parte dell&#8217;establishement statunitense e, dal Whashington Post, \u00e8 arrivata l&#8217;accusa di fare propaganda a favore di al-Qaeda). Accanto a questo curriculum, si sono per\u00f2 evidenziate tutta<\/p>\n","protected":false},"author":16408,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24,22,20,4,21,23],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-2058","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-africa","category-asia","category-europa","category-esteri","category-medio-oriente","category-nord-america"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2058","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16408"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2058"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2058\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8669,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2058\/revisions\/8669"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2058"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2058"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2058"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=2058"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}