{"id":17307,"date":"2026-09-18T14:06:34","date_gmt":"2026-09-18T13:06:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17307"},"modified":"2026-09-18T14:42:17","modified_gmt":"2026-09-18T13:42:17","slug":"il-softpower-tibetano-strumentalizzato-per-incrinare-i-rapporti-sino-svizzeri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17307","title":{"rendered":"Il softpower tibetano strumentalizzato per incrinare i rapporti sino-svizzeri"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 aperto oggi a Zurigo il Tibet Film Festival: lungi dall\u2019essere un\u2019attivit\u00e0 culturale e artistica, siamo di fronte a un\u2019operazione di <em>softpower<\/em> politico a favore del separatismo etnico contro l\u2019integrit\u00e0 territoriale della Repubblica popolare cinese e dunque contro il principio di \u201cuna sola Cina\u201d sancito dalle Nazioni Unite. Si tratta di un festival che prende origine dalle azioni violente del 2008 che vengono ovviamente dipinte e strumentalizzate come una ribellione del popolo tibetano contro l\u2019autorit\u00e0 di Pechino: siamo in realt\u00e0 di fronte a un tentativo di destabilizzazione per indebolire la Cina e il suo sistema socialista idealizzando il ruolo reazionario di quella parte di clero buddista manipolato dalla figura (politica ben pi\u00f9 che spirituale) del Dalai Lama.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019obiettivo \u00e8 chiaro: denigrare la Cina e trasmettere un\u2019immagine negativa dei diritti delle minoranze etniche e del rispetto dei diritti umani in un paese che non solo \u00e8 un partner economico importante per la Svizzera, ma che rappresenta una garanzia di diplomazia e di stabilit\u00e0 in un contesto geopolitico sul crinale della guerra. Oltre a ci\u00f2 \u00e8 indubbio che la Cina e la sua modernizzazione suscita grande interesse da parte dei giovani svizzeri che viaggiano e spesso studiano nell\u2019immenso paese asiatico che dimostra loro la possibilit\u00e0 di uno sviluppo diverso rispetto al liberismo e all\u2019imperialismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il \u201cdividi et impera\u201d \u00e8 una modalit\u00e0 d\u2019ingerenza utilizzata spesso dall\u2019imperialismo atlantico: frantumarne l\u2019unit\u00e0 della Cina, auspicare guerre civili etniche con gruppi terroristici appositamente addestrati e finanziare un\u2019asfissiante propaganda unita a qualche messaggio religioso serve a alimentare i micro-nazionalismi e gli integralismi religiosi non solo in Tibet, ma anche nello Xingian: questa strategia l\u2019abbiamo gi\u00e0 vista applicata nella ex-URSS e nella ex-Jugoslavia e oggi torna d\u2019attualit\u00e0 perch\u00e9 mentre il sistema liberale atlantico \u00e8 in declino, la Cina rappresenta un punto di riferimento per le nazioni emergenti che vogliono emanciparsi e costruire il multipolarismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per diminuire il prestigio internazionale che la Cina e il Partito Comunista Cinese si sono conquistati soprattutto negli ultimi anni, occorre attivare la macchina del fango. Il Tibet \u00e8 l\u2019arma preferita in questa strategia, poich\u00e9 attraverso una narrazione emozionale si toccano proprio le corde di quei settori pi\u00f9 sensibili della popolazione svizzera ed occidentale, in particolare quella pi\u00f9 vicina ai temi spirituali, alla nonviolenza e alla ricerca dell\u2019armonia e della pace e quindi tendenzialmente orientata a sinistra. Riuscire a confondere il popolo di sinistra allontanando dal socialismo e dal pi\u00f9 importante paese socialista costituisce una vittoria strategica per i settori guerrafondai legati all\u2019imperialismo atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 bisogna smascherare il legame fra il separatismo tibetano e il buddismo. Al di l\u00e0 del legame di amicizia fra il Dalai Lama e Bruno Beger, ex-comandante delle SS naziste, il primo non \u00e8 considerabile il pontefice dei buddisti. Il 6% della popolazione mondiale \u00e8 buddista. Il Dalai Lama ne rappresenta in realt\u00e0 una parte estremamente minoritaria, circa un sessantesimo: egli infatti non \u00e8 riconosciuto dai buddisti zen giapponesi, dai buddisti thailandesi e dai buddisti cinesi. Nel Tibet stesso il Dalai Lama per\u00f2 ha un problema di rappresentativit\u00e0: dei quattro riti presenti, lui appartiene unicamente a quelli dei cosiddetti \u201cgelugpa\u201d. Ecco quindi che questo santone non ha poi cos\u00ec tanti adepti religiosi, eppure ha una marea di seguaci politici. Stando a un documento desecretato della CIA dal 1959 al 1972 il Dalai Lama aveva ricevuto 180\u2019000 dollari all\u2019anno come stipendio. A questi si aggiunge la bella cifra di 1,7 milioni di dollari annui per mantenere in piedi la rete internazionale di solidariet\u00e0 con il Tibet. Lo stesso montante \u00e8 stato versato in passato dalla NED, un\u2019organizzazione legata al Congresso USA atta a destabilizzare i paesi considerati avversari dell\u2019egemonismo statunitense. Ma i soldi da soli non bastano alla causa: il fratello del leader separatista, Gyalo Thondrup, si occup\u00f2 di addestrare in Arizona dei fanatici buddisti alla lotta armata di stampo terroristico. Di questi mercenari gli USA si servirono per organizzare rivolte anti-cinesi gi\u00e0 negli anni \u201950. Stando poi al Modern War Studies dell\u2019Universit\u00e0 del Cansas del 2002) il Dalai Lama chiedeva che gli USA invadessero il Tibet militarmente in funzione anti-comunista come avvenuto in Corea. Nulla insomma a che fare con la narrazione pacifista e nonviolenta che viene trasmessa dai film proiettati a Zurigo e destinati esclusivamente a creare astio sinofobico nell\u2019opinione pubblica occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto proiettato dal Tibet Film Festival dimentica di ammettere che i contadini tibetani hanno sostenuto l\u2019Armata Rossa nel 1950, accogliendo con soddisfazione la ridistribuzione delle terre e l\u2019abolizione della societ\u00e0 feudale e schiavistica, che abolivano i privilegi della casta del Dalai Lama. Le riforme cinesi hanno portato all\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 media della popolazione tibetana, alla costruzione di una rete viaria e di una rete educativa primaria e professionale in cui la lingua d\u2019insegamento \u00e8 proprio il tibetano. Quando la cinematografia viene usata per nascondere cosa era il Tibet prima della Rivoluzione siamo di fronte a un festival del falso che vuole fomentare il conflitto e non l\u2019armonia e la cooperazione fra le nazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 aperto oggi a Zurigo il Tibet Film Festival: lungi dall\u2019essere un\u2019attivit\u00e0 culturale e artistica, siamo di fronte a un\u2019operazione di softpower politico a favore del separatismo etnico contro l\u2019integrit\u00e0 territoriale della Repubblica popolare cinese e dunque contro il principio di \u201cuna sola Cina\u201d sancito dalle Nazioni Unite. 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