{"id":17290,"date":"2026-09-11T21:32:05","date_gmt":"2026-09-11T20:32:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17290"},"modified":"2026-09-11T21:37:14","modified_gmt":"2026-09-11T20:37:14","slug":"no-alle-trattative-con-lue-intervista-al-partito-socialista-dislanda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17290","title":{"rendered":"\u201cNo alle trattative con l\u2019UE\u201d \u2013 Intervista al Partito Socialista d\u2019Islanda"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scorso 30 agosto in Islanda si \u00e8 tenuto un importante referendum. Il laconico quesito sottoposto alla popolazione chiedeva: \u201c<em>Si devono riprendere i negoziati con l&#8217;Unione Europea?<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I colloqui tra l\u2019Islanda e l\u2019UE si sono infatti interrotti ancora nel 2013, quando l&#8217;allora governo islandese aveva deciso di interrompere il processo. Nel 2015 il ministro degli esteri notificava con lettera ufficiale a Bruxelles che l\u2019Islanda non era pi\u00f9 da considerarsi un paese candidato all\u2019ingresso nell\u2019UE.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A rilanciare l\u2019idea dei negoziati per l\u2019adesione \u00e8 stato l\u2019attuale governo liberale di centro, questione su cui la popolazione \u00e8 stata chiamata ad esprimersi appunto il 30 agosto. Con una vasta affluenza dell\u201982,5% degli aventi diritto, l\u2019avvicinamento all\u2019Unione Europea \u00e8 stato bocciato dal 53% dei votanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire meglio la realt\u00e0 islandese e le circostanze di questa importante sconfitta dell\u2019espansionismo europeista, abbiamo intervistato J\u00f3n Ferd\u00ednand Estherarson, presidente del Partito Socialista d\u2019Islanda, uno dei protagonisti della campagna per il&nbsp; No.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17291\" srcset=\"https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square-480x480-1.jpg 480w, https:\/\/www.politicanuova.ch\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/05-jon-color-square.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">J\u00f3n Ferd\u00ednand Estherarson, presidente del Partito Socialista d&#8217;Islanda.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il 53% degli islandesi ha votato NO al proseguimento dei colloqui con Bruxelles, bloccando qualsiasi futuro ingresso dell\u2019isola nell\u2019Unione Europea. Vi aspettavate un simile risultato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Estherarson:<\/strong> I dati apparivano certamente molto diversi all\u2019inizio di quest\u2019anno, con il \u201cS\u00cc\u201d in maggioranza in quasi tutti i sondaggi fino agli ultimi giorni prima del voto. Negli ultimi mesi i dati si sono sostanzialmente ribaltati, passando dal 53% di \u201cS\u00cc\u201d al 53% di \u201cNO\u201d. Ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto per caso, ma \u00e8 stato il risultato di una campagna molto intensa contro la ripresa dei negoziati di adesione all\u2019UE. Detto ci\u00f2, durante tutto questo periodo \u00e8 sempre rimasta una forte maggioranza contraria all\u2019adesione all\u2019UE, quindi fin dall\u2019inizio nutrivamo la speranza che questa fosse una battaglia che potevamo vincere. Questa realt\u00e0 solleva una domanda pi\u00f9 ampia per il governo liberale di centro: perch\u00e9 avrebbe dovuto gettare l\u2019opinione pubblica in un conflitto cos\u00ec polarizzante su una questione, l\u2019adesione all\u2019UE, alla quale in definitiva la grande maggioranza della nazione non era interessata?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Perch\u00e9 il Partito Socialista d\u2019Islanda si \u00e8 schierato a favore del NO? Quali sono le argomentazioni \u201cda sinistra\u201d che vanno contro l\u2019eurointegrazione dell\u2019Islanda?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Estherarson:<\/strong> Per molto tempo il Partito Socialista islandese ha mantenuto una vaga neutralit\u00e0 sulla questione dell\u2019UE. Fondamentalmente, siamo sempre stati impegnati nella lotta contro il capitalismo e lo sfruttamento a livello internazionale, ma \u00e8 stato solo con il recente cambio di leadership all\u2019interno del partito, avvenuto negli ultimi due anni, che abbiamo chiarito e precisato la nostra linea politica nei confronti dell\u2019UE. In particolare, quest\u2019estate, in occasione del nostro congresso annuale, abbiamo approvato una mozione per opporci formalmente ai negoziati di adesione con l\u2019UE, in quanto siamo totalmente contrari all\u2019ingresso nell\u2019Unione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella nostra mozione abbiamo delineato alcune delle nostre ragioni principali:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Consideriamo l\u2019UE un\u2019alleanza economica e politica fondata sul capitalismo neoliberista, a tal punto che le politiche socialiste sono state di fatto messe al bando o fortemente limitate.<\/li>\n\n\n\n<li>Ci\u00f2 ha comportato anche un indebolimento del movimento sindacale nell\u2019UE, con ulteriori piani volti a minarlo per rafforzare la \u00abcompetitivit\u00e0\u00bb dell\u2019Unione. Distruggere i diritti dei lavoratori per alimentare la macchina del capitalismo. Noi ci opponiamo a questo.<\/li>\n\n\n\n<li>Riteniamo inoltre fondamentale mantenere una politica monetaria sovrana per costruire una societ\u00e0 migliore, e l\u2019adesione all\u2019UE priverebbe completamente di tale potere.<\/li>\n\n\n\n<li>I meccanismi di governo dell\u2019UE sono antidemocratici: la complessit\u00e0, la burocrazia opprimente, gli eserciti di lobbisti e la concentrazione del potere nelle mani della Commissione europea non fanno che peggiorare col passare del tempo.<\/li>\n\n\n\n<li>Gli effetti della Politica Agricola Comune dell\u2019UE sarebbero stati devastanti per il nostro vulnerabile settore agricolo, situato alle porte dell\u2019Artico, e con i massicci tagli proposti all\u2019orizzonte, oltre che accordi di libero scambio dannosi come quello con il Mercosur, che contribuiscono a prospettare un futuro ancora pi\u00f9 cupo per l\u2019agricoltura nell\u2019UE. In quanto socialisti, vogliamo rafforzare la nostra capacit\u00e0 di produzione alimentare e dare potere agli agricoltori, non distruggere i loro mezzi di sussistenza.<\/li>\n\n\n\n<li>Allo stesso modo, la Politica Comune della Pesca dell\u2019UE avrebbe trasferito a Bruxelles il controllo sulla nostra risorsa pi\u00f9 vitale. Attualmente il controllo sulla pesca \u00e8 concentrato nelle mani degli oligarchi islandesi, ai quali continueremo a opporci, ma affidare il controllo della nostra risorsa naturale pi\u00f9 preziosa a lobbisti e burocrati in una terra lontana non \u00e8 una soluzione.<\/li>\n\n\n\n<li>Anche la massiccia svolta a destra nell\u2019UE rappresenta un problema. Tant\u2019\u00e8 che la maggioranza del Parlamento europeo \u00e8 costituita da partiti di destra di vario orientamento. Per un piccolo paese come l\u2019Islanda, il nostro \u00abposto al tavolo\u00bb sarebbe molto limitato e, di fatto, entreremmo in una situazione di controllo permanente da parte della destra europea sulla nostra legislazione per il prossimo futuro, senza alcuna possibilit\u00e0 di influenzare il cambiamento a livello dell\u2019UE.<\/li>\n\n\n\n<li>La militarizzazione dei paesi dell\u2019UE e il sostegno al genocidio perpetrato da Israele a Gaza, in particolare da parte dello Stato leader dell\u2019UE, la Germania. Ci opponiamo al genocidio sionista contro il popolo palestinese e poche cose sono pi\u00f9 ripugnanti della vendita attiva di armi e del sostegno politico ed economico a uno Stato genocida come Israele. Questo \u00e8 un dato di fatto dell\u2019accordo di libero scambio tra Israele e l\u2019UE, che la Germania ha difeso con il veto in numerose occasioni. La Germania \u00e8 anche il secondo maggiore fornitore di armi al regime sionista. Inoltre, l\u2019intera UE sta ora valutando un piano di bilancio che aumenterebbe massicciamente il proprio bilancio della difesa, oltre all\u2019aumento delle spese militari di molti Stati membri dell\u2019UE che fanno parte della NATO, e ci\u00f2 a scapito delle politiche di welfare su tutta la linea. In qualit\u00e0 di Stato membro dell\u2019UE, l\u2019Islanda dovrebbe versare contributi sempre pi\u00f9 elevati all\u2019Unione, gran parte dei quali sarebbero destinati alle armi e alle infrastrutture militari.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Vi \u00e8 stata, e se s\u00ec, in quale misura e intensit\u00e0, una collaborazione tra destra e sinistra antieuropeiste nella campagna per questo referendum?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Estherarson:<\/strong> La lotta contro l\u2019UE ha dato vita ad alcune alleanze a dir poco insolite. In tutto lo spettro politico si \u00e8 formata una coalizione informale composta dai partiti di estrema destra, della destra conservatrice tradizionale, dai centristi agrari, dal movimento di sinistra-verde e dai socialisti. Questi partiti non hanno stretto alcuna alleanza formale, ma hanno certamente agito dalla stessa parte, facendo campagna a favore del \u201cNO\u201d. Ci\u00f2 ha comportato la creazione di gruppi di coordinamento trasversali alle linee di partito e al di l\u00e0 della politica partitica; nel caso del Partito Socialista, abbiamo partecipato alla formazione di un gruppo di sinistra denominato \u00abTil Vinstri vi\u00f0 ESB\u00bb (A sinistra dell\u2019UE) insieme ai Verdi di sinistra e a vari altri gruppi minori e singoli individui. Abbiamo concentrato gran parte delle nostre energie sulla lotta attraverso quel gruppo, mentre una coalizione pi\u00f9 ampia, guidata prevalentemente dai conservatori, si \u00e8 formata attorno ad \u00ab\u00c1fram \u00cdsland\u00bb (Islanda in avanti). I singoli membri di questi gruppi hanno collaborato su obiettivi comuni quando opportuno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 tuttavia formata una coalizione formale tra le ali giovanili di questi cinque partiti: XNei &#8211; Ung gegn ESB (XNO &#8211; Giovani contro l\u2019UE). Con una dimostrazione di solidariet\u00e0 di successo sorprendente, questi giovani sono riusciti a mettere da parte le loro divergenze e a condurre una campagna sui social media molto mirata, mettendo in evidenza sia le loro differenze reciproche, sia le diverse ragioni per opporsi all\u2019UE, sia le ragioni comuni per lottare dalla stessa parte, e lo hanno fatto con una positivit\u00e0 e un ottimismo che, francamente, erano contagiosi. Il loro successo si evince chiaramente dal ribaltamento del 60% dei giovani elettori, che pochi mesi prima delle elezioni erano favorevoli al S\u00cc, a un massiccio spostamento verso il 60% di sostegno al NO.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quali sono state le argomentazioni della destra sovranista durante la campagna referendaria, e in cosa si discostavano dalle vostre?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Estherarson:<\/strong> La destra ha posto grande enfasi sulla sovranit\u00e0, tema che condividevamo, ma anche sulle argomentazioni economiche contro l\u2019UE, concentrandosi su aspetti quali il rapporto Draghi, la mancanza di competitivit\u00e0 dell\u2019Unione, il peso del suo apparato normativo, la mancanza di crescita economica e gli alti tassi di disoccupazione. Sorprendentemente, si \u00e8 parlato molto poco di immigrazione e xenofobia, anche da parte dell\u2019estrema destra, fatta eccezione forse per l\u2019incidente di Ceuta tra Marocco e Spagna. Certamente nella loro retorica erano intrecciati temi generali come il nazionalismo e il romanticismo, ma in linea di massima l\u2019attenzione era rivolta all\u2019economia da una prospettiva conservatrice. Condividevamo alcune delle stesse critiche, ma in molti casi per ragioni diverse. Ad esempio, eravamo irremovibili nel voler mantenere la nostra sovranit\u00e0, per poter nazionalizzare la pesca e le istituzioni finanziarie, con l\u2019obiettivo esplicito di strappare il controllo alle forze di destra. Pertanto, nella nostra solidariet\u00e0, nella maggior parte dei casi c\u2019era ancora una netta divergenza sulle ragioni alla base delle nostre posizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019unica regione del paese a votare a favore dell\u2019Unione Europea \u00e8 stata Reykjavik. Quanto \u00e8 grave lo scollamento socio-economico e politico della capitale rispetto al resto del paese? Perch\u00e9 i cittadini della capitale vogliono l\u2019UE e gli altri no?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Estherarson:<\/strong> Il divario tra le campagne e la capitale non \u00e8 una novit\u00e0. Le realt\u00e0 economiche sono cos\u00ec nettamente diverse su un\u2019isola scarsamente popolata ma geograficamente estesa e geologicamente complessa. La svolta neoliberista dagli anni \u201980 ad oggi ha certamente aggravato la situazione, in particolare con la svendita delle attivit\u00e0 di pesca dal settore pubblico e dalle cooperative a privati che da allora sono diventati oligarchi. Nel corso del tempo, le attivit\u00e0 di pesca dei piccoli villaggi sono state accorpate ad altre pi\u00f9 grandi e trasferite lontano, verso centri abitati pi\u00f9 popolosi, decimando l\u2019economia di vaste porzioni del Paese. Il risultato \u00e8 una crisi di spopolamento costante, con un numero sempre minore di anziani che rimangono e i giovani che si trasferiscono altrove in cerca di lavoro e opportunit\u00e0. Nell\u2019area della capitale si registra una grave crisi abitativa che si protrae ormai da quasi due decenni, con molte cause complesse che risalgono a tempi ancora pi\u00f9 lontani. La svendita neoliberista delle cooperative di edilizia sociale, la crisi bancaria del 2008, l\u2019esplosione del turismo e il boom demografico dovuto alla manodopera migrante, e altro ancora. Il risultato \u00e8 un\u2019area della capitale afflitta da una carenza di alloggi e da un circolo vizioso di inflazione, aumenti dei tassi di interesse e aumento dei costi abitativi. L\u2019argomentazione presentata al Paese per votare S\u00cc ai negoziati di adesione era incentrata in gran parte sulla promessa di tassi di interesse pi\u00f9 bassi grazie all\u2019adesione e all\u2019adozione dell\u2019euro. La campagna per il S\u00cc arriv\u00f2 persino a pubblicare annunci pubblicitari con la scritta \u00abJ\u00e1 til a\u00f0 Sj\u00e1? Fyrir l\u00e6gri vexti?\u00bb (S\u00ec per vedere? Per tassi di interesse pi\u00f9 bassi?), confondendo i negoziati di adesione con la promessa di tassi di interesse pi\u00f9 bassi, il che era ovviamente una menzogna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La maggioranza degli islandesi, sebbene non schiacciante, non vuole l\u2019Unione Europea. Quali sentimenti condivide la popolazione riguardo alla NATO, di cui l\u2019isola invece fa gi\u00e0 parte? Dopo il NO all\u2019UE, quali prospettive per l\u2019emancipazione dell\u2019Islanda rispetto alla NATO?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Estherarson:<\/strong> La questione della NATO \u00e8 complessa in Islanda. Il Partito Socialista rimane inequivocabile nella sua opposizione alla NATO e all\u2019adesione alla stessa. L\u2019Islanda \u00e8 tuttavia un membro fondatore, con un sostegno schiacciante all\u2019adesione alla NATO (nell\u2019ordine del 90%) e, in quanto paese privo di forze armate e senza una storia bellica, fino a poco tempo fa non \u00e8 stata costretta a mettere realmente in discussione la propria sicurezza nel mondo. Infatti, le recenti mosse minacciose di Donald Trump nei confronti della Groenlandia hanno rappresentato una sorta di campanello d\u2019allarme per molti islandesi. Le preoccupazioni relative al crollo delle garanzie di sicurezza della NATO sono diventate, di fatto, un pilastro della retorica della campagna a favore del \u00abS\u00cc\u00bb quest\u2019estate. In un certo senso, quella retorica ci ha permesso di sostenere che la vera sicurezza per l\u2019Islanda in futuro sarebbe stata meglio garantita uscendo dalla NATO e rifiutando di continuare a ospitare infrastrutture militari statunitensi e della NATO, poich\u00e9 sarebbero proprio quelle installazioni a rendere l\u2019Islanda un bersaglio pi\u00f9 di ogni altra cosa. Anche il comportamento degli Stati Uniti e di Israele negli ultimi anni e attualmente nei confronti dell\u2019Iran ha dato nuovo slancio alla causa, con l\u2019imperialismo che si manifesta in tutta la sua evidenza come mai prima d\u2019ora. Tuttavia, la questione rimane una battaglia in salita e, dopo questo referendum, la nostra attenzione si concentrer\u00e0 principalmente sulle questioni economiche in Islanda e sulla ricerca di modi per sfruttare la posizione dell\u2019Islanda come piccolo Stato nel mondo, ad esempio la nostra continua richiesta di dare l\u2019esempio interrompendo ogni relazione commerciale e politica con Israele. Una politica che il governo liberale di centro continua a ignorare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 30 agosto in Islanda si \u00e8 tenuto un importante referendum. Il laconico quesito sottoposto alla popolazione chiedeva: \u201cSi devono riprendere i negoziati con l&#8217;Unione Europea?\u201d. I colloqui tra l\u2019Islanda e l\u2019UE si sono infatti interrotti ancora nel 2013, quando l&#8217;allora governo islandese aveva deciso di interrompere il processo. 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