{"id":17160,"date":"2026-08-19T19:41:04","date_gmt":"2026-08-19T18:41:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17160"},"modified":"2026-08-19T19:48:58","modified_gmt":"2026-08-19T18:48:58","slug":"in-memoria-di-juliet-shoufani-testimone-della-nakba-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17160","title":{"rendered":"In memoria di Juliet Shoufani, testimone della Nakba palestinese"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Desidero dedicare questo articolo alla mia prozia Juliet Shoufani, scomparsa il 17 agosto 2026 alla veneranda et\u00e0 di 89 anni. Non si tratta unicamente di una questione personale ed emotiva. Credo infatti che la vita di questa donna contenga degli elementi politici e storiografici che meritino di essere diffusi per tenerne viva l\u2019importante memoria storica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il 30 ottobre 1948, il giorno dell\u2019undicesimo compleanno di Juliet Shoufani. David Ben Gurion ha proclamato la nascita dello Stato di Israele da sei mesi. Da allora, l\u2019intera regione \u00e8 in fiamme. Mentre gli eserciti di Siria, Egitto, Iraq, Libano e Giordania tentano invano di raggiungere Tel Aviv (Jaffa), la neonata Haganah \u2013 precursore del moderno esercito israeliano \u2013 sostenuta dall\u2019Occidente cerca di mantenere il controllo ed allargare i confini della neonata entit\u00e0 statale. Uno degli obbiettivi territoriali primari \u00e8 la Galilea: una terra strategica che funge da porta alle alture del Golan in Siria e al Libano, ricoperta da terreni fertili e sede dell\u2019importante fonte idrica del Lago di Tiberiade.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella conquista della regione, i vertici del movimento sionista compiono una scelta che verr\u00e0 sintetizzata dal leader Ben Gurion con una celebre frase: \u201cDobbiamo usare il terrore, l&#8217;assassinio, l&#8217;intimidazione, la confisca delle terre e l&#8217;eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Detto fatto, in autunno l\u2019Haganah (che si era gi\u00e0 macchiata di orrendi eccidi nei mesi precedenti) inizia a terrorizzare i villaggi del nord della Palestina. Le citt\u00e0 e i villaggi arabi \u2013 cristiani o musulmani che siano \u2013 vengono assediati, conquistati e depredati. La popolazione ha due scelte: non opporre resistenza ed essere deportata dalle terre che abitano da secoli o tentare di difendersi e venire massacrata dai sionisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti a questa scelta si trovano anche gli abitanti del piccolo villaggio arabo-cristiano di Eilabun, che il 30 ottobre 1948 vede per la prima volta i soldati del neonato Stato di Israele marciare per le sue strade. Sebbene la comunit\u00e0 non opponga resistenza, l\u2019Haganah raduna 14 giovani uomini disarmati nella piazza del Paese ed apre il fuoco, uccidendoli tutti. L\u2019IDF affermer\u00e0 per decenni che i morti fossero 12. Eppure, all\u2019ingresso del piccolo cimitero del villaggio ci sono da sempre due targhe commemorative in pi\u00f9, sulle quali i sionisti rifiuteranno per sempre di dare spiegazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il destino degli altri abitanti \u00e8 un po\u2019 meno cruento: la deportazione. Sebbene il prete del paese abbia supplicato pi\u00f9 volte il comandante dell\u2019Haganah di lasciare stare le donne ed i bambini, egli rifiuta e manda gli abitanti incolonnati, circa 800 persone, al villaggio di Maghar. Solo poche donne riescono a restare ad Eilabun.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maghar \u00e8 solo la prima di una serie di tappe verso la direzione dell\u2019esilio: il Libano. Il padre di Juliet non ci arriver\u00e0 mai. Arrivati a Kafr \u2018Inan, mentre sostano contro il muro di una chiesa, Samhain vede suo figlio piangere per la fame. Per calmarlo, estrae dalla tasca dei pantaloni un pezzo di pane che aveva conservato. Non fa in tempo a porgerlo ad Ibrahim: un colpo di proiettile lo colpisce alle spalle. I soldati dell\u2019Haganah credevano stesse tirando fuori un\u2019arma da fuoco, o almeno cos\u00ec affermeranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco si sa del destino degli altri abitanti deportati, se non che \u2013 nel 1949 &#8211; Ibrahim sar\u00e0 uno dei pochi fortunati a fare ritorno ad Eilabun, insieme a Juliet.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiudersi nel dolore sarebbe stata la risposta pi\u00f9 scontata. Ma il silenzio non era sicuramente una caratteristica di Juliet, che non si stancher\u00e0 mai di raccontare la sua storia e la storia di Samhain alle generazioni future. \u201cLo hanno sempre fatto\u201d ripeteva negli anni mentre alla televisione (o direttamente fuori dalla finestra) osservava i tragici avvenimenti che hanno coinvolto la Palestina dal 1948 oggi. La sua memoria, contenuta in numerose interviste e testimonianze, ci insegna molto. Ci insegna che il problema dell\u2019eterno dramma palestinese non affonda le sue radici nel governo Netanyahu, ma in un vero e proprio processo di pulizia etnica intrapreso con la fondazione dello Stato di Israele e la Nakba del 1948 (se non addirittura prima). Ci mostra il vero volto del sionismo: il volto di chi crede di avere il diritto di decidere chi pu\u00f2 o non pu\u00f2 vivere su una Terra, il volto di chi sputa in faccia a chi supplica di risparmiare donne e bambini dalla deportazione e dai massacri, il volto di chi tratta un pap\u00e0 con un pezzo di pane al pari di un pericoloso uomo armato. Insomma, il volto di chi forse ha tolto a Juliet il sorriso, ma non l\u2019energia e la forza di denunciare al resto del mondo i crimini dell\u2019entit\u00e0 sionista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Desidero dedicare questo articolo alla mia prozia Juliet Shoufani, scomparsa il 17 agosto 2026 alla veneranda et\u00e0 di 89 anni. 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