{"id":17141,"date":"2026-08-15T14:49:55","date_gmt":"2026-08-15T13:49:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17141"},"modified":"2026-08-15T14:49:56","modified_gmt":"2026-08-15T13:49:56","slug":"tasse-su-ricerca-giu-luniversita-sacrificata-sullaltare-del-riarmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17141","title":{"rendered":"Tasse su, ricerca gi\u00f9: l&#8217;universit\u00e0 sacrificata sull&#8217;altare del riarmo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi anni, un&#8217;oscura mano, che cinge affilate forbici, sta passando su tutte le universit\u00e0 europee tagliando centinaia di milioni di fondi a ricerca, infrastrutture e persino alle borse di studio. Ci\u00f2 fragilizza ulteriormente uno dei settori pi\u00f9 essenziali della societ\u00e0: l&#8217;istruzione, portatrice di innovazione, relazioni e, cosa pi\u00f9 importante, luogo d&#8217;incontro ed emancipazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;aspetto centrale di questa ondata d&#8217;austerit\u00e0, che viene presentata alla popolazione come un momento necessario per il quale la collettivit\u00e0 deve sacrificarsi, \u00e8 che i miliardi tagliati a istruzione, socialit\u00e0, sanit\u00e0 e persino al settore delle energie rinnovabili vengono sacrificati sull&#8217;altare della guerra. Vale a dire nella folle corsa al riarmo intrapresa con l&#8217;approvazione del piano &#8220;ReArm Europe&#8221;, che prevede di investire oltre 800 miliardi nel settore della difesa e nell&#8217;adeguamento della spesa bellica di ogni paese al 5% del proprio PIL \u2014 come ribadito per l&#8217;ennesima volta durante l&#8217;ultimo incontro della NATO svoltosi ad Ankara a inizio luglio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Svizzera e Ticino: la scure si abbatte sull&#8217;istruzione<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella nostra Svizzera, bench\u00e9 neutrale (sperando che rimanga tale) e, almeno formalmente, non faccia (ancora) parte n\u00e9 dell&#8217;UE n\u00e9 della NATO, si sta svolgendo la medesima dinamica. Attraverso il preventivo federale 2026, il governo ha ridotto di 3 miliardi i fondi al settore pubblico, 500 milioni dei quali tolti alla ricerca e all&#8217;istruzione; una riduzione che, come contestato anche dal Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA), che si \u00e8 mobilitato il 6 giugno a favore della neutralit\u00e0 e contro la guerra, servir\u00e0 a gonfiare ulteriormente le casse dell&#8217;esercito. Un Consiglio federale che, con questa scelta, dichiara senza remore da che parte sta: preferisce armare i corpi piuttosto che le coscienze, investire in carri armati e caccia piuttosto che in aule, laboratori e borse di studio. \u00c8 la logica militarista che si fa bilancio: si toglie a chi costruisce futuro per dare a chi prepara la distruzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto ci\u00f2 avr\u00e0 gravissime ripercussioni sulle condizioni lavorative dei ricercatori e sul potere d&#8217;acquisto della popolazione studentesca. Oltre 2&#8217;500 progetti di ricerca \u2014 essenziali per il settore pubblico \u2014 perderanno i finanziamenti e 700 ricercatori rimarranno senza lavoro. Un piano quanto meno miope per un paese che si lustra le scarpe elogiando l&#8217;eccellenza delle sue universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per gli studenti, gi\u00e0 in affanno a causa dell&#8217;aumento del costo della vita, si prospetta un aumento e, in alcuni casi, un vero e proprio raddoppio delle tasse universitarie, dopo che il Governo federale \u2014 lavandosene le mani \u2014 ha lanciato la palla cocente ai Cantoni, chiamati a scegliere se compensare o meno la riduzione dei fondi. Una situazione che render\u00e0 il sistema scolastico ancora pi\u00f9 classista, svantaggiando in particolare gli studenti provenienti dalle fasce popolari, costretti a scegliere se mangiare o studiare, con il rischio di cristallizzarsi in una condizione economica e sociale di precariet\u00e0 permanente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contro i tagli prospettati dalla Confederazione si era levata, nel maggio 2025, la posizione del Consiglio di Stato ticinese che, almeno allora, sembrava coraggiosa, poich\u00e9 criticava la coesione nazionale minata dai tagli, i quali colpivano le universit\u00e0 ticinesi nella misura di 15 milioni di franchi. Tuttavia, la politica \u00e8 fatta di scelte, non di parole che cadono nel baratro, e il governo ticinese si \u00e8 rivelato del tutto incapace di difendere la propria universit\u00e0. Nemmeno il tempo di dimenticare la voce da leone del governo, che \u00e8 stato presentato un messaggio ancora pi\u00f9 aberrante, volto a finanziare le iniziative sui premi di cassa malati, il quale ha inferto il secondo colpo di machete dell&#8217;austerit\u00e0 su USI e SUPSI.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ai tagli federali si aggiungono infatti i risparmi paventati dal Consiglio di Stato, che potrebbero comportare dal 2027 tagli di oltre 7 milioni di franchi all&#8217;anno per USI (5,5 mio), SUPSI (1,3 mio) e DFA\/ASP (0,25 mio), senza contare la rinuncia alle indennit\u00e0 di 1,28 milioni per gli stage di ergoterapia e fisioterapia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vero volto di questa politica emerge dalle stesse voci interne agli atenei: come denunciato dalla rettrice provvisoria dell&#8217;USI Luisa Lambertini, il calcolo dei tagli cantonali \u00e8 stato costruito ipotizzando un raddoppio delle tasse per gli studenti residenti e una moltiplicazione per quattro per i non residenti, cos\u00ec da far coincidere aritmeticamente i milioni sottratti con gli incassi da spremere agli studenti \u2014 una contabilit\u00e0 cinica che scarica sulle spalle di chi studia il conto della guerra.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La precariet\u00e0 come politica: pagare per la crisi che non si \u00e8 creata<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro le cifre fredde dei tagli si nasconde una scelta politica precisa: rendere strutturalmente precarie le condizioni di chi studia. Un raddoppio \u2014 o peggio, una quadruplicazione per i non residenti \u2014 delle tasse universitarie non \u00e8 un semplice ritocco contabile, ma un meccanismo di selezione sociale. Significa che l&#8217;accesso al sapere smetter\u00e0 di essere un diritto per diventare un privilegio riservato a chi pu\u00f2 permetterselo, mentre chi proviene da famiglie popolari sar\u00e0 costretto a moltiplicare lavori precari accanto allo studio, a rinunciare a stage e opportunit\u00e0 formative, o semplicemente a rinunciare a studiare. \u00c8 l&#8217;ennesima dimostrazione che l&#8217;austerit\u00e0 non \u00e8 mai neutra: colpisce sempre chi ha meno strumenti per difendersi, intensificando le disuguaglianze anzich\u00e9 correggerle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E la cosa pi\u00f9 cinica \u00e8 che il conto viene presentato a chi non ha alcuna responsabilit\u00e0 nella crisi delle finanze cantonali. Gli studenti e le studentesse non hanno deciso i tagli federali, non hanno votato il preventivo che privilegia i cacciabombardieri agli aiuti allo studio, eppure sono chiamati a pagarne il prezzo pi\u00f9 alto, in termini economici e di vita. Si tratta di una vera e propria espropriazione generazionale, mascherata da necessit\u00e0 contabile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il confronto impietoso: quanto investe davvero il Ticino nella propria universit\u00e0<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il Canton Ticino volesse davvero occuparsi della precariet\u00e0 giovanile che dice di voler combattere \u2014 e della fuga di cervelli che dice di voler arginare \u2014 dovrebbe iniziare dal guardarsi allo specchio. Il confronto con l&#8217;impegno finanziario di altri cantoni verso i propri atenei \u00e8 impietoso, e i numeri lo dimostrano: mentre la media svizzera del finanziamento cantonale alle universit\u00e0 si attesta attorno al 51%, il Ticino finanzia l&#8217;USI solo al 29% \u2014 e con i tagli in arrivo questa quota scender\u00e0 fino al 24%. Il Ticino, in altre parole, finanzia la propria universit\u00e0 con meno della met\u00e0 delle risorse pubbliche che gli altri cantoni destinano ai propri atenei, scaricando sistematicamente sugli studenti \u2014 attraverso le tasse \u2014 quello che dovrebbe essere un investimento pubblico nel futuro del Cantone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il governo ticinese fosse coerente con le proprie dichiarazioni sulla necessit\u00e0 di trattenere i talenti e combattere la precariet\u00e0 giovanile, il minimo che potrebbe fare \u00e8 rafforzare in modo strutturale il proprio impegno nel finanziamento dell&#8217;USI, portandolo almeno al 50% dei costi d&#8217;esercizio, cos\u00ec da rendere superfluo qualsiasi aumento delle tasse universitarie. Si tratta di una scelta politica, non di un vincolo di natura: un Cantone che sceglie di finanziare i premi di cassa malati riducendo contemporaneamente i fondi alla propria universit\u00e0 sta semplicemente decidendo chi merita di essere sostenuto e chi no.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>&nbsp;Il costo della vita cresce, le borse di studio restano ferme<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A rendere ancora pi\u00f9 insostenibile la situazione vi \u00e8 un secondo elemento, altrettanto grave quanto taciuto: mentre il costo della vita per chi studia continua a salire \u2014 tasse universitarie, premi di cassa malati, affitti sempre pi\u00f9 cari \u2014 non vi \u00e8 stata alcuna compensazione attraverso un potenziamento della cassa cantonale delle borse di studio. Si tratta di un intervento essenziale e non pi\u00f9 rinviabile: senza un adeguamento sostanziale degli aiuti allo studio, ogni discorso sul diritto all&#8217;istruzione resta lettera morta, una dichiarazione di principio priva di qualunque traduzione concreta nella vita di chi studia e fatica ad arrivare a fine mese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Una lotta unica: contro l&#8217;universit\u00e0 sacrificata, contro la militarizzazione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si pu\u00f2 separare, in questo momento storico, la difesa dell&#8217;universit\u00e0 dalla lotta contro la militarizzazione. Sono due facce della stessa medaglia: da un lato uno Stato che taglia sistematicamente su istruzione, ricerca e diritto allo studio; dall&#8217;altro lo stesso Stato che trova, sempre e comunque, i miliardi necessari per armarsi. Difendere l&#8217;universit\u00e0 significa quindi anche opporsi alla logica del riarmo che la sta soffocando. In questo senso, ci si aspetterebbe un impegno ben pi\u00f9 deciso da parte di quei partiti che si definiscono progressisti e delle organizzazioni sindacali, chiamati non solo a difendere l&#8217;universit\u00e0 sul piano rivendicativo settoriale, ma a collegare esplicitamente questa battaglia a quella, pi\u00f9 ampia, contro la militarizzazione della societ\u00e0 e lo sperpero di risorse pubbliche nella corsa agli armamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ci\u00f2 si aggiunge la gestione politica della vertenza. Mentre VPOD e SISA costruivano un fronte sindacale unitario, raccogliendo firme e mobilitando studenti e personale, il PS ticinese ha preferito la strada dell&#8217;iniziativa propria, evitando di sporcarsi le mani con la mobilitazione dal basso pur di intestarsi in Parlamento la battaglia \u2014 capitalizzando una lotta condotta sulle spalle di quegli stessi studenti che dice di difendere. Un calcolo elettorale pi\u00f9 che un atto di solidariet\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni, un&#8217;oscura mano, che cinge affilate forbici, sta passando su tutte le universit\u00e0 europee tagliando centinaia di milioni di fondi a ricerca, infrastrutture e persino alle borse di studio. Ci\u00f2 fragilizza ulteriormente uno dei settori pi\u00f9 essenziali della societ\u00e0: l&#8217;istruzione, portatrice di innovazione, relazioni e, cosa pi\u00f9 importante, luogo d&#8217;incontro ed emancipazione. L&#8217;aspetto centrale di questa ondata d&#8217;austerit\u00e0, che viene presentata alla popolazione come un momento necessario per il quale la collettivit\u00e0 deve sacrificarsi, \u00e8 che i miliardi tagliati a istruzione, socialit\u00e0, sanit\u00e0 e persino al settore delle energie rinnovabili vengono sacrificati sull&#8217;altare della guerra. 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