{"id":17092,"date":"2026-08-04T16:41:14","date_gmt":"2026-08-04T15:41:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17092"},"modified":"2026-08-05T17:53:54","modified_gmt":"2026-08-05T16:53:54","slug":"lastio-verso-largentina-era-davvero-soltanto-calcio-come-funziona-la-narrazione-liberal-personificazione-polarizzazione-e-occultamento-del-sistema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17092","title":{"rendered":"L&#8217;astio verso l&#8217;Argentina era davvero soltanto calcio? Come funziona la narrazione liberal: personificazione, polarizzazione e occultamento del sistema"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La finale del Mondiale di calcio del 2026 tra Spagna e Argentina \u00e8 stata vissuta come qualcosa di molto pi\u00f9 importante di una semplice partita di pallone. La vittoria spagnola non \u00e8 stata raccontata soltanto come il successo di una nazionale migliore sul campo, ma come una sorta di vittoria morale e politica. Dall&#8217;altra parte, la sconfitta argentina \u00e8 stata accolta come la sconfitta simbolica del blocco politico rappresentato da Javier Milei, Donald Trump e Benjamin Netanyahu e, pi\u00f9 in generale, del sionismo e della destra internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Argentina non era pi\u00f9 soltanto una squadra di calcio. Era diventata un simbolo politico e morale negativo, il contenitore di un insieme di significati che andavano dall\u2019arroganza sportiva al favore arbitrale, dall\u2019autoritarismo al sionismo. Non sorprende, in questo contesto, che una petizione online per escludere l&#8217;Argentina dai futuri Mondiali abbia raccolto in pochi giorni circa 23 milioni di firme. E soprattutto, per una parte della sinistra occidentale, tifare contro l&#8217;Argentina \u00e8 stato vissuto come una presa di posizione \u201cantifascista\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda da porsi \u00e8 dunque perch\u00e9 cos\u00ec tante persone siano state portate a tifare contro l\u2019Argentina e ad attribuire alla sua eventuale sconfitta un significato politico e morale che andava ben oltre il calcio. Attraverso quali passaggi \u00e8 stato possibile trasformare una nazionale di calcio, un popolo e un intero Paese nella rappresentazione simbolica del proprio presidente e dei suoi alleati internazionali? E perch\u00e9 l\u2019indignazione verso le politiche genocidarie perpetrate a Gaza dall\u2019entit\u00e0 sionista ha potuto concentrarsi sulla nazionale argentina, fino a trasformare la sua sconfitta sportiva in una vittoria simbolica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La partecipazione della nazionale argentina al mondiale culminata con la finale con la Spagna ha costituito un laboratorio sociale nel quale \u00e8 stato possibile osservare, in forma particolarmente nitida, un meccanismo pi\u00f9 generale attraverso cui la narrazione liberal contemporanea (diventata <em>mainstream<\/em> perch\u00e9 funzionale al mantenimento del sistema unipolare atlantico e neoliberale) costruisce il consenso:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">personificazione \u2192 polarizzazione \u2192 occultamento del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima un Paese viene identificato con il proprio leader; poi il conflitto viene trasformato in una contrapposizione morale tra buoni e cattivi, democratici e autoritari, \u201cfascisti\u201d e \u201cantifascisti\u201d. Infine, concentrando l&#8217;attenzione sui rappresentanti del potere, scompaiono dall&#8217;analisi le strutture economiche e sociali, i rapporti di classe, il sionismo e l&#8217;imperialismo e, pi\u00f9 in generale, il sistema che produce quei conflitti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La personificazione dei conflitti<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La personificazione \u00e8 una semplificazione molto efficace perch\u00e9 evita di affrontare la complessit\u00e0 della storia e dei rapporti di potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il problema \u00e8 Milei, non occorre interrogarsi sulle strutture del neoliberismo argentino e sulla dipendenza economica imposta all\u2019America Latina dall\u2019imperialismo occidentale. Se il problema \u00e8 Netanyahu, non \u00e8 necessario analizzare il sionismo e il carattere coloniale dello Stato israeliano. Se il conflitto in Ucraina \u00e8 spiegato dalle mire espansioniste del \u201cneo-zar\u201d o \u201cneo-Stalin\u201d Putin, si pu\u00f2 evitare di discutere dell\u2019espansione della NATO. Se il problema sono i problemi psicologici di un eccentrico e scafato Trump allora il problema non \u00e8 l\u2019imperialismo statunitense.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta ovviamente di negare le responsabilit\u00e0 dei singoli dirigenti. Significa riconoscere che nessun conflitto storico pu\u00f2 essere spiegato attraverso la sola psicologia delle persone che governano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando necessario al sistema, la personificazione pu\u00f2 inoltre essere ulteriormente rafforzata attraverso un processo di omologazione del popolo. Una volta identificato un Paese con il proprio leader, anche la societ\u00e0 tende progressivamente a essere rappresentata come un corpo omogeneo, moralmente coincidente con il governo che la guida. Le differenze politiche, culturali e sociali interne vengono cos\u00ec oscurate, consentendo di estendere il giudizio sul gruppo dirigente all&#8217;intera popolazione. Tale processo risulta particolarmente efficace quando occorre ridurre la solidariet\u00e0 internazionale verso un determinato Paese o rendere pi\u00f9 accettabili processi di isolamento politico, repressione sociale o perdita della sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dalla personificazione alla polarizzazione tra \u201cfascisti\u201d e \u201cantifascisti\u201d<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La personificazione dei conflitti perpetrata dalla narrazione liberal <em>mainstream<\/em> svolge una funzione ulteriore: rende possibile una polarizzazione morale estremamente efficace. Se una nazione coincide con il suo leader, allora anche il giudizio politico si riduce a una scelta binaria. Si \u00e8 con o contro Milei. Con o contro Netanyahu. Con o contro Putin. Con o contro Trump. Il dibattito non riguarda pi\u00f9 i sistemi economici, i rapporti di forza internazionali o l\u2019imperialismo, ma l\u2019adesione emotiva a una figura politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa impostazione si inserisce come la narrazione liberal <em>mainstream<\/em> ha trasformato il concetto di fascismo in una categoria soprattutto psicologica. Fascista \u00e8 genericamente il leader aggressivo, autoritario, volgare, nazionalista, carismatico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta trasformato in etichetta, diventa facile applicarlo a chiunque debba essere percepito come il nuovo \u201ccattivo\u201d della politica internazionale. La contrapposizione fascismo-antifascismo non descrive pi\u00f9 sistemi politici differenti, ma produce appartenenze emotive. Si tifa come nello sport: da una parte i buoni, dall\u2019altra i cattivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il carattere individuale prende il posto dell\u2019analisi dei rapporti sociali. La democrazia viene identificata con il rispetto che i vari leader hanno delle procedure liberali egemoni, mentre il fascismo diventa ogni forma di potere che quelle procedure mette in discussione, sia verso destra ma anche, per assurdo, verso sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa concezione non \u00e8 politicamente neutrale. Permette infatti di rappresentare le nazioni e i suoi popoli che, pur con molte ambiguit\u00e0, si scostano dall&#8217;ordine unipolare come autoritarie e moralmente riprovevoli, facendo discendere il giudizio sull&#8217;intero Paese dall&#8217;immagine attribuita al suo leader. Il conflitto tra imperialismo e multipolarismo viene cos\u00ec ricondotto a una contrapposizione morale tra democrazie e autocrazie, in virt\u00f9 dell&#8217;immagine costruita attorno ai rispettivi leader, di qualsiasi orientamento ideologico siano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo, l\u2019antifascismo svuotato della propria dimensione storica e sociale, diventa dunque uno strumento di legittimazione dell\u2019ordine neoliberale esistente. Il leader autoritario viene presentato come un\u2019anomalia esterna al sistema, non come il prodotto di specifici rapporti economici e politici. Sconfiggerlo o sostituirlo pu\u00f2 quindi apparire sufficiente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019occultamento del sistema<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La personificazione e la polarizzazione non costituiscono il punto di arrivo della narrazione liberal<em> mainstream<\/em>. Sono gli strumenti attraverso cui si realizza il terzo passaggio del meccanismo: l\u2019occultamento del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il conflitto viene rappresentato come uno scontro tra \u201cfascisti\u201d e \u201cantifascisti\u201d fuori tempo massimo, il cambiamento coincide semplicemente con la sostituzione dei primi con i secondi. Non occorre pi\u00f9 interrogarsi sulle strutture economiche, sui rapporti di classe e sull\u2019imperialismo. Basta cambiare il volto che rappresenta il sistema, lasciando il sistema economico, sociale e istituzionale sostanzialmente intatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La critica politica viene cos\u00ec spostata dalle strutture ai loro rappresentanti. Il problema non \u00e8 pi\u00f9 il neoliberismo, ma Milei. Non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019imperialismo statunitense, ma Trump. Non \u00e8 pi\u00f9 il sionismo e il carattere coloniale dello Stato israeliano, ma Netanyahu.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta ovviamente di negare le responsabilit\u00e0 dei singoli leader. Si tratta di comprendere la funzione ideologica che la loro personalizzazione pu\u00f2 assumere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un caso se negli ultimi mesi una parte crescente della narrazione liberal e dei media <em>mainstream<\/em> occidentali abbia progressivamente spostato il fuoco della critica da Israele a Benjamin Netanyahu. Nell\u2019opinione pubblica il problema tende cos\u00ec a essere identificato sempre meno con il progetto sionista e sempre pi\u00f9 con la figura del primo ministro. La prospettiva implicita diventa quella di un Israele &#8220;post-Netanyahu&#8221;: cambiato il leader, il sistema ripulito nell\u2019immagine pu\u00f2 essere percepito come nuovamente legittimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La personificazione offre quindi al sistema capitalista, soprattutto nella sua variante odierna, la possibilit\u00e0 di rinnovarsi senza trasformarsi. Quando un leader diventa troppo compromesso, pu\u00f2 essere isolato, delegittimato e infine sostituito. La sua caduta viene presentata come una vittoria politica e morale, oltre che democratica, mentre le strutture economiche, militari, giudiziarie e imperialiste che lo hanno prodotto continuano a esistere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019occultamento del sistema non avviene dunque attraverso il silenzio, ma attraverso una sovraesposizione delle figure chiamate a rappresentarlo. Pi\u00f9 l\u2019attenzione viene concentrata sui singoli protagonisti o sui simboli, meno diventa visibile il sistema che quei conflitti produce e rende possibili.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Mondiale di calcio come laboratorio sociale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il campionato mondiale di calcio culminato con la finale tra Spagna e Argentina costituisce un esempio particolarmente efficace del meccanismo appena descritto. In poche settimane \u00e8 stato infatti possibile osservare, in forma concentrata, la successione dei tre passaggi attraverso cui la narrazione liberal <em>mainstream<\/em> costruisce il consenso: personificazione, polarizzazione e occultamento del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo passaggio \u00e8 stato la personificazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Argentina ha progressivamente smesso di essere percepita come una societ\u00e0 complessa, attraversata da profonde contraddizioni politiche, economiche e sociali. La sua nazionale di calcio, trasformata in quel contesto nel volto simbolico dell&#8217;intero Paese, \u00e8 diventata la &#8220;nazionale di Milei&#8221;. L&#8217;identificazione, per\u00f2, non si \u00e8 fermata qui. Attraverso la figura del presidente argentino, la squadra \u00e8 stata progressivamente associata anche ai suoi principali alleati internazionali. \u00c8 cos\u00ec diventata il simbolo di un intero campo politico: Javier Milei, Donald Trump, Benjamin Netanyahu, il sionismo e la destra internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo passaggio \u00e8 stato la polarizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Spagna \u00e8 stata progressivamente collocata nel campo dei &#8220;buoni&#8221;. Il governo di Pedro S\u00e1nchez aveva riconosciuto lo Stato di Palestina (riconoscimento che, vale la pena ricordarlo, l&#8217;Argentina aveva formalizzato gi\u00e0 nel 2010), assunto posizioni critiche verso Israele e mantenuto una linea relativamente pi\u00f9 autonoma rispetto a molti governi europei. Questi elementi, appartenenti alla politica estera del governo spagnolo, sono stati trasferiti simbolicamente sulla nazionale di calcio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La finale \u00e8 stata cos\u00ec trasformata in una rappresentazione morale. Da una parte la Spagna progressista di S\u00e1nchez, democratica e solidale con la Palestina. Dall&#8217;altra l&#8217;Argentina identificata con Milei, Trump e Netanyahu.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo passaggio \u00e8 stato l&#8217;occultamento del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per alcune settimane, infatti, il Mondiale ha funzionato come un vero e proprio laboratorio sociale capace di coinvolgere emotivamente centinaia di milioni di persone. Attraverso una progressiva catena di identificazioni \u2013 dalla nazionale argentina a Lionel Messi, da Messi a Javier Milei, da Milei a Donald Trump e infine a Benjamin Netanyahu \u2013 una parte dell&#8217;indignazione suscitata dal massacro del popolo palestinese veniva progressivamente spostata dal sistema politico e coloniale che lo rende possibile alla realt\u00e0 che, in quel momento, ne era diventata la personificazione simbolica: la nazionale argentina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;indignazione non veniva repressa. Al contrario, veniva mantenuta viva e persino alimentata. Ci\u00f2 che cambiava era il modo in cui trovava espressione. La condanna della nazionale argentina poteva apparire come una forma di opposizione al sistema rappresentato simbolicamente da Milei, Trump e Netanyahu. Proprio questo spostamento contribuiva per\u00f2 a sostituire la critica di sistema con la critica dei soli suoi simboli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 stato un depotenziamento della critica sistemica. L\u2019energia politica rimaneva intatta, ma il suo potenziale trasformativo veniva ridotto, perch\u00e9 una parte significativa di essa era progressivamente canalizzata verso la nazionale argentina, ormai trasformata nella rappresentazione simbolica e nel principale bersaglio della condanna morale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio per questo il Mondiale del 2026 rappresenta qualcosa di pi\u00f9 di una semplice politicizzazione dello sport. Costituisce un caso di studio che permette di osservare, in una forma particolarmente nitida, il funzionamento e le conseguenze della narrazione liberal <em>mainstream<\/em>. Se un simile spostamento dell&#8217;indignazione \u00e8 stato possibile in occasione di una partita di calcio, \u00e8 la dimostrazione che lo stesso dispositivo possa operare anche in altri contesti della vita di tutti i giorni. \u00c8 il totalitarismo liberale in azione: l&#8217;espressione pi\u00f9 compiuta dell&#8217;egemonia culturale del capitale, capace di occupare ogni spazio della societ\u00e0 civile, capace di estendere il proprio dominio ben oltre le istituzioni politiche, penetrando nella cultura, nell&#8217;informazione, nello sport e nella vita quotidiana e di orientare persino le modalit\u00e0 attraverso cui si manifesta l&#8217;opposizione all&#8217;ordine esistente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La finale tra Spagna e Argentina non \u00e8 stata quindi soltanto una partita di calcio. \u00c8 diventata il laboratorio nel quale si \u00e8 potuto osservare come la personificazione produca la polarizzazione e come, attraverso entrambe, diventi possibile occultare il sistema, vero responsabile di ogni genocidio, guerra o conflitto compresi quelli di classe.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Costruire il popolo da odiare<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La personificazione del leader \u00e8 spesso sufficiente a produrre polarizzazione e occultamento del sistema. Quando necessario, tuttavia, la narrazione liberal <em>mainstream<\/em> si spinge oltre. Per rafforzare ulteriormente questo meccanismo, non si limita a identificare il Paese con il proprio governo, ma tende anche a omologarne la popolazione, trasformandola in un soggetto collettivo privo di contraddizioni interne e quindi moralmente giudicabile nel suo insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel recente caso argentino, la narrazione ha progressivamente selezionato e valorizzato gli elementi compatibili con la rappresentazione di una societ\u00e0 composta quasi esclusivamente da bianchi, privilegiati, razzisti e culturalmente omogenei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta costruita questa rappresentazione semplicistica, la condanna politica non colpisce pi\u00f9 soltanto Javier Milei, ma tende a estendersi simbolicamente all&#8217;intera popolazione argentina. La critica delle scelte di un governo si trasforma cos\u00ec, progressivamente, attraverso un processo metonimico, nella delegittimazione morale di un&#8217;intera nazione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa operazione non rafforza soltanto la polarizzazione, ma svolge anche un&#8217;ulteriore funzione politica. Se un intero popolo viene rappresentato come moralmente corresponsabile delle scelte del proprio governo, diventa pi\u00f9 difficile che, di fronte ai prevedibili futuri inasprimenti della repressione sociale, alla perdita della sovranit\u00e0 nazionale o alla svendita del patrimonio pubblico \u2013 come purtroppo \u00e8 plausibile nel caso argentino \u2013 esso susciti solidariet\u00e0 internazionale. Tali sviluppi rischiano invece di essere percepite come conseguenze naturali e perfino meritate da quello stesso popolo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;Argentina oltre la rappresentazione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 questo laboratorio narrativo potesse funzionare, era necessario che l&#8217;Argentina cessasse di apparire come una societ\u00e0 complessa. La personificazione richiede infatti una drastica semplificazione della realt\u00e0: una nazionale di calcio deve poter coincidere con il volto del proprio capitano, un intero Paese deve poter coincidere con il volto del proprio presidente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l&#8217;Argentina reale sfugge a questa rappresentazione. Si tratta infatti di una societ\u00e0 attraversata da profonde contraddizioni, segnata da una lunga e radicata tradizione peronista, che ha inciso in modo decisivo sulla costruzione dell\u2019identit\u00e0 popolare e nazionale e sull\u2019organizzazione del movimento sindacale. Accanto a questa tradizione agiscono movimenti femministi e ambientalisti, organizzazioni popolari, forze della sinistra e una memoria collettiva costruita anche attraverso la lotta contro la dittatura militare. Ridurre questa pluralit\u00e0 alla figura di Javier Milei significa cancellare proprio quelle forze sociali e politiche che quotidianamente si oppongono alle sue politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la nazionale argentina di calcio, nonostante la narrazione, non si \u00e8 comportata come una semplice estensione del suo governo. Durante il Mondiale ha infatti compiuto un gesto difficilmente conciliabile con la rappresentazione costruita attorno ad essa. Dopo la vittoria contro l&#8217;Inghilterra, i giocatori hanno esposto lo striscione <em>\u00abLas Malvinas son argentinas\u00bb, <\/em>riportando al centro della scena una rivendicazione nazionale e squisitamente anti-imperialista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Partito Comunista dell\u2019Argentina (PCA) ha addirittura sottolineato come \u201c<em>quella rivendicazione, bandiera alla mano, ha messo molto pi\u00f9 in difficolt\u00e0 il governo neocoloniale di Javier Milei di quanto non abbiano fatto le iniziative dell&#8217;opposizione in Parlamento o della dirigenza burocratica della CGT\u201d. <\/em>Sulla stessa linea d&#8217;onda si trova, eccezionalmente, anche il maoista Partito Comunista Rivoluzionario dell&#8217;Argentina (PCR) che tramite i suoi media giudica l\u2019esposizione dello striscione addirittura<em> \u201cun fatto storico\u201d <\/em>simbolo del<em> &#8220;profondo sentimento patriottico presente nel nostro popolo e dell\u2019odio verso i pirati imperialisti inglesi&#8221; <\/em>ma che, al contempo,<em> &#8220;ha messo in evidenza il carattere svendipatria di Milei e dei suoi complici&#8221;, <\/em>specificando che<em> \u201cmentre Milei si inchina agli interessi britannici e rivendica la figura della criminale di guerra Margaret Thatcher, il popolo e i giocatori hanno ricordato che la memoria dei nostri caduti non \u00e8 negoziabile\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 trattato probabilmente dell&#8217;unico gesto apertamente politico compiuto durante il torneo, poich\u00e9 effettuato contro il proprio stesso governo. Eppure ha ricevuto un&#8217;attenzione mediatica decisamente inferiore rispetto ad altri episodi perfettamente coerenti con la narrazione dominante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa distinzione \u00e8 stata rivendicata anche da ampi settori della societ\u00e0 argentina. Movimenti sociali, organizzazioni politiche (fra cui il PCA), veterani delle Malvinas, artisti, ricercatori e numerose personalit\u00e0 della cultura hanno ribadito negli ultimi mesi un concetto semplice ma fondamentale:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abLa Selecci\u00f3n es del pueblo, no del gobierno.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa complessit\u00e0 sociale e politica costituiva dunque un ostacolo al funzionamento della personificazione. Per questo tendeva a scomparire dalla rappresentazione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forza della narrazione liberal <em>mainstream<\/em> non consiste infatti per forza nel falsificare completamente la realt\u00e0, ma nel selezionarne, spesso attraverso algoritmi ben congeniati, soltanto gli elementi compatibili con il racconto che intende costruire. Tutto ci\u00f2 che introduce contraddizioni, sfumature o elementi di complessit\u00e0 viene progressivamente marginalizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un caso se quasi nessun media internazionale ha citato quanto la stampa di opposizione argentina riportava, ad esempio che <em>\u201cdal gol di Maradona nel 1986, vissuto dal popolo come una rivincita simbolica sulla sconfitta militare, alle molteplici manifestazioni popolari che hanno rivendicato le Malvinas in ogni incontro sportivo, il calcio \u00e8 stato uno spazio in cui si condensano profonde tensioni storiche, ed \u00e8 diventato anche una forza aggregante e diffusiva di energie anti-imperialiste\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa rimozione non riguarda infatti soltanto la storia politica argentina, ma anche la sua collocazione nello scenario internazionale. L&#8217;Argentina \u00e8 un Paese dotato di immense risorse strategiche \u2013 dal litio alle riserve energetiche, fino al controllo di aree marittime di grande valore economico \u2013 e occupa una posizione centrale nell\u2019attuale competizione internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione delle Malvinas non riguarda soltanto una controversia territoriale con il Regno Unito, ma anche il controllo delle risorse dell\u2019Atlantico meridionale e delle prospettive di sfruttamento petrolifero. Un esempio concreto \u00e8 rappresentato dal progetto Sea Lion, guidato dalla societ\u00e0 israeliana Navitas Petroleum insieme alla britannica Rockhopper Exploration sulla base di licenze concesse dalle autorit\u00e0 britanniche delle isole. Il progetto prevede l\u2019estrazione di centinaia di milioni di barili di petrolio e potrebbe assicurare ingenti entrate economiche all\u2019amministrazione delle Malvinas, contribuendo cos\u00ec anche al consolidamento materiale della presenza britannica nell\u2019Atlantico meridionale. Non va peraltro qui scordato pure l\u2019elemento strategico dal punto di vista militare: sulle isole Malvinas, 48 km a sud-ovest di Puerto Argentino, \u00e8 infatti presente l\u2019importante base della Royal Air Force di Mount Pleasant che opera in modo pienamente interoperabile con la NATO. Non a caso, il Partito Comunista dell\u2019Argentina sostiene che \u00ab<em>il giusto e storico reclamo per le Malvinas [\u2026] non pu\u00f2 essere separato dalla lotta contro la cessione della sovranit\u00e0 che oggi porta avanti il governo neocoloniale di Javier Milei<\/em>\u00bb, denunciando come l\u2019usurpazione britannica delle isole e il saccheggio delle risorse petrolifere siano parte di un medesimo processo di subordinazione dell\u2019Argentina agli interessi imperialisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva assume particolare rilievo uno dei primi provvedimenti del governo Milei: il tentativo di abrogare la legge che limita la propriet\u00e0 straniera delle terre rurali, comprese quelle situate in aree di frontiera, in prossimit\u00e0 di risorse idriche o in territori di particolare valore strategico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la centralit\u00e0 dell&#8217;Argentina non dipende soltanto dalla ricchezza delle sue risorse. Essa deriva anche dalla sua collocazione nel processo di ridefinizione degli equilibri internazionali. Prima dell&#8217;elezione di Milei, il governo argentino aveva avviato un progressivo avvicinamento ai principali organismi della cooperazione multipolare: l&#8217;ingresso nei BRICS era stato formalmente approvato per il 1\u00b0 gennaio 2024; nel 2022 Buenos Aires aveva aderito alla <em>Belt and Road Initiative<\/em> promossa dalla Cina, nel 2023 aveva avviato il processo di adesione alla <em>New Development Bank<\/em> dei BRICS ed in generale l\u2019Argentina aveva intesificato le relazioni economiche e finanziarie con Cina, Russia e altri paesi emergenti. L&#8217;elezione di Milei, e l&#8217;arresto dell&#8217;ex-mandataria Cristina Fern\u00e1ndez de Kirchner, ha invece segnato una netta inversione di rotta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto, una rappresentazione che riduca l&#8217;Argentina a &#8220;Paese di Milei&#8221; o, addirittura, a un intero popolo naturalmente identificato con la destra internazionale, produce effetti politici precisi: rende pi\u00f9 difficile riconoscere le ragioni di eventuali rivendicazioni di sovranit\u00e0 nazionale, le quali sarebbero additate dalla narrazione come volgari mire \u201cnazionalistiche\u201d, e indebolisce la solidariet\u00e0 internazionale nei confronti delle forze sociali che si oppongono tanto alle politiche del governo quanto ai processi di subordinazione economica e geopolitica, la perdita di sovranit\u00e0, la privatizzazione delle risorse strategiche o l&#8217;allineamento agli interessi delle potenze occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019occultamento del sistema finisce cos\u00ec per distogliere l\u2019attenzione dalle contraddizioni interne dell\u2019Argentina e oscurare il conflitto reale che attraversa il Paese sia sul piano interno sia sul piano della sua collazione internazionale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Messi con la kippah: quando un&#8217;immagine diventa una narrazione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei recenti esempi pi\u00f9 efficaci del funzionamento della narrazione liberal <em>mainstream<\/em> \u00e8 rappresentato dalla fotografia di Lionel Messi con una kippah. L&#8217;immagine \u00e8 autentica, ma il suo significato cambia completamente se ricollocata nel proprio contesto. La fotografia risale all&#8217;agosto 2013 e fu scattata durante il <em>Peace Tour<\/em> del club sportivo del Barcellona, un&#8217;iniziativa che prevedeva incontri sia con bambini israeliani sia con bambini palestinesi, comprese visite in Cisgiordania. Durante il mondiale quell&#8217;unica immagine \u00e8 stata invece riproposta migliaia di volte sui social network come simbolo della vicinanza di Messi a Israele. Attraverso un processo di personificazione, l&#8217;immagine del capitano argentino \u00e8 stata cos\u00ec estesa alla nazionale argentina e, infine, all&#8217;intero Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La narrazione emerge per\u00f2 soprattutto da ci\u00f2 che viene escluso. Messi non era l&#8217;unico protagonista di quel viaggio: alla stessa iniziativa avevano preso parte \u2013 tra gli altri &#8211; anche Xavi Hern\u00e1ndez e Andr\u00e9s Iniesta, simboli \u2013 a quel tempo &#8211; della nazionale spagnola. Eppure, durante il Mondiale del 2026, soltanto le immagini di Messi sono tornate a circolare con insistenza, mentre quelle che ritraevano i due campioni spagnoli sono rimaste sostanzialmente assenti dal dibattito pubblico. La loro diffusione avrebbe infatti incrinato la rappresentazione di una Spagna identificata con la causa palestinese contrapposta a un&#8217;Argentina associata a Israele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stiamo parlando dello stesso Messi che viene citato su \u201c<em>Nuestra Propuesta<\/em>\u201d, giornale marxista e anti-sionista, che loda il calciatore per aver rilasciato la seguente dichiarazione alle telecamere a margine di una partita: \u00ab<em>la gente non arriva alla fine del mese e lotta ogni giorno per tirare avanti<\/em>\u00bb. Parole che Milei non ha gradito. Ed \u00e8 sempre \u201c<em>Nuestra Propuesta<\/em>\u201d a ricordare come sia stato il difensore argentino Romero (cos\u00ec come anche Lisandro Mart\u00ednez), al momento di ricevere la medaglia, ad aver <em>\u201crifiutato di stringere la mano a colui che guida il regime criminale degli Stati Uniti\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parole di encomio sono arrivate anche dal settimanale marxista-leninista \u201c<em>Hoy<\/em>\u201d che qualifica Messi, \u201c<em>insieme a Maradona<\/em>\u201d, come \u201c<em>uno dei due migliori calciatori della storia<\/em>\u201d esaltandone le doti di capitano di una Nazionale che \u201c<em>ha dimostrato che la solidariet\u00e0 e il lavoro collettivo sono superiori all\u2019individualismo\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Conclusione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rappresentazione della nazionale argentina durante il Mondiale del 2026 e, in particolare, la narrazione costruita attorno alla finale contro la Spagna, non rappresentano un&#8217;eccezione. Proprio perch\u00e9 si sono sviluppate in un contesto di straordinaria partecipazione emotiva, hanno costituito un laboratorio sociale nel quale \u00e8 stato possibile osservare con particolare chiarezza il funzionamento di un meccanismo che caratterizza sempre pi\u00f9 spesso la costruzione del consenso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso la personificazione, i conflitti vengono ricondotti ai loro protagonisti; i popoli finiscono per essere identificati con i propri leader e le societ\u00e0 vengono ridotte a un&#8217;unica rappresentazione politica; attraverso la polarizzazione, essi vengono trasformati in uno scontro morale tra &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221;; infine, attraverso l&#8217;occultamento del sistema, l&#8217;attenzione si sposta dalle strutture economiche, politiche e ideologiche che producono quei conflitti \u2013 cos\u00ec come dagli interessi geopolitici e materiali che li attraversano \u2013 ai soggetti che, di volta in volta, ne diventano il volto pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da una prospettiva marxista, questo processo assume un significato preciso. L&#8217;ideologia pu\u00f2 agire attraverso la disinformazione e la manipolazione esplicita dei fatti, ma anche attraverso meccanismi pi\u00f9 sottili: la selezione degli elementi da mostrare sul piano giornalistico, la loro decontestualizzazione e la rimozione delle contraddizioni che disturbano la narrazione dominante (e spesso pure unica). La realt\u00e0 non viene quindi soltanto falsificata; viene anche frammentata e ricomposta in forme di coscienza nelle quali le contraddizioni del capitalismo e dell&#8217;imperialismo appaiono come il risultato dell&#8217;azione di singoli individui, anzich\u00e9 come espressione di rapporti sociali e di classe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;indignazione, umanamente condivisibile, in questo modo non viene soppressa ma riorientata e depotenziata affinch\u00e9 non possa avere sbocchi politici di reale entit\u00e0. La critica rimane cos\u00ec confinata entro i limiti compatibili con la riproduzione del sistema, perch\u00e9 colpisce i suoi rappresentanti senza mettere realmente in discussione i rapporti di forza che essi incarnano, n\u00e9 le strutture economiche e geopolitiche che ne orientano l&#8217;azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nazionale di calcio argentina \u00e8 stata, nel corso del Mondiale, uno dei terreni sui quali questo meccanismo \u00e8 apparso con maggiore evidenza. Ma il punto centrale non \u00e8 l&#8217;Argentina. Il punto centrale \u00e8 comprendere come oggi un evento sportivo possa diventare il luogo nel quale si sperimentano e si consolidano forme di costruzione del consenso destinate a riprodursi ben oltre il calcio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio questa capacit\u00e0 di trasferire e riorientare l&#8217;indignazione collettiva verso obiettivi simbolici a costituire uno degli strumenti pi\u00f9 efficaci attraverso cui l&#8217;ordine esistente preserva la propria legittimit\u00e0 e assimila entro i suoi paradigmi la sinistra, i sindacati, i movimenti antifascisti, ecc. Quando un intero popolo viene identificato con il proprio governo o con il proprio leader e trasformato in un soggetto politico apparentemente omogeneo, diventa inoltre pi\u00f9 difficile riconoscere le contraddizioni interne a quella societ\u00e0, costruire solidariet\u00e0 internazionale con le forze che vi si oppongono e comprendere le dinamiche materiali che ne attraversano la storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla funzione di depotenziamento del conflitto e di occultamento delle sue radici sistemiche, questo meccanismo sembra svolgere una duplice funzione politica. Da un lato, contribuisce a spostare l&#8217;attenzione da conflitti nei quali le contraddizioni dell&#8217;imperialismo e del capitalismo emergono con particolare evidenza, primo fra tutti quello israelo-palestinese; dall&#8217;altro, pu\u00f2 produrre effetti politici e geopolitici direttamente riferiti all&#8217;Argentina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019isolamento dell\u2019Argentina, perlomeno sul piano culturale e simbolico, pu\u00f2 contribuire a un\u2019ulteriore frammentazione dell\u2019America Latina, ostacolando la costruzione di una coscienza e di una solidariet\u00e0 continentali. Una simile dinamica finirebbe oggettivamente per favorire gli Stati Uniti, storicamente interessati al mantenimento della propria egemonia nella regione, tanto pi\u00f9 in una fase nella quale non pu\u00f2 essere esclusa la possibilit\u00e0 di nuove forme di ingerenza, destabilizzazione o intervento nei Paesi latinoamericani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo processo potrebbe avere conseguenze anche sul piano interno. La percezione di essere isolata e collettivamente condannata dal resto del mondo potrebbe incidere psicologicamente sulla resistenza popolare argentina, alimentando un sentimento di abbandono e indebolendo la fiducia nella possibilit\u00e0 di costruire alleanze e ricevere solidariet\u00e0 dall\u2019esterno. Tale condizione non determinerebbe automaticamente l\u2019inazione, ma potrebbe rendere pi\u00f9 difficile la mobilitazione contro un\u2019eventuale svolta autoritaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La narrazione liberal <em>mainstream<\/em> non elimina il conflitto: lo ridefinisce. La contrapposizione tra capitale e lavoro e tra imperialismo e multipolarismo viene sostituita da una polarizzazione morale, a volte quasi psicologica, tra buoni e cattivi, democratici e autoritari, \u201cfascisti\u201d e \u201cantifascisti\u201d che ha l\u2019obiettivo di occultarne le radici materiali, sistemiche e di classe, senza smascherare le quali sono per\u00f2 del tutto impossibili non solo le rivoluzioni, ma le stesse riforme. Il caso argentino mostra cos\u00ec come la battaglia per l&#8217;interpretazione degli eventi non sia separabile dalla lotta politica: comprendere e rendere visibili le contraddizioni che la narrazione dominante occulta costituisce il presupposto indispensabile di qualsiasi trasformazione reale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La finale del Mondiale di calcio del 2026 tra Spagna e Argentina \u00e8 stata vissuta come qualcosa di molto pi\u00f9 importante di una semplice partita di pallone. La vittoria spagnola non \u00e8 stata raccontata soltanto come il successo di una nazionale migliore sul campo, ma come una sorta di vittoria morale e politica. Dall&#8217;altra parte, la sconfitta argentina \u00e8 stata accolta come la sconfitta simbolica del blocco politico rappresentato da Javier Milei, Donald Trump e Benjamin Netanyahu e, pi\u00f9 in generale, del sionismo e della destra internazionale. L\u2019Argentina non era pi\u00f9 soltanto una squadra di calcio. 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