{"id":17087,"date":"2026-03-28T20:59:39","date_gmt":"2026-03-28T19:59:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17087"},"modified":"2026-08-03T21:03:48","modified_gmt":"2026-08-03T20:03:48","slug":"da-beirut-alle-stelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17087","title":{"rendered":"Da Beirut alle stelle"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il film nel mondo e a Friburgo<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <em>Festival International du Film de Fribourg<\/em> apre i propri sipari con la proiezione del film libanese <em>A Sad and Beautiful World<\/em>. La pellicola era gi\u00e0 uscita in prima mondiale alle Giornate degli Autori a Venezia (2025), dove fu selezionata per il premio del pubblico, e ha rappresentato il Libano agli Oscars 2026. Per il lungometraggio questa \u00e8 la sua prima svizzera. \u00c8 stato presentato dal regista stesso, Cyril Aris, e l\u2019attrice principale, Mounia Akl, dinanzi ad una sala gremita. Credo che nessuno, dopo aver preso posto ed aver ascoltato la presentazione introduttiva, si attendesse, anche solo lontanamente, di poter testimoniare di una tale bellezza su pellicola; di una cos\u00ec straordinaria, impetuosa, e purtuttavia delicata, a volte quasi timida, espressione d\u2019amore, nella sua forma pi\u00f9 primordiale: l\u2019amore della vita. Sia chiaro, non l\u2019amore per la vita in quanto tale; ma l\u2019amore per la vita che pu\u00f2 essere vissuta, nonostante la vita. Urge tuttavia fare un passo indietro.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I nostri eroi<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film \u00e8 ambientato nel Libano contemporaneo. La regia ci catapulta nella vita di due personaggi meravigliosi, ognuno con le proprie contraddizioni. Uno di questi \u00e8 Nino, che gestisce il ristorante di famiglia. Solare, instancabile, sempre con la battuta pronta, l\u2019entusiasta gastronomo appare a prima vista come l\u2019opposto di Yasmina, l\u2019altra protagonista. Introdotta su scena in vesti da ufficio e in perenne simbiosi col proprio telefono, lavora come consulente per un progetto del governo libanese (si menziona un \u201c<em>Vision Lebanon 2026<\/em>\u201d). Seria, concreta, apparentemente imperturbabile e stacanovista al punto da dover assumere psicofarmaci (ma probabilmente sono legati anche ai suoi traumi infantili), la sua vita non sembra lasciare spazio a nulla che non sia il proprio impiego.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due personaggi s\u2019incontrano a seguito d\u2019un incidente d\u2019auto dai tratti grotteschi, degni d\u2019una qualsiasi commedia romantica. (Il film \u00e8 descritto come \u201c<em>romantic comedy-drama<\/em>\u201d e mi pare che esprima coerentemente i tratti solo apparentemente contradditori dei due generi). Dopo diversi e tira e molla, tra occhiatacce e battute, a proposito delle spese di riparazione, l\u2019intera famiglia di Yasmina \u00e8 invitata al ristorante di Nino come primo gesto di riconciliazione. Il caos comico che ne segue fa da sfondo ad una doppia rivelazione molto tenera: Nino riconosce Yasmina, cogliendo i suoi tre nei caratteristici sul collo; viceversa, Yasmina riconosce Nino attraverso la foto dei genitori di lui, appesa s\u2019un muro del locale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019Isola<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nino e Yasmina sono in effetti vecchi compagni di scuola e amici d\u2019infanzia. Irrequieti e dispettosi, da bambini scoprono un acerbo affetto l\u2019uno per l\u2019altra durante una delle loro uscite dopo la scuola, in un prato con dei vagoni abbandonati. Ivi sognano: il treno parte, decolla per le stelle e raggiunge l\u2019Isola. L\u2019Isola, un luogo immaginifico portentoso, dove Nino pu\u00f2 raggiungere i suoi genitori, uccisi da un proiettile che provoca un mortale incidente d\u2019auto (presumibilmente durante la guerra civile o l\u2019invasione israeliana); dove Yasmina pu\u00f2 fuggire dai furiosi litigi che straziano la sua famiglia; dove entrambi possono essere felici e sicuri, giacch\u00e9 \u201cnon ci sono spari, non c\u2019\u00e8 la guerra, non ci sono missili\u201d; dove Beirut e il Libano possono sognare di \u201crinascere dalle proprie ceneri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, incredibilmente, Nino e Yasmina sono di nuovo insieme. L\u2019incontro fortuito e quelli seguenti, costellati d\u2019imprevisti e gaffes di vario genere, non solo ricordano un\u2019oasi del passato loro cara, ma soffiano, un sospiro, uno sguardo fuggevole alla volta, sulle timide braci dell\u2019amore. Un amore che, lo vedremo, \u00e8 ben lungi dalla mera passione: \u00e8 l\u2019amore \u201cdel tuo sorriso, dei tuoi capelli, dei tuoi interventi in classe\u201d; \u201cdel tuo profilo, del tuo sguardo silenzioso\u201d. E l\u2019amore si sprigiona in un bacio rubato sotto un cavalcavia, fra le tenebre: l\u00ec, di nuovo, il treno decolla, parte da Beirut, raggiunge l\u2019Isola. Eppure tutto sembra durare cos\u00ec poco, perch\u00e9 Yasmina deve partire per la Germania e lei non sembra voler cambiare i propri piani, nonostante tutto. Segue, dopo l\u2019addio a Nino, una delle scene pi\u00f9 belle del film, quando il nostro eroe, depresso e abbattuto, esce dal retro del ristorante, cercando disperatamente di farsi una ragione della partenza della propria amata. Ma i piatti gli cadono di mano, s\u2019infrangono sul pavimento, perch\u00e9 lei \u00e8 l\u00ec ad aspettarlo, silenziosa e le braccia conserte. Poi lei si anima: lo insulta, lo maledice, lo insegue per le scale, fino a che entrambi non scoppiano a ridere, sedendosi sui gradini e abbracciandosi. Di scene cos\u00ec dolci e delicate, cos\u00ec intimamente genuine, credo ve ne siano poche. Sono cose da castellinaria, da grande letteratura.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La lotta esistenziale del Libano<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec Nino e Yasmina cominciano la loro vita di coppia e, dopo una serie di tentennamenti e discussioni a cuore aperto, danno alla luce una bambina, vispa e intelligente, Amal. Nino realizza il suo sogno di (ri)costruire una famiglia propria e Yasmina supera il terrore di riprodurre, seguendo questa strada, il fato dei suoi genitori, perennemente in lite ed infine divorziati. E focalizzandosi solo su questo, ci si potrebbe illudere che nulla potrebbe essere pi\u00f9 perfetto per i nostri eroi. Ma siamo in Libano. Un paese stupendo nel suo paesaggio, nella sua arte e, non da ultimo, nelle sue genti; ma ciclicamente salassato dal sionismo armato, che sogna il miraggio colonialista del \u201cGrande Israele\u201d. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019instabilit\u00e0 politica e la crisi economica, inevitabilmente legate anche all\u2019interferenza imperialista di Stati Uniti e \u201cIsraele\u201d. Tutto ci\u00f2 rende la vita dei libanesi un inferno, un eterno orizzonte di sabbie mobili. Ed \u00e8 proprio questo, il martirio del Libano, a creare continuamente tensioni tra Nino e Yasmina. Anche sulla base delle risposte date da Aris e Akl alla fine della visione, \u00e8 chiaro che emergono due posizioni distinte: Nino desidera restare, costi quel che costi, mentre Yasmina, disillusa, esausta, vuole partire e costruirsi un futuro in un luogo che offra un minimo di stabilit\u00e0 (la partenza annullata per la Germania andava in questo senso).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Uno specchio per i libanesi?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Yasmina \u00e8 stata descritta dal regista e l\u2019attrice come la \u201cpessimista\u201d, mentre Nino come l\u2019\u201cottimista\u201d. I termini per\u00f2 non mi paiono del tutto adatti, nella misura in cui in entrambi si sottintende spesso una certa dose d\u2019irrazionalit\u00e0, di pura e semplice speculazione, declinata positivamente o negativamente appunto. Mi sembra per\u00f2 che non vi sia nulla d\u2019irrazionale n\u00e9 nell\u2019una n\u00e9 nell\u2019altro. Yasmina tira le somme in modo analitico e pragmatico. In una delle sue lettere mai spedite, afferma di odiare il proprio paese per varie ragioni; ma la frase pi\u00f9 pregnante \u00e8 quella in cui afferma che il suo disprezzo deriva dal fatto che \u201c<em>le nostre battaglie sono le stesse dei nostri genitori<\/em>\u201d. Il Libano \u00e8 paralizzato, eternamente fragilizzato, da una cosa e una cosa soltanto: l\u2019imperialismo. Ed \u00e8 proprio quest\u2019ultima cosa che, semmai, Yasmina odia per davvero; perch\u00e9 se in assenza di questo \u00e8 improbabile che il Libano si trasformi di punto in bianco in un\u2019utopia socialista, quantomeno il suo popolo avrebbe il margine di manovra per smuovere gl\u2019ingranaggi sociali del proprio paese senza temere i ciclici sconquassi dei bombardamenti e le invasioni. Nino, pur volendo rimanere, non \u00e8 meno sensato di lei: non voler lasciare il Libano non \u00e8 cieco ottimismo o ingenuit\u00e0, ma un atto di resistenza nella sua forma pi\u00f9 semplice e pura: resistere esistendo. Ne abbiamo gi\u00e0 testimoniato a Gaza, dove il coraggioso popolo palestinese ha preferito tornare sulle macerie delle proprie case, piuttosto che obbedire alle ingiunzioni sanguinarie dell\u2019esercito sionista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa nostra analisi fa di Nino un eroe senza macchia e senza paura e invece di Yasmina una povera vigliacca, un\u2019egoista, una traditrice? Evidentemente no: chi siamo noi per giudicare? Le bombe non cadono certo sulle nostre di case. La sintesi \u00e8 in realt\u00e0 un po\u2019 pi\u00f9 complessa, perch\u00e9 proprio uniti, Nino e Yasmina, ricostruiscono in qualche modo l\u2019anima libanese; sono cio\u00e8 quel pendolo che oscilla tra il resistere fieramente sulla propria terra e il desiderio di poter semplicemente esistere in pace altrove, senza la spada di Damocle del sionismo genocida sopra i propri capi. Questa \u00e8 la tesi dei due artisti e, a detta loro, proprio tale veridicit\u00e0 ha permesso al film di essere ben accolto in patria. Condividiamo questo avviso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Ti aspetter\u00f2 sul treno<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec il film si avvia nella sua parte finale. La situazione economica libanese peggiora notevolmente: Yasmina viene notificata che l\u2019ufficio in cui lavora sar\u00e0 chiuso e il ristorante di Nino \u00e8 in enorme difficolt\u00e0 a causa della crisi e dell\u2019inflazione. L\u2019ombra della separazione si allunga di nuovo sopra i nostri personaggi. Yasmina non vede pi\u00f9 alcuna speranza a Beirut e vorrebbe chiedere un trasferimento a Dubai per salvare i propri guadagni e poter cos\u00ec inviare periodicamente \u201cdollari freschi\u201d a Nino. Vorrebbe anche portare con s\u00e9 Amal, allontanandola dalla pentola a pressione che sta diventando la citt\u00e0. Nino, invece, pur disperato, non vuole andarsene. Con un dialogo meraviglioso e straziante dal buco della serratura di una stanza, dove solo gli occhi parlano, i due protagonisti discutono sul da farsi: \u201ce io che pensavo che nulla ci avrebbe pi\u00f9 separato\u201d. Segue la morte del padre di Nino, le dimissioni di quel che restava del suo personale e la rassegnazione di fronte alla partenza di Yasmina. Finalmente i due, l\u2019una dalle vitree vette che si stagliano sul golfo persico, l\u2019altro tra i viottoli antichi della perla del Levante, chiudono gli occhi e si ritrovano nei vecchi vagoni abbandonati. Coi propri pensieri salgono sul treno, che decolla dalla citt\u00e0 e s\u2019innalza verso le stelle, verso l\u2019Isola; l\u2019Isola, dove nulla pu\u00f2 raggiungerli e separarli.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Esistere, fino alla vittoria<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al di l\u00e0 dell\u2019aspetto meramente particolare della relazione tra Nino e Yasmina, pure divertente, dolce e drammatica al tempo stesso, il film, come abbiamo visto, ha un\u2019evidente e apprezzabile profondit\u00e0 politica. Le condizioni materiali di Nino e Yasmina, il perimetro contestuale in cui cercano di prendere in mano il proprio destino, nonostante tutte le difficolt\u00e0, non \u00e8 diverso da quello degli altri libanesi. Pare dunque una storia personale dalla portata ben pi\u00f9 vasta, collettiva. \u00c8 vero che il film pecca forse del coraggio di nominare chiaramente il male principale che ammorba il paese, ovvero appunto l\u2019imperialismo nordamericano e il colonialismo sionista. Solo in un\u2019istanza il \u201cbombardamento israeliano\u201d \u00e8 qualificato esplicitamente e anche nella discussione finale \u201cIsraele\u201d non \u00e8 menzionato. Forse per\u00f2 questo ipotetico timore \u00e8 dovuto pi\u00f9 al contesto occidentale della proiezione, che non alle intenzioni originarie degli artisti: per i libanesi, e chiunque conosca un minimo di storia, \u00e8 tutto chiarissimo. In ogni caso la politica \u00e8 ben presente sullo sfondo del film, talvolta anche in forma ben pi\u00f9 diretta (l\u2019incipit del film \u00e8 letteralmente un parto condotto nel bel mezzo di un bombardamento, quasi certamente israeliano, s\u2019un ospedale). \u201cIl film\u201d, spiega Aris, \u201cvuole mostrare i libanesi non come semplici vittime\u201d, ma artefici del proprio destino. Ed \u00e8 forse proprio per questo che il finale \u00e8 molto aperto e irrisolto. Come potrebbe non esserlo? La storia del Libano non \u00e8 certo risolta. Tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 raccontare, \u00e8 che il popolo libanese vuole vivere, vuole gioire e vuole resistere, nonostante i soprusi e la morte che l\u2019imperialismo gl\u2019impone. E saranno proprio tale forza e tale risolutezza a permettere al Libano, un giorno, di spezzare le proprie catene e realizzare i sogni e le speranze custoditi sulla sua Isola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film nel mondo e a Friburgo Il Festival International du Film de Fribourg apre i propri sipari con la proiezione del film libanese A Sad and Beautiful World. La pellicola era gi\u00e0 uscita in prima mondiale alle Giornate degli Autori a Venezia (2025), dove fu selezionata per il premio del pubblico, e ha rappresentato il Libano agli Oscars 2026. Per il lungometraggio questa \u00e8 la sua prima svizzera. \u00c8 stato presentato dal regista stesso, Cyril Aris, e l\u2019attrice principale, Mounia Akl, dinanzi ad una sala gremita. 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