{"id":17080,"date":"2025-12-02T19:19:00","date_gmt":"2025-12-02T18:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17080"},"modified":"2026-08-03T19:25:04","modified_gmt":"2026-08-03T18:25:04","slug":"daimyo-a-tokyo-per-uno-shogun-a-washington-il-giappone-di-sanae-takaichi-tra-ambizioni-imperialiste-e-sottomissione-agli-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17080","title":{"rendered":"Daimyo a Tokyo per uno shogun a Washington: il Giappone di Sanae Takaichi tra ambizioni imperialiste e sottomissione agli USA"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una donna \u2013 <em>subarashii (fantastico)!<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi \u00e8 Sanae Takaichi, la nuova presidente del partito di maggioranza in Giappone, cui \u00e8 seguita l\u2019elevazione a premier? \u201cLa prima donna primo ministro\u201d nel paese del Sol Levante, hanno ripetuto in coro i titoli dei giornali. Sorprendentemente per\u00f2 molti articoli non si sono arrestati a quest\u2019asserzione vuota e colorata per trarre le loro conclusioni sul caso. Anzi, ne hanno, un po\u2019 superficialmente, messo in luce gli aspetti pi\u00f9 concreti del suo programma politico, che \u00e8 in piena continuit\u00e0 con l\u2019agenda storica del suo partito, quello \u201cliberal-democratico\u201d; dunque, in sintesi, neoliberista, conservatrice e militarista (ci torneremo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo, non ci si \u00e8 comunque potuti esimere dal maldestro tentativo di presentare gli aspetti \u201ccontroversi\u201d di Takaichi con delle formulazioni sofistiche ed equidistanti. Molto teneramente <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/reel\/DQFCIzBCUyG\/?igsh=c3U4ZWIzemxkcTVs\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">un post della Radiotelevisione Svizzera<\/a> ha provato a suggerire che, nonostante l\u2019ethos conservatore, Takaichi \u201cvorrebbe comunque sensibilizzare la politica ai problemi delle donne\u201d, senza spiegare, di grazia, cosa questa frase imbecille voglia dire per una deputata della Destra storica e di sistema in Giappone (che, <a href=\"https:\/\/www.laregione.ch\/estero\/estero\/1873312\/premier-giappone-donna-takaichi-partito\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ci ricorda la Regione<\/a>, \u00e8 \u201cfanalino di coda nella parit\u00e0 di genere\u201d). Idem per il lavoro, per cui <a href=\"https:\/\/www.laregione.ch\/estero\/estero\/1883548\/premier-takaichi-giappone-lavoro-proprio\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ci viene detto<\/a> che Takaichi intende \u201ctutelare la salute dei lavoratori\u201d, nonostante sia <a href=\"https:\/\/www.laregione.ch\/estero\/estero\/1873312\/premier-giappone-donna-takaichi-partito\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">la stessa persona ad aver dichiarato<\/a> \u201cabbandoner\u00f2 l&#8217;idea di <em>work-life balance<\/em> e dar\u00f2 la priorit\u00e0 al lavoro, lavoro, e lavoro. E mi aspetto che lo facciano anche gli altri\u201d. Quindi delle due l\u2019una e credo (credo eh!) che l\u2019erede politica (dichiarata) di Shinzo Abe ed ammiratrice di Margaret Thatcher penda pi\u00f9 per la seconda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019uscita pi\u00f9 assurda (probabile futuro tema di laurea in neuropsichiatria) che ci teniamo ad esporre \u00e8 la seguente, <a href=\"https:\/\/www.laregione.ch\/estero\/estero\/1873312\/premier-giappone-donna-takaichi-partito\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">prelevata da La Regione<\/a>, ma presente anche altrove con formulazioni leggermente diverse (come <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/reel\/DQFCIzBCUyG\/?igsh=c3U4ZWIzemxkcTVs\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">alla RSI<\/a>): \u201ctra i temi pi\u00f9 controversi della sua carriera politica, le regolari visite al santuario Yasukuni [\u2026], un luogo visto all&#8217;estero come simbolo del passato militarista del Giappone. Ex batterista in una band heavy metal e motociclista ai tempi dell&#8217;universit\u00e0, oggi Takaichi si presenta come erede spirituale di Margaret Thatcher\u201d. Lasciamo pure perdere il fatto che Yasukuni non \u00e8, come viene presentato, un luogo d\u2019omaggio al militarismo giapponese solo per degl\u2019innominati, misteriosi e maliziosi \u201caltri\u201d all\u2019estero, visto che tale tempio <em>\u00e8<\/em>, fattualmente e oggettivamente, un luogo che tributa i caduti giapponesi durante la Seconda guerra mondiale (sapete, no, quella in cui l\u2019Impero giapponese ha messo a ferro e fuoco l\u2019Asia, persino due anni prima della data d\u2019inizio in Europa!), inclusi numerosi criminali di guerra (come Nobusuke Kishi, nonno di Shinzo Abe), per le cui stragi il governo giapponese ancora rifiuta di scusarsi; fingiamo pure di sorvolare. Tutta la magia di questo passaggio, postmoderno e postpolitico, sta nel mettere l\u2019uno vicino all\u2019altro il peggior revisionismo storico con gli hobby di Takaichi; lo \u201cstupro di Nanchino\u201d e la \u201cmarcia della morte di Bataan\u201d accanto agli Iron Maiden e le biker gangs: poesia! Lasceremo determinare agli esperti di Lettere giapponesi se si tratti del metro poetico del <em>tanka <\/em>o l\u2019<em>haiku<\/em>. Va detto, la Regione cita alla lettera passaggi scritti da altre agenzie di stampa (Keystone, ats, ecc.), ma a noi di questo frega poco: \u00e8 una scelta del giornale quella di copia-incollare un report altrui, il che ne implica, senza un commento della redazione, la condivisione dei contenuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si dia per\u00f2 a Cesare quel che \u00e8 di Cesare: sebbene l\u2019ingenuo zelo che ha motivato questa carrellata finisca probabilmente per contraddire l\u2019assunto iniziale secondo il quale la copertura mediatica non sia stata, tutto sommato, vergognosamente parziale, va comunque detto che gli aggettivi con cui viene spesso descritta Takaichi sono proprio \u201cconservatrice\u201d e \u201cnazionalista\u201d (a volte si sottolinea addirittura <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/info\/mondo\/Sanae-Takaichi-una-prima-ministra-giapponese-poco-femminista--3170103.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cnon-femminista\u201d<\/a>: miracolo!). Se non altro per\u00f2 questa profusione di verosimiglianza (non osiamo dire verit\u00e0) offre uno spunto di riflessione se la si paragona all\u2019isterica campagna mediatica mobilitata un anno fa in favore di Kamala Harris. Harris, la quale finalmente non \u00e8 poi figura cos\u00ec distante per idee ed agenda da qualcuno come Takaichi, specie se pensiamo al conservatorismo sociale, il neoliberismo economico e il delirio militarista (fu pubblicato un articolo in merito su Sinistra.ch). Cosa \u00e8 cambiato? Tokyo non abbaglia, ordina o paga come Washington? Mistero della fede.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le radici liberiste e conservatrici<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019elezione di Takaichi, purtroppo, non sembra aver spinto alcun giornale a chinarsi minimamente sulla storia del Partito Liberal-Democratico (PLD), prima ancora che del contesto postbellico giapponese, nonostante si parli di un\u2019egemonia quasi ininterrotta <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/info\/mondo\/Sanae-Takaichi-%C3%A8-la-prima-donna-premier-in-Giappone--3214836.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>dal 1955<\/em><\/a>. Russia Unita nel suo paese la mantiene dal 1999 e si parla di dittatura fascista. Perch\u00e9 qui no? Crediamo invece valga la pena soffermarsi, pur succintamente, sulla storia politica del Giappone postbellico, perch\u00e9 \u00e8 imprescindibile per provare ad inquadrare l\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anzitutto, se proprio vogliamo mettere i punti sulle \u201ci\u201d, va detto che quelle stesse forze conservatrici e liberiste che formeranno il PLD, nato dall\u2019unione del Partito Liberale e il Partito Democratico (<em>nomen omen\u2026<\/em>) proprio nel 1955, sono al potere dal 1952, cio\u00e8 dalla prima elezione generale tenuta nel paese, alla fine di una fase dell\u2019occupazione statunitense. Non \u00e8 un panorama troppo diverso da quello che avr\u00e0 l\u2019Italia della Democrazia Cristiana: una dittatura monopartitica retta al potere colla corruzione e la repressione politica. Se per\u00f2 l\u2019Italia conoscer\u00e0 una straordinaria vitalit\u00e0 del movimento operaio, in Giappone tira un\u2019aria diversa: qui non c\u2019\u00e8 un movimento partigiano a moderare il conto della sconfitta e gli Stati Uniti sono implicati direttamente in un\u2019occupazione militare che sar\u00e0 persino pi\u00f9 lunga di quella della Germania (1947-1948 vs 1952). Pur lasciando alla burocrazia locale le questioni d\u2019ordine comune, \u00e8 il Comando Supremo delle Forze Alleate (CSFA) a dettare legge. In una breve fase (1945-1946) una serie di misure volte a rafforzare i diritti civili e alcuni diritti sociali sono promulgate (anche per permettere alla casa imperiale di sopravvivere), tra cui la nuova costituzione pacifista giapponese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma gi\u00e0 dal 1947 gli Stati Uniti si rendono conto di un fatto elementare: per combattere il comunismo, tornato ad essere il nemico principale nello scacchiere internazionale, non servono alleati \u201cdemocratici\u201d, ma semplicemente forti. Questa constatazione, nell\u2019aria gi\u00e0 dalla fine del conflitto mondiale, assume concretezza in un dietrofront completo nella politica applicata fino a quel momento nei confronti delle ex potenze dell\u2019Asse. Si tratta, in sostanza, della fine del programma delle \u201c4 D\u201d: deindustrializzazione, demilitarizzazione, decartellizzazione, denazificazione \/ democratizzazione. A livello pratico, questo si traduce in diversi modi in Giappone. Ad inizio 1947 il CSFA vieta lo sciopero generale indetto da sindacati ed organizzazioni operaie giapponesi e approva la creazione di un nucleo di polizia fortemente militarizzato. Nel corso del 1950 si fa poi tabula rasa: una purga governativa investe il settore pubblico e privato con licenziamenti mirati di sospetti comunisti e la chiusura dei giornali di Sinistra. \u00c8 la versione nipponica della <em>red scare <\/em>(la \u201cpaura dei Rossi\u201d) statunitense. Inoltre, la guerra di Corea, che vede gli Stati Uniti sostenere il dittatore militare e responsabile del terrore bianco Syngman Rhee, peggiora ulteriormente la situazione: il clima di guerra, l\u2019impegno del Giappone (che diventa un centro logistico nevralgico) e anche alcune scelte d\u2019azione dei comunisti giapponesi provocano ulteriori repressioni da parte delle autorit\u00e0. Il movimento comunista ne esce azzoppato per i decenni successivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Giappone postbellico \u00e8 anche noto per la sua straordinaria crescita economica: si parler\u00e0 di \u201cmiracolo\u201d, toyotismo e fioriranno espressioni native per definire l\u2019approccio imprenditoriale giapponese (come \u201c<em>kaizen<\/em>\u201d, letteralmente \u201cmiglioramento continuo\u201d o \u201c<em>nihonjinron<\/em>\u201d, \u201cessere giapponese\u201d nella mentalit\u00e0 <em>business<\/em>, etc.). Il paese \u00e8 ricco, s\u00ec, ma i giapponesi molto meno. Agli <em>zaibatsu<\/em>, ovvero gli enormi conglomerati economico-finanziari guidati da consorterie familiari storiche (come Mitsubishi, Mitsui, Nissan, etc.), veri e propri oligarchi politici ed economici, \u00e8 permesso sopravvivere. Il liberismo e l\u2019anticomunismo non faranno che rendere ancora pi\u00f9 ricca la minuscola frangia di questi capitani d\u2019industria. Anche in Corea del Sud nasceranno questi oligopoli (i \u201c<em>chaebol<\/em>\u201d), grazie ad una linea politico-economica molto simile a quella giapponese (ma con meno fronzoli sulla democrazia: fino a met\u00e0 degli anni \u201980 \u00e8 una dittatura militare). Se \u00e8 vero che il potere d\u2019acquisto delle famiglie giapponesi nell\u2019et\u00e0 postbellica conosce un certo sviluppo, ci\u00f2 avviene al prezzo di una compressione dei diritti dei lavoratori (come degli orari di lavoro massacranti), la deregolamentazione del mercato (tra bolle speculative e gravi casi d\u2019inquinamento) e un sistema scolastico e lavorativo ipercompetitivo e costoso (oggi \u00e8 ancora peggio). Questo malessere si esprimer\u00e0, assumendo forme diverse, nel corso degli anni \u201960, dalle mobilitazioni sindacali a quelle studentesche, fino a quelle pi\u00f9 piccole (come le leghe cittadine locali contro i grandi inquinatori). Ma, a parte una brevissima fase nel 1993, il PLD rimarr\u00e0 saldamente al timone.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Vecchie velleit\u00e0 nazionaliste e militariste<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il carattere \u201cnazionalista\u201d e militarista di Takaichi s\u2019inserisce in una cornice storica che, come nel caso precedente, dimostra un esito tutto tranne che inedito, ma le cui tappe principali sono un po\u2019 diverse. Nel 1951, poco prima che l\u2019occupazione militare diretta abbia fine, Stati Uniti e Giappone firmano un accordo che ne formalizza una indiretta: i giapponesi permettono la permanenza e assumono parte dei costi delle basi statunitensi sul loro territorio in cambio della protezione militare degli Stati Uniti. E se \u00e8 vero che questo ha permesso per molti anni al Giappone di limitare le spese nella difesa, \u00e8 altrettanto vero (e piuttosto grave) che questo ne sancisce una totale dipendenza militare. L\u2019unico caso peggiore \u00e8 forse quello sudcoreano, dove, in caso di guerra, l\u2019intero esercito nazionale passa sotto comando statunitense. Inoltre, Okinawa \u00e8 restituita solo nel 1969 e, comunque, con ancora intere aree sotto controllo nordamericano. Una politica militare parzialmente autonoma comincia forse con Koizumi Junichiro ad inizio 2000, con un coinvolgimento diretto in Iraq (ma il foraggiamento economico dell\u2019invasione statunitense \u00e8 precedente), e registra un\u2019impennata con l\u2019incremento delle spese militari sotto Shinzo Abe, contrario (come Takaichi) alla costituzione pacifista. Sono per\u00f2 tutte istanze che coincidono con gl\u2019obiettivi degli Stati Uniti. Oggi Takaichi parla addirittura di Taiwan come di una questione \u201cesistenziale\u201d per il Giappone (si \u00e8 dimenticata che non \u00e8 pi\u00f9 di loro propriet\u00e0); Taiwan che, guarda caso, \u00e8 proprio uno dei due \u201cavamposti dell\u2019imperialismo in Asia\u201d (l\u2019altro \u00e8 \u201cIsraele\u201d) di cui parlava Mao e che era stato a suo tempo il trampolino di lancio per l\u2019invasione della Cina da parte del Sol Levante (un <a href=\"https:\/\/www.chinadaily.com.cn\/a\/202511\/24\/WS6923a8e4a310d6866eb2af8a.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">articolo<\/a> del China Daily offre un approfondimento).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il revanscismo nazionalista e il revisionismo storico sono ancora pi\u00f9 vecchi. A livello di politica istituzionale, la prima visita a Yasukuni \u00e8 di Yasuhiro Nakasone nel 1985; Koizumi Junichiro ne far\u00e0 6 e continueranno ancora con Abe e la stessa Takaichi (da premier ancora nessuna, ma da deputata parecchie). \u00c8 invece dagli anni \u201980 che i libri scolastici sono imbevuti di revisionismo storico, con la reintroduzione di quel nazionalismo che era stato espunto durante l\u2019occupazione e l\u2019edulcorazione dei crimini di guerra giapponesi; quegli stessi crimini, peraltro, che restano in molti casi ancora disconosciuti dal governo giapponese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>Daimyo<\/em> a Tokyo per uno <em>shogun<\/em> a Washington<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Takaichi risulter\u00e0, a questa disamina storica tutto sommato breve, meno una ventata rivoluzionaria e pi\u00f9 una protrusione metastatica di un sistema politico incancrenito, modellato su delle \u00e9lites economiche saldamente al potere. E per quanto ella, cos\u00ec come prima Shinzo Abe, si possa presentare come una fiera nazionalista e la figura giusta per guidare il Giappone alla gloria, resta una fondamentale contraddizione di fondo, che, di nuovo, non \u00e8 stata rilevata dai nostri amati giornalai; cio\u00e8 quella della spinta per una vera autonomia strategica e la condizione di protettorato statunitense. Una condizione che non \u00e8 mai sfuggita al popolo giapponese e che ha sempre trovato intollerabile. Nel 1947 le masse dei lavoratori, di fronte al divieto dello sciopero generale, scandiscono slogan come \u201cnon siamo schiavi degli americani\u201d. Sia gli accordi militari degli anni \u201950 sia quelli degli anni \u201960 provocano numerose proteste, assolutamente trasversali alle frange della popolazione, in tutto il paese. Ancora oggi la questione delle basi statunitensi \u00e8 un tema molto caldo; e lo \u00e8 sia per una questione di principio sia perch\u00e9 si tratta di un\u2019occupazione particolarmente pervasiva, specialmente ad Okinawa, che ha una storia di stupri e molestie sessuali <a href=\"https:\/\/mainichi.jp\/english\/articles\/20220630\/p2a\/00m\/0na\/026000c\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">dal 1945<\/a>, con casi ancora <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/us-news\/2025\/apr\/24\/us-marines-investigated-alleged-rape-military-base-okinawa-japan\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">recenti<\/a> (vedi anche <a href=\"https:\/\/www.asahi.com\/ajw\/articles\/15581291\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>) e raramente puniti (un report con diverse fonti <a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/sites\/default\/files\/2022-03\/AOCHR.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>, ma ne esistono diversi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno si fa grandi illusioni sullo stato d\u2019inferiorit\u00e0 del Giappone in questa cosiddetta \u201c<em>partnership<\/em>\u201d, anche perch\u00e9 gli Stati Uniti non si sono mai fatti problemi a scavalcare platealmente il loro \u201calleato\u201d nelle questioni geopolitiche in Asia (come l\u2019intesa Nixon \u2013 Mao) o persino peggio. Il \u201cmiracolo economico\u201d giapponese, infatti, s\u2019incrina verso la fine degli anni \u201980 per una serie di ragioni domestiche, ma almeno due sono legate ad eventi centrali della politica internazionale. Uno \u00e8 l\u2019accordo dell\u2019Hotel Plaza del 1985 e l\u2019altro l\u2019espansione del GATT tra fine anni \u201980 ed inizio anni \u201990. Il primo, un incontro del G5, organizza a tavolino un apprezzamento dello yen per permettere al dollaro di deprezzarsi e tornare in posizione di vantaggio come divisa internazionale; il secondo impone l\u2019apertura (stavolta senza navi da guerra, come nel XIX secolo) delle aree ancora protette e sussidiate del mercato giapponese, ammettendo importazioni nell\u2019agroalimentare nipponico e permettendo l\u2019entrata del capitale nordamericano nel settore dei semiconduttori, cos\u00ec come la creazione di ulteriori tetti massimi all\u2019esportazione di prodotti giapponesi sul mercato statunitense (per esempio per le automobili). \u201cUlteriori\u201d, perch\u00e9 prima ancora, dal 1969 e per tutto il corso degli anni \u201970, erano gi\u00e0 stati stabiliti una serie di tetti massimi su altre esportazioni (come il tessile, l\u2019acciaio e le televisioni); questo non \u00e8 che un colpo di grazia. Se questi non sono trattati iniqui, dello stesso taglio che, disperatamente e pateticamente, gli Stati Uniti provano ad imporre oggi alla Repubblica Popolare di Cina, non so cosa siano. Tutto questo, inoltre, senza contare il grande contribuito economico giapponese alla Guerra del golfo e la partecipazione a qualsiasi iniziativa bellicista statunitense nell\u2019Asia-Pacifico. Pi\u00f9 che leader della propria nazione, Takaichi, cos\u00ec come i suoi predecessori, sembra un <em>daimyo<\/em>, un vassallo dello <em>shogun <\/em>(l\u2019autocrate <em>de facto<\/em> del Giappone fino al 1868), che tuttavia, invece di essere a Tokyo, sta a Washington.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Per una Sinistra pacifista e patriottica<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 la politica giapponese si piega agli Stati Uniti? Da un lato c\u2019\u00e8 la scelta miope e scellerata di un approccio conflittuale con la Cina, che fa coincidere gl\u2019interessi strategici dello Stato giapponese con quelli dell\u2019imperialismo nordamericano, senza il quale potrebbe coltivare ancora meno illusioni di dominazione. Dall\u2019altro c\u2019\u00e8 la scelta <em>compradora<\/em> della borghesia nipponica, che all\u2019indipendenza nazionale preferisce la preservazione del proprio capitale e potere, con la protezione degli Stati Uniti. Ne risulta una grottesca schizofrenia; perch\u00e9 mentre la Destra giapponese declama nei suoi discorsi nostalgici un grande e glorioso passato imperiale da reclamare, nella pratica si comporta come una patetica parodia dello stesso; perch\u00e9, se non altro, quell\u2019impero fu, s\u00ec, coloniale e sanguinario, ma piuttosto che sottostare agli <em>ultimatum <\/em>nordamericani prefer\u00ec addirittura dichiarare guerra agli Stati Uniti e perseguire una propria politica estera indipendente. Oggi invece si stende <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/info\/mondo\/Grande-sintonia-tra-Donald-Trump-e-Sanae-Takaichi--3234144.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">il tappeto rosso<\/a> agli occupanti, senza far nulla per modificare il proprio stato di subalternit\u00e0. Lo stesso vale per Mussolini, che dichiar\u00f2 guerra all\u2019Unione Sovietica e gli Stati Uniti, mentre ora i suoi eredi postfascisti e \u201csovranisti\u201d al potere battono i tacchi agl\u2019ordini di Washington e \u201cTel Aviv\u201d (Jaffa). Il massimo che i cosiddetti patrioti di estrema Destra riescono a concepire oggi come programma \u00e8 l\u2019odio dei musulmani, delle donne e di varie altre minoranze (etniche, sessuali, etc.). Bersagli facili insomma, gli ultimi, i \u201cdannati della Terra\u201d; mentre la contraddizione principale, come un\u2019occupazione militare straniera sotto il proprio naso, \u00e8 bellamente ignorata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ovviamente non stiamo rimpiangendo Hideki Tojo e Benito Mussolini: essi sono semplicemente un utile specchio per mostrare l\u2019incoerenza (e la pateticit\u00e0) dell\u2019estrema Destra \u201cnazionalista\u201d di oggi; per mostrare come la Storia sia appunto arrivata al capitolo della \u201cfarsa\u201d dopo la \u201ctragedia\u201d. \u00c8 sufficiente porre Sanae Takaichi accanto ad una figura come quella di Yukio Mishima per accorgersi della differenza. Ma a personaggi simili si preferirebbe invece di gran lunga che la battaglia per l\u2019indipendenza nazionale fosse portata avanti dalla Sinistra, cosa che generalmente non avviene, salvo qualche caso. Il Partito comunista giapponese difende per esempio la costituzione pacifista e vuole la fine dell\u2019occupazione straniera. Ma fintantoch\u00e9 la Sinistra non adotter\u00e0 una linea autenticamente antimperialista, patriottica e pacifista lascer\u00e0 sempre nelle mani dell\u2019opportunismo della Destra queste battaglie fondamentali. E la Storia insegna che non \u00e8 saggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per l&#8217;approfondimento storico:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Gordon Andrew, <em>A Modern History of Japan: From Tokugawa Times to the Present<\/em>, New York \u2013 Oxford, Oxford University Press, 2003, 384 pag.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Huffman James L., \u00abA New Kind of Power (After 1945)\u00bb, in: huffman James L., <em>Japan in World History<\/em>, New York \u2013 Oxford, Oxford University Press, 2010, pp. 109-128.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una donna \u2013 subarashii (fantastico)! Chi \u00e8 Sanae Takaichi, la nuova presidente del partito di maggioranza in Giappone, cui \u00e8 seguita l\u2019elevazione a premier? \u201cLa prima donna primo ministro\u201d nel paese del Sol Levante, hanno ripetuto in coro i titoli dei giornali. Sorprendentemente per\u00f2 molti articoli non si sono arrestati a quest\u2019asserzione vuota e colorata per trarre le loro conclusioni sul caso. Anzi, ne hanno, un po\u2019 superficialmente, messo in luce gli aspetti pi\u00f9 concreti del suo programma politico, che \u00e8 in piena continuit\u00e0 con l\u2019agenda storica del suo partito, quello \u201cliberal-democratico\u201d; dunque, in sintesi, neoliberista, conservatrice e militarista (ci<\/p>\n","protected":false},"author":90985,"featured_media":17082,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22,4],"tags":[],"coauthors":[7984],"class_list":["post-17080","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-asia","category-esteri"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17080","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/90985"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17080"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17080\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17083,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17080\/revisions\/17083"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17082"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17080"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=17080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}