{"id":17074,"date":"2025-09-30T18:56:00","date_gmt":"2025-09-30T17:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17074"},"modified":"2026-08-03T18:58:37","modified_gmt":"2026-08-03T17:58:37","slug":"ibrahim-traore-il-leader-burkinabe-che-fa-tremare-limperialismo-occidentale-in-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17074","title":{"rendered":"Ibrahim Traor\u00e9: il leader burkinab\u00e9 che fa tremare l\u2019imperialismo occidentale in Africa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Espellere le multinazionali straniere, ridurre gli stipendi dei politici e aumentare quelli del popolo: in Burkina Faso tutto questo sta diventando realt\u00e0. Protagonista di questa svolta \u00e8 l\u2019ufficiale trentaquattrenne Ibrahim Traor\u00e9, salito al potere il 30 settembre 2022. A tre anni di distanza dal fatidico giorno che lo port\u00f2 al potere tentiamo di delineare il profilo di colui che gi\u00e0 in molti considerano l\u2019erede politico di Thomas Sankara, il leggendario rivoluzionario africano.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Burkina Faso e la sua tradizione di lotta<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che il Burkina Faso sia un Paese storicamente emblematico della lotta contro l\u2019imperialismo occidentale in Africa \u00e8 cosa nota ai comunisti tanto quanto lo \u00e8 alle multinazionali straniere che da decenni tentano di sfruttare le sue risorse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La figura del rivoluzionario marxista Thomas Sankara, leader del Paese dal 1983 fino al suo assassinio nel 1987, ha ispirato decine di generazioni burkinab\u00e9 ed africane. Dopo secoli di sottomissione ai padroni europei, la liberazione del Burkina Faso e dell\u2019intero continente africano dalle ingerenze neocoloniali sembrava finalmente possibile grazie alle lotte rivoluzionarie intraprese dal presidente \u201cpi\u00f9 povero del mondo\u201d, cos\u00ec soprannominato dato che gli unici beni in suo possesso si rivelarono essere un conto in banca di circa 150 dollari, una chitarra e la casa in cui era cresciuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I piani sui quali Sankara si mosse nella promozione del suo progetto anticoloniale e socialista furono principalmente tre. Sul piano internazionale, il leader rifiut\u00f2 di pagare il debito di epoca coloniale, in modo da rendere il Burkina autosufficiente e libero da importazioni forzate. Sul piano culturale, promosse l\u2019uso della lingua e delle tradizioni locali, al punto da rinominare lui stesso il Paese in \u201cBurkina Faso\u201d (\u201cTerra degli uomini integri\u201d) rifiutando il nome imposto dai francesi in epoca coloniale. Sul piano socioeconomico, Sankara lanci\u00f2 una campagna di alfabetizzazione a livello nazionale, attu\u00f2 la redistribuzione dei terreni agricoli, costru\u00ec ferrovie e strade e mise al bando le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e la poligamia. Fu uno dei primi presidenti africani, se non addirittura il primo, a riconoscere la parit\u00e0 dei diritti fra i sessi e coinvolse le donne nella realt\u00e0 politica ed economica del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A seguito dell\u2019uccisione del leader marxista, orchestrata da USA, Francia e Regno Unito come risposta alle politiche anticolonialiste, il Burkina Faso ha vissuto un lungo periodo di profonda instabilit\u00e0 economica e politica. Le potenze euroatlantiche, una volta eliminato il loro ostacolo, ricominciarono a sfruttare le risorse e la popolazione, stampando moneta coloniale e sopprimendo ogni tentativo di resistenza tramite governi fantoccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dittature sanguinarie, terrorismo e guerra civile sono stati pane quotidiano per il popolo burkinab\u00e9, il quale ha continuato a sperare nel ritorno di una guida che liberasse il Paese e portasse avanti le lotte intraprese da Sankara.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tali speranze, coltivate per quasi quarant\u2019anni, diedero i loro primi frutti nell\u2019autunno del 2022, quando un giovane ufficiale dell\u2019esercito burkinab\u00e9 giunse alla guida del Paese con un colpo di stato: Ibrahim Traor\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La guerra della NATO in Libia e le conseguenze sul Burkina Faso<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2011, l\u2019intervento militare della NATO in Libia \u2013 una guerra d\u2019aggressione illegale che port\u00f2 alla caduta di Mu\u2019ammar Gheddafi \u2013 destabilizz\u00f2 profondamente l\u2019intera regione. La dissoluzione del controllo statale libico permise la proliferazione di milizie fondamentaliste e il dilagare del traffico d\u2019armi, alimentando l\u2019espansione dei gruppi jihadisti in diversi Paesi dell\u2019Africa occidentale, incluso il Burkina Faso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dal 2015, il Paese si trov\u00f2 coinvolto in una vera e propria guerra contro i miliziani affiliati allo Stato Islamico e ad Al-Qaida. La gestione fallimentare della crisi da parte del presidente Roch Marc Christian Kabor\u00e9 suscit\u00f2 un crescente malcontento, sia all\u2019interno delle forze armate che nella popolazione civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel gennaio del 2022, tale malcontento si tradusse in un colpo di stato; Kabor\u00e9 venne destituito dalla carica ed il suo posto fu assegnato al colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba. Anche quest\u2019ultimo, per\u00f2, deluse le aspettative di chi aveva sostenuto la rivolta. Incapace di contenere e contrastare efficacemente l\u2019insurrezione jihadista, Damiba perse nel giro di pochi mesi il sostegno popolare e militare che lo aveva portato al potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 30 settembre dello stesso anno, un nuovo colpo di stato consegn\u00f2 la guida del Paese al giovane capitano Ibrahim Traor\u00e9, che prese il posto di Damiba. Quest\u2019ultimo rovesciamento segn\u00f2 l\u2019inizio di una nuova fase nella storia del Burkina Faso: l\u2019erede politico di Thomas Sankara era finalmente arrivato, pronto a riprendere la lotta di liberazione nazionale lasciata in sospeso dal grande rivoluzionario burkinab\u00e9, assassinato quasi quarant\u2019anni prima.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un cambio di potere diverso<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che port\u00f2 al potere Traor\u00e9 era il quinto colpo di stato dalla morte di Sankara. Una continua serie di stravolgimenti politici che avevano ormai esasperato una popolazione alla ricerca di un futuro stabile per le proprie famiglie e per il Paese. Volendosi immedesimare in un burkinab\u00e9 medio, \u00e8 facile immaginarsi che all\u2019ennesimo cambio di potere la reazione immediata possa essere quella di sfiducia o rassegnazione. Pure in Europa quando si legge dei \u201csoliti\u201d colpi di stato nel continente africano generalmente si reagisce con una certa indifferenza, con una certa consapevolezza di come in questa parte del mondo i cambi di potere siano consuetudine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se stiamo per\u00f2 parlando ora del colpo di stato avvenuto il 30 settembre di tre anni fa \u00e8 perch\u00e9 ha interrotto questa realt\u00e0 ripetitiva durata decenni. Le politiche intraprese dal nuovo presidente segnano infatti un taglio netto con il passato post-Sankara, e riprendono per molti versi il lavoro che quest\u2019ultimo aveva lasciato tragicamente in sospeso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma di che politiche stiamo parlando? Traor\u00e9 si \u00e8 mosso con delle parole d\u2019ordine che possiamo identificare con la difesa della sovranit\u00e0 e l\u2019indipendenza del Paese, la promozione dell\u2019uguaglianza materiale, una restaurazione culturale dello spirito anticoloniale e, non da ultimo, l\u2019ingresso nel campo multipolare mondiale. Cerchiamo dunque di analizzare in ordine le politiche che coincidono con questi propositi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la sua ormai celebre frase che recita \u201cNon siamo contro l\u2019Occidente, ma siamo per la libert\u00e0. E la libert\u00e0 ha un prezzo\u201d Traor\u00e9 ha sancito l\u2019inizio di una vera e propria lotta contro la presenza neocoloniale euroatlantica, ed in primis quella francese. Per riacquisire una piena sovranit\u00e0 ed indipendenza da chi aveva sfruttato a piacimento il Burkina Faso dopo la caduta di Sankara, il presidente ha da subito espulso i militari francesi dal territorio nazionale, i quali hanno dovuto chiudere la loro importante base militare nel Paese. Ha in seguito promosso la nazionalizzazione di risorse naturali strategiche come le miniere d\u2019oro; un\u2019operazione che avviene nel solco di quella che Traor\u00e9 definisce una \u201crivoluzione\u201d per garantire al Burkina Faso di trarre vantaggio dalla sua ricchezza mineraria, senza dipendere dalle speculazioni delle multinazionali straniere. E non sono mancati i malumori di quest\u2019ultime, soprattutto dopo che la giunta al potere ha annunciato di voler costruire per la prima volta una raffineria nazionale per poter usufruire autonomamente di riserve auree.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in materia di sovranit\u00e0 alimentare, fondamentale in un contesto spesso precario come quello africano, si respira un clima rivoluzionario. Traor\u00e9 ha infatti lanciato un ambizioso progetto che prevede ingenti investimenti (oltre 900 milioni di dollari) per promuovere la produzione agricola e pastorale. L\u2019obiettivo su larga scala \u00e8 quello di sviluppare nuove tecniche di trasformazione della materia prima sul posto, in modo da diminuire la dipendenza dall\u2019estero in materia di approvvigionamento di prodotti lavorati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano dell\u2019uguaglianza materiale il tentativo di seguire le orme di Sankara \u00e8 ancor pi\u00f9 evidente. Traor\u00e9 ha infatti deciso di rinunciare al suo stipendio di capo di Stato e di mantenere quello di capitano dell\u2019esercito burkinab\u00e9. Parallelamente, ha ridotto gli stipendi dei politici del 30% e aumentato del 50% quelli dei lavoratori pubblici, segnando un\u2019ulteriore cesura con le tipiche dinamiche precedenti che rendevano quella politica una classe socioeconomica a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste e tutta una lunga serie di riforme, progetti e ambizioni in vari campi della societ\u00e0 burkinab\u00e9, unite ad una memoria storica della popolazione per la rivoluzione di Sankara ed il declino vissuto dal Paese dopo la sua caduta, hanno reso e stanno rendendo il giovane leader burkinab\u00e9 uno dei leader con pi\u00f9 appoggio e consenso popolare nella realt\u00e0 africana. Se negli attuali sostenitori di Traor\u00e9 nati qualche generazione fa \u00e8 stato coltivato il ricordo per Sankara e la speranza nel ritorno di qualcuno che proseguisse il suo cammino, nei difensori pi\u00f9 giovani del presidente c\u2019\u00e8 sicuramente il desiderio di avere un futuro dopo anni di continui stravolgimenti, instabilit\u00e0 politica e precariet\u00e0 sociale ed economica.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Traor\u00e9 ed il campo multipolare<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si dice spesso, nella storia cambiano i protagonisti, ma le dinamiche sono spesso riconoscibili. Di fatto, come negli anni \u201980 Sankara si trov\u00f2 afferrato nella morsa delle pretese imperialiste delle multinazionali straniere, anche Traor\u00e9 si muove oggi in un contesto politico e geopolitico fragile. Le sue riforme di innovazione, sovranit\u00e0 e redistribuzione non sono chiaramente ben viste da tutte quelle forze come gli Stati Uniti, l\u2019UE e la NATO che per anni hanno potuto sfruttare le risorse minerarie del Burkina Faso. \u00c8 vero che la coscienza politica e storica della popolazione gioca un ruolo importante nel mantenimento dell\u2019unit\u00e0 nazionale, rendendo le circostanze forse pi\u00f9 favorevoli rispetto a quelle vissute da Sankara, ma al contempo l\u2019aggressivit\u00e0 del blocco imperialista euroatlantico negli ultimi decenni non ha fatto che potenziarsi e diventare pi\u00f9 subdola. In questo senso, l\u2019ingresso del Paese nel nuovo panorama di un mondo multipolare \u00e8 un passo chiave nella politica estera del governo di Traor\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Costruendo alleanze commerciali dapprima interne alla regione del Sahel con Niger e Mali \u2013 ad esempio con la creazione dell\u2019Alliance des \u00c9tats du Sahel \u2013 e poi con il resto del continente, il Burkina Faso \u00e8 progressivamente diventato un punto di riferimento nel continente africano per la transizione al multipolarismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo nuovo ruolo ha permesso a Traor\u00e9 di intraprendere relazioni importanti con Cina, Russia e in generale con i Paesi BRICS. Le relazioni con quest\u2019ultima organizzazione stanno infatti subendo una decisiva intensificazione, ad esempio con la firma del memorandum d\u2019intesa con i BRICS nel 2023, grazie alla quale la cooperazione sar\u00e0 capillarizzata in diversi settori dell\u2019economia, della salute, dell\u2019istruzione, dell\u2019industria, delle risorse minerarie, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il percorso fatto dal Burkina Faso in un periodo di tempo cos\u00ec breve ci d\u00e0 un\u2019opportunit\u00e0 di analisi enorme per quanto riguarda la transizione globale al multipolarismo. Spesso e volentieri si tende a dimenticare il potenziale che il continente africano ha nella costruzione di questo nuovo assetto geopolitico. \u00c8 chiaro che la strabiliante crescita della Cina o, d\u2019altra parte, le continue minacce di aggressione imperialista alle numerose realt\u00e0 socialiste dell\u2019America Latina, da Cuba alla Bolivia, passando per il Venezuela, ma anche solo pensando all\u2019orlo dell\u2019abisso bellico in cui ci troviamo in Europa, spesso manca il tempo per udire quel rumore impercettibile di una foresta multipolare che cresce in Africa. Tuttavia, ogni giorno avvengono piccoli e grandi fatti sia in Burkina Faso che nei Paesi che alla sua rivoluzione si ispirano; e sono proprio questi piccoli fatti che, uniti in un contesto vario e complesso come questo, costituiscono la base per il progressivo declino del neocolonialismo europeo e la nascita di un nuovo mondo basato su pace, cooperazione e giustizia. Un percorso sicuramente tortuoso a tratti e ricco di sfide, ma che mostra una tendenza chiara ed incontrovertibile. Nella lotta anti-imperialista anche quelle che sembrano sconfitte non lo sono: pensiamo all\u2019effetto a catena per cui con la distruzione della Libia per mano della NATO si \u00e8 giunti alla presa del potere di Traor\u00e9 in Burkina Faso; un\u2019ennesima prova di come il perseguimento degli obiettivi del colonialismo \u00e8 causa del suo stesso declino, in un gioco a somma zero che presto o tardi cesser\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Espellere le multinazionali straniere, ridurre gli stipendi dei politici e aumentare quelli del popolo: in Burkina Faso tutto questo sta diventando realt\u00e0. Protagonista di questa svolta \u00e8 l\u2019ufficiale trentaquattrenne Ibrahim Traor\u00e9, salito al potere il 30 settembre 2022. 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