{"id":17068,"date":"2025-09-08T18:42:00","date_gmt":"2025-09-08T17:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17068"},"modified":"2026-08-03T18:45:59","modified_gmt":"2026-08-03T17:45:59","slug":"le-guerre-e-il-moralismo-della-rsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17068","title":{"rendered":"Le guerre e il moralismo della RSI"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scorso 5 settembre \u00e8 apparso sul sito della RSI <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/cultura\/societa\/Le-guerre-che-non-clicchiamo--3081584.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">un articolo a firma di Emanuela Musto dal titolo \u201cLe guerre che non clicchiamo\u201d<\/a>, in cui l\u2019autrice tratta de \u201cl\u2019indignazione selettiva come riflesso intermittente della coscienza globale\u201d. Fuori dai paroloni la tesi \u00e8 molto semplice: secondo l\u2019istituto di ricerca sulla pace di Oslo attualmente nel mondo si combattono 59 guerre, mentre, nota argutamente Musto, la nostra \u201ccoscienza collettiva\u201d, la nostra indignazione, si concentra solo su poche di queste 59 guerre. Questo \u00e8 certamente vero se presa come considerazione fattuale, nel senso che \u00e8 evidentemente impossibile per chiunque seguire nel dettaglio e con coscienza 60 guerre oltre alla propria vita quotidiana, ma ci\u00f2 che \u00e8 rilevante sono le sue argomentazioni, perch\u00e9 vanno a relativizzare pericolosamente i crimini di guerra commessi da Israele durante il genocidio che conduce a Gaza e in tutta la Palestina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di tutto Musto parla di \u201cindignazione\u201d, come se l\u2019interesse per la politica internazionale sia un fatto puramente morale. Non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 la politica internazionale \u00e8 prima di tutto un fatto politico, indipendentemente dalle emozioni che suscita in chi ne apprende le notizie. Ridurre tutto a una questione morale svuota la portata storico-politica degli avvenimenti e impedisce qualsiasi progettualit\u00e0 verso il futuro. Le condanne e le approvazioni moralistiche si basano sull\u2019idea che chi guarda lo scenario internazionale sia un giudice esterno incapace di agire e non un soggetto dotato di capacit\u00e0 politica e che quindi pu\u00f2, organizzandosi, influenzare il corso delle cose verso un obiettivo definito in un progetto politico pi\u00f9 generale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La relativizzazione della gravissima situazione di Gaza avviene quando l\u2019autrice traccia un parallelo tra i bambini di Gaza e quelli che lavorano nelle miniere congolesi. \u00c8 chiaro che da una prospettiva morale sono entrambe cose molto brutte, ma dire che sono entrambe cose brutte non salva questi bambini. Invece attivarsi politicamente in quanto cittadini di uno Stato che ha forti legami politici, economici e militari con Israele, chiedendo che il Consiglio federale applichi coerentemente la neutralit\u00e0 e provveda al riconoscimento dello Stato di Palestina e per la sospensione delle collaborazioni militari con Israele, \u00e8 un fatto concreto che ha dei risultati reali; ma questo \u00e8 possibile solo se esistono dei rapporti di forza, e quei rapporti di forza si costruiscono anche focalizzando l\u2019attenzione. Oltre a questo, l\u2019articolo non fa mai menzione del genocidio ma parla sempre e solo di \u201cguerra\u201d, come se le guerre si combattessero tra bambini malnutriti ed eserciti regolari armati di tutto punto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Musto si chiede poi come mai si parli cos\u00ec tanto di Gaza e mai di Yemen, Darfur e Sahel, rispondendosi da sola che riguardo la Palestina \u00e8 pi\u00f9 facile la narrazione \u201cbuoni contro cattivi\u201d. Oltre al fatto che mettendo la questione in questi termini l\u2019autrice ammette implicitamente che in linea di principio potrebbero esistere dei buoni motivi per commettere un genocidio, sarebbe interessante sapere quale media \u201ctradizionale\u201d abbia portato avanti la narrazione buoni contro cattivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altre possibilit\u00e0 ventilate riguardano l\u2019idea che sarebbe difficile spiegare all\u2019opinione pubblica le \u201cguerre civili\u201d del Sahel o in Sudan o che ci\u00f2 \u201cpu\u00f2 significare incrinare equilibri diplomatici o mettere a rischio forniture energetiche\u201d. Mi sembra molto pi\u00f9 verosimile che il motivo per cui non si parli dei conflitti nel Sahel, che non sono \u201cguerre civili\u201d ma sollevazioni antimperialiste, \u00e8 il fatto che quelle sollevazioni hanno cacciato gli imperialisti francesi (si pensi al Niger o ai grandi progressi sociali compiuti in Burkina Faso dal Capitano Ibrahim Traor\u00e9). Anche perch\u00e9, se fossimo cos\u00ec preoccupati dalle forniture energetiche, i media non avrebbero demonizzato la Russia per anni, n\u00e9 l\u2019Unione Europea, seguita col naso nel didietro dal Consiglio Federale, avrebbe imposto le sanzioni che hanno interrotto le forniture di gas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, su un piano morale \u00e8 certamente lodevole l\u2019impegno di Musto a parlare di tutti i mali del mondo, ma questo testo, invece di farne un articolo, avrebbe potuto indirizzarlo alla scrivania del responsabile informazione della RSI dicendo \u201cSignor Ceschi, credo che dovremmo mandare un inviato in Darfur perch\u00e9 l\u00ec accadono cose terribili\u201d. Invece, scegliendo di pubblicare questo articolo, legittima semplicemente una narrazione pretestuosa per cui chi si occupa di Palestina sarebbe un ipocrita perch\u00e9 non vede tutti i mali del mondo. In realt\u00e0 chi si occupa di Palestina fa la sua parte per ottenere un risultato reale, mentre chi si perde nelle speculazioni sui mali del mondo si compiace di quanto sia sensibile, mentre sia in Congo che a Gaza i bambini continuano a morire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 5 settembre \u00e8 apparso sul sito della RSI un articolo a firma di Emanuela Musto dal titolo \u201cLe guerre che non clicchiamo\u201d, in cui l\u2019autrice tratta de \u201cl\u2019indignazione selettiva come riflesso intermittente della coscienza globale\u201d. Fuori dai paroloni la tesi \u00e8 molto semplice: secondo l\u2019istituto di ricerca sulla pace di Oslo attualmente nel mondo si combattono 59 guerre, mentre, nota argutamente Musto, la nostra \u201ccoscienza collettiva\u201d, la nostra indignazione, si concentra solo su poche di queste 59 guerre. 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