{"id":17059,"date":"2025-08-03T18:26:00","date_gmt":"2025-08-03T17:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17059"},"modified":"2026-08-03T18:30:01","modified_gmt":"2026-08-03T17:30:01","slug":"fondamentale-per-il-futuro-della-svizzera-restare-neutrale-fuori-dalla-nato-e-dallunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=17059","title":{"rendered":"Fondamentale per il futuro della Svizzera restare neutrale, fuori dalla NATO e dall\u2019Unione Europea"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Svizzera \u00e8 stata uno dei pi\u00f9 antichi e principali sostenitori della politica di neutralit\u00e0, ma \u00e8 ancora oggi un Paese neutrale?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia della Svizzera affonda nel Medioevo e in quel tempo turbolento in cui uscendo dal feudalesimo le realt\u00e0 comunali in tutto il continente hanno posto in crisi la dimensione universalistica del Sacro Romano Impero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 alla fine del \u2018300 che Lucerna, Berna e Zurigo segnano la loro distanza dagli Asburgo e affermano il primato di un\u2019indipendenza che non pu\u00f2 storicamente essere messa in discussione, il 9 luglio 1386 a Sempach Leopoldo III d\u2019Austria riunisce la pi\u00f9 agguerrita cavalleria tedesca, tuttavia viene annientato dalla fanteria&nbsp;elvetica, perendo lui stesso nella battaglia. Nel 1393 proprio a Sempach otto Cantoni: Uri, Svitto, Untervaldo, Zurigo, Lucerna, Zugo, Glarona e Berna firmano una Convenzione che d\u00e0 sostanzialmente vita alla Confederazione Elvetica, ben pi\u00f9 concretamente della firma del Patto Federale tra Uri, Svitto e Untervaldo del 1\u00b0 agosto 1291, data poi assurta a festa nazionale. In merito a questi fatti il grande storico Marc Bloch ricorda come proprio agli albori del XV secolo l\u2019alleanza tra i Cantoni diventi vincolante, scrivendo appunto che dalla ghianda, le diverse leghe eterogenee, sia nata la quercia: la Confederazione Elvetica. Sar\u00e0 proprio il Quattrocento a vedere l\u2019affermazione delle milizie cantonali non solo a difesa di un esteso territorio che abbraccia le valli e soprattutto le montagne tra il lago di Ginevra e quello di Costanza, ma diventando anche un valido sostegno delle monarchie a loro prossime geograficamente, l\u2019asburgica e la francese, disponendo di una fanteria di oltre ottomila soldati reclutati con la chiamata alle armi di una milizia organizzata, capace di impadronirsi agli albori del \u2018500 di quella porzione del Ducato di Milano che oggi corrisponde alla Svizzera Italiana. L\u2019avvento del protestantesimo rischia di compromettere la gi\u00e0 difficile convivenza plurilinguistica e di approfondire il solco tra citt\u00e0 e campagne, ma proprio la fine della stagione pi\u00f9 vivace del mercenariato contribuisce a trovare una composizione tra i differenti cantoni. Sar\u00e0 la pace di Vestfalia nel 1648 a sancire l\u2019esistenza giuridica della Confederazione e la sua neutralit\u00e0 rispetto ai conflitti europei, innescando la ragionevole convinzione che la neutralit\u00e0 e la pace avrebbero garantito la prosperit\u00e0. \u00c8 ancora Vestfalia a inaugurare la stagione dei \u201cbuoni uffici\u201d, ovvero di un ruolo di intermediazione diplomatica che, proprio in ragione della sua neutralit\u00e0, la Svizzera inizia ad assolvere nei confronti del resto del continente. L\u2019arrivo degli ugonotti francesi contribuir\u00e0 allo sviluppo dei settori bancario, tessile con centomila tessitrici addette alla lavorazione del cotone, edile con maestranze tanto rinomate da seguire architetti famosi, da Trezzini in Russia a Borromini a Roma, a quello celebre dell\u2019orologeria. La Repubblica Elvetica imposta dai francesi nel 1798 e gestita da Napoleone contribuisce alla modernizzazione giuridico \u2013 amministrativa, oltre a decretare come lingue nazionali anche il francese e l\u2019italiano, il Congresso di Vienna delimita i confini svizzeri in quelli attuali, sancendone \u201cla neutralit\u00e0 perpetua\u201d, il XIX secolo porta la Costituzione, la cittadinanza elvetica nazionale e non pi\u00f9 cantonale, la sindacalizzazione dei lavoratori, la ferrovia e l\u2019energia idroelettrica, tutte innovazioni che contribuiscono ad accrescere la ricchezza, massimamente dei centri urbani, meno delle zone rurali e contadine, la neutralit\u00e0 acquista un rinnovato slancio con la fondazione della Croce Rossa con sede internazionale a Ginevra. Il primo conflitto mondiale rafforza l\u2019idea di una Svizzera mediatrice e neutrale, tanto che la nascente Societ\u00e0 delle Nazioni avr\u00e0 sede a Ginevra, ma soprattutto rafforza il franco svizzero al punto da farne una delle monete di riferimento del mercato mondiale, con un afflusso di capitali verso le banche svizzere che in qualche modo determiner\u00e0 il destino rossocrociato per tutto il XX secolo. La Seconda Guerra Mondiale al contrario della precedente vede una smaccata prossimit\u00e0 al campo nazifascista, sostanziato da un rilevante rifornimento bellico e logistico a entrambe le nazioni dell\u2019Asse, l\u2019isolamento successivo al 1945, durato fino al deflagrare alla fine di quel decennio della Guerra Fredda, sar\u00e0 dettato proprio dalla totale diffidenza di Washington per quello che \u00e8 stato un alleato indiretto dei nazifascisti, ugualmente la volont\u00e0 di impedire alla Svizzera, al pari di Germania, Italia e Giappone l\u2019ingresso alle Nazioni Unite ne \u00e8 una diretta conseguenza. Quando agli albori degli anni \u201850 gli Stati Uniti sarebbero ben lieti di accogliere la Svizzera sempre pi\u00f9 ferocemente anticomunista al Palazzo di Vetro, saranno i politici elvetici a rifiutare di aderirvi, rimandando il tutto al 2002, ovvero un anno dopo l\u2019ingresso della Repubblica Popolare di Cina nell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio, in un tempo in cui il mondo avr\u00e0 preso a correre in tutt\u2019altre direzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia della Svizzera \u00e8 dunque pi\u00f9 complessa di quanto Orson Welles abbia sagacemente quanto impropriamente riassunto nella celebre pellicola \u201cIl terzo uomo\u201d, ovvero un paese tranquillo, buono solo a realizzare orologi a cuc\u00f9. Terra di mercenari contesi, di una imprevedibilmente riuscita convivenza tra comunit\u00e0 linguistiche e religiose differenti, nella seconda met\u00e0 del Novecento abile nazione neutrale, certamente a pieno titolo incorporata dentro l\u2019Occidente, ma sufficientemente duttile da interloquire anche con il campo socialista sovietico e la stessa Cina Popolare, che la Svizzera per prima riconosce in Europa, aprendone a Berna nel 1950 la sola ambasciata in quel tempo di tutto il continente, con il divertente pellegrinaggio alla met\u00e0 degli anni \u201860 dei giovani maoisti europei verso la capitale rossocrociata con l\u2019intento di ricevere pacchi di Libretti Rossi da diffondere fuori e dentro le fabbriche e le universit\u00e0 ai loro coetanei arrabbiati e desiderosi di cambiamenti sociali e politici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una nazione \u2013 la Svizzera \u2013 capace durante la Guerra Fredda di costruire una neutralit\u00e0 credibile e riconosciuta, diventando luogo preferenziale per le trattative diplomatiche e di pace di ogni contesa e di ogni conflitto che a vario titolo abbia incendiato il precario equilibrio di quell\u2019epoca, dall\u2019Indocina fino ai primi colloqui tra statunitensi&nbsp;e sovietici alla met\u00e0 degli anni \u201880.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi invece la diplomazia internazionale per provare a risolvere i conflitti, dal Medioriente all\u2019Ucraina, preferisce Ankara, Riyad, finanche Roma, come per l\u2019incontro tra Stati Uniti e Iran mediato dagli omaniti a met\u00e0 aprile 2025, piuttosto che Ginevra o un\u2019altra citt\u00e0 elvetica. Il ministro degli Esteri della Repubblica Federativa Russa Sergej Lavrov ha dichiarato con molte ragioni qualche tempo addietro di non ritenere la Confederazione Elvetica uno stato neutrale. \u00c8 infatti avvenuto che politici mediocri e succubi delle imposizioni di Washington e di Bruxelles abbiano oggi indirizzato la politica svizzera, tanto economica, quanto militare, cos\u00ec come quella culturale, in un quadro di totale subalternit\u00e0 alla NATO e all\u2019Unione Europea. Un disastro in cui hanno concorso gli schieramenti di tutte le parti, certo con qualche resistenza a destra e piuttosto una totale acquiescenza e sudditanza a sinistra, con la sola meritoria eccezione del Partito Comunista guidato da Massimiliano Ay, capace di promuovere un fronte per la neutralit\u00e0 e la pace, di ribadire la necessit\u00e0 di una neutralit\u00e0 integrale, visto che oggi acquistare aerei e altra strumentazione militare dagli Stati Uniti vuol dire mettere in mano al Pentagono il controllo da remoto degli stessi, non si tratta infatti di semplice ferraglia. Massimiliano Ay, tra i promotori dell\u2019Associazione \u201cNo UE, No NATO\u201d, ritiene che in un\u2019epoca di passaggio dall\u2019unipolarismo atlantico al multipolarismo promosso da cinesi e russi sia del tutto demenziale vincolare la Svizzera alla porzione declinante di questo scontro, reputando piuttosto necessario per la Svizzera rilanciare la propria neutralit\u00e0 e la conseguente disponibilit\u00e0 al dialogo e al commercio con tutti i contendenti, senza aderire a inopinate e controproducenti sanzioni, come quelle contro la Russia, che in ultima analisi danneggiano solo chi le ha promosse e le promuove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia il sottile e neppure troppo sotterraneo lavoro di subordinazione della Svizzera a Bruxelles e alla NATO \u00e8 perseguito con battagliera determinazione anche da operazioni all\u2019apparenza semplicemente culturali, ma nella sostanza nefastamente politiche, come le tesi sostenute nel libro di Maurizio Binaghi: \u201c<em>La Svizzera \u00e8 un paese neutrale (e felice)<\/em>\u201d. L\u2019autore con uno stile sardonico e canzonatorio ripercorre la storia rossocrociata mettendo in atto un malevolo tentativo per ridicolizzare la neutralit\u00e0, riducendola a un fenomeno senescente e incartapecorito, una sclerosi da vecchi bacucchi conservatori, a suo dire anche un po\u2019 analfabeti di come vada il mondo. \u00c8 invece vero tutto il contrario, i fatti storici del tempo passato confermano che la neutralit\u00e0 con i suoi nobili trascorsi sia la migliore garanzia per il futuro della Confederazione Elvetica, perch\u00e9 garantisce autonomia, indipendenza e sovranit\u00e0. Binaghi invece ritiene non valga la pena rivendicarla, essendo piuttosto l\u2019Unione Europea l\u2019orizzonte umano, culturale, politico, economico a cui aspirare, anche a volte ridicolizzando la storia elvetica e le sue scelte, quasi che la neutralit\u00e0 avesse in s\u00e9 qualcosa di trogloditicamente rozzo e ancestralmente superato. La falsificazione \u00e8 massima quando l\u2019euro \u2013 atlantismo viene spacciato come la sola forma di cooperazione internazionale, mentre la neutralit\u00e0 corrisponderebbe a una postura isolazionista, quando \u00e8 vero tutto il contrario, vi \u00e8 cooperazione se si \u00e8 neutrali rispetto ai blocchi internazionali, mentre vi \u00e8 totale isolazionismo se ci si aggrappa a una delle parti in conflitto. Spiace perch\u00e9 essendo stato pubblicato da uno dei pi\u00f9 rilevanti editori italiani, sar\u00e0 questo uno dei pochi libri che gli abitanti della penisola leggeranno sul tema, indotti a farsi, pur seguendo la meritevole ricostruzione della storia della Svizzera dal medioevo ai nostri giorni, un\u2019idea di sostanziale inutilit\u00e0 della neutralit\u00e0 per gli svizzeri, quando al contrario proprio le nazioni europee dovrebbero in questo tempo di transizione ambire a un\u2019indipendenza e a una sovranit\u00e0 che non sia minata dalla ancillarit\u00e0 \u2013 parole di Mario Draghi \u2013 dell\u2019Unione Europea alla NATO. Un sincero progressista rossocrociato pu\u00f2 avere una sola aspirazione: emancipare la Svizzera da qualsiasi sottomissione e subalternit\u00e0 alla NATO e all\u2019Unione Europea. Patriottismo, sovranit\u00e0, internazionalismo non sono contrapposti, ma concorrono a formare un\u2019identit\u00e0 che si difende solo con la neutralit\u00e0, libera dai vincoli militari ed economici con un declinante Occidente, aperti al dialogo con il multipolarismo di matrice sino \u2013 russa, per altro gi\u00e0 abbracciato da un numero crescente di nazioni di tutti i continenti. In definitiva la lettura del libro conferma l\u2019esatto contrario di quanto espresso nel titolo: la Svizzera deve restare un paese neutrale per essere felice, o almeno per provare, come dovrebbero fare pure tutti gli altri stati e popoli europei, a garantirsi un domani capace di futuro, aperto a un benessere che, se non scontato, possa almeno apparire possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Pubblicato originariamente da Strategic Culture Foundation: <\/em><\/strong><a href=\"https:\/\/strategic-culture.su\/news\/2025\/07\/29\/fondamentale-per-il-futuro-della-svizzera-restare-neutrale-fuori-dalla-nato-e-dallunione-europea\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>https:\/\/strategic-culture.su\/news\/2025\/07\/29\/fondamentale-per-il-futuro-della-svizzera-restare-neutrale-fuori-dalla-nato-e-dallunione-europea<\/em><\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Svizzera \u00e8 stata uno dei pi\u00f9 antichi e principali sostenitori della politica di neutralit\u00e0, ma \u00e8 ancora oggi un Paese neutrale? 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