{"id":16114,"date":"2024-08-02T10:24:00","date_gmt":"2024-08-02T10:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16114"},"modified":"2024-08-02T10:24:04","modified_gmt":"2024-08-02T10:24:04","slug":"khelif-contro-carini-transfobia-o-follia-woke","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=16114","title":{"rendered":"Khelif contro Carini: transfobia o follia woke?"},"content":{"rendered":"\n<p>Transgender, intersessuali, cambio di sesso, sport. Argomenti caldi e attuali che si mischiano nel recente caso alle Olimpiadi Estive di Parigi del 2024 dell\u2019incontro di pugilato che ha visto l\u2019italiana Carini e l\u2019algerina Khelif affrontarsi in un match che \u00e8 durato a malapena 45 secondi. La pugile Carini, poliziotta, si \u00e8 arresa quasi immediatamente dopo aver ricevuto due ganci ed essersi resa conto che non ce l\u2019avrebbe fatta. Da una parte chi difende la scelta del comitato olimpico di far partecipare una persona intersessuale (ci torniamo dopo) iper androgina nella categoria femminile, dall\u2019altra chi ritiene che la scelta sia sbagliata per uno squilibrio biologico che avrebbe avvantaggiato l\u2019atleta algerina. Chi ha ragione e chi torto? \u00c8 un caso molto complesso, ma \u00e8 decisamente una cartina di tornasole sul fatto che qualcosa sul fronte dell\u2019inclusione non sta funzionando come dovrebbe, creando problemi, forse ingiustizie e sicuramente malumori importanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna prenderla un po\u2019 larga e partire dal fatto che queste polemiche nascono e sono alimentate (crescendo di numero negli anni) dal fatto che vi \u00e8 un dibattito molto acceso sulla transizione di sesso e che cosa voglia dire essere uomo o donna. Questo dibattito viene condotto da una sinistra \u201cliberal\u201d in maniera talvolta estrema e dittatoriale, bollando negativamente chi, semplicemente, di fronte a casi come questo si pone dei dubbi. La destra, d\u2019altro canto, reagisce ruggendo e spesso, nonostante termini e concezioni razziste e sessiste, conquista il favore popolare perch\u00e9 talvolta semplicemente sembra ragionare con un approccio pi\u00f9 rassicurante per la popolazione. Un esempio fuori dallo sport \u00e8 quello dello stupratore scozzese Isla Bryson, che dopo aver cambiato sesso ed essere stata condannata \u00e8 stata messa (inizialmente) in un carcere femminile, senza considerare il pericolo che le altre detenute potessero correre, tutto per non essere accusati di transfobia. Questo dibattito viene quindi ridotto da legittima preoccupazione per la gestione di questi fenomeni crescenti a una dicotomia fra \u201cprogressista\u201d e \u201cretrogrado\u201d, come se vi fosse automaticamente una risposta sempre giusta e una sbagliata, indipendentemente dal caso e dalle circostanze, e che chi non la accetta \u00e8 unicamente uno con un pensiero vecchio, uno che non capisce e non accetta. Possiamo dire che non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia ben chiaro, non sto dicendo che non si debba condividere la volont\u00e0 ideale di inclusione e di parit\u00e0, che permette alla persona di stare bene e godere di ci\u00f2 di cui ha bisogno per sentirsi appagata e serena nella vita. Come marxisti non potremmo mai negare una volont\u00e0 simile, sarebbe contrario ai principi di emancipazione delle classi subalterne che da sempre difendiamo. In paesi socialisti come Cuba la transizione di sesso \u00e8 un diritto ed \u00e8 pagata interamente dallo Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dilemma nelle competizioni \u00e8 un altro: \u00e8 davvero inclusiva ed emancipatoria la situazione che viene a crearsi? Includere nello sport un atleta che ha delle importanti componenti biologiche maschili, chi avvantaggia? Il disagio di una persona che vive una condizione simile \u00e8 chiaramente gi\u00e0 un ostacolo nella vita, ma metterle in categorie che hanno delle differenze sostanziali rispetto ad altre atlete, rende davvero pi\u00f9 inclusivo lo sport? Avrei i miei dubbi. Il primo principio che mi permette di cercare altre visioni \u00e8 quello del femminismo: le varie ondate di donne che hanno lottato per i loro diritti negli anni si sono battute strenuamente per ottenere degli spazi che fossero veramente loro, protetti da una possibile influenza negativa di dinamiche che non favorissero l\u2019emancipazione femminile e lo sviluppo e la realizzazione personale. In questo \u00e8 incluso lo sport femminile. Davvero queste conquiste, guadagnate con fatica, non vanno difese di pi\u00f9 prima di accettare acriticamente che un individuo dell\u2019altro sesso, indipendentemente dalla sua storia, dal suo stadio di transizione, ne faccia parte?<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, il caso in questione \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 complicato e anche diverso nella sostanza. Infatti qua non parliamo di transizione di sesso, non si parla di una persona transgender ma di una donna intersessuale, cio\u00e8 che nasce con caratteristiche di entrambi i sessi. Viene quindi pi\u00f9 complicato e dettato da altri criteri stabilire quale sia la scelta giusta in un mondo dove comunque la maggior parte delle persone rientrano egosintonicamente in una o nell\u2019altra categoria. Sono decisamente casi particolari che meritano attenzione, quindi la risposta non pu\u00f2 essere immediata. La pugile algerina ha i documenti al femminile e ha sempre fatto competizioni in categorie femminili. L\u2019IBA (international box association) aveva dichiarato, per\u00f2, che la Khelif possiede cromosomi XY (maschili quindi) dopo un test effettuato per gli scorsi mondiali di pugilato e che fosse di conseguenza biologicamente uomo, ma il Comitato Olimpico Internazionale dice di aver fatto le verifiche del caso e i parametri per rientrare nella categoria femminile sono rispettati per Parigi 2024, secondo dei test ormonali. Il fatto che sembrano esserci discrepanze nelle organizzazioni internazionali gi\u00e0 pone un problema. Non \u00e8 possibile che non si arrivi a degli standard comuni e che quest\u2019atleta sia esclusa da un mondiale mentre venga poi ammessa alle olimpiadi. Viene quasi da pensare che esista all\u2019interno di queste organizzazioni sportive una lotta politica che cerca d\u2019influenzare verso l\u2019una o l\u2019altra direzione. \u00c8 per questo che \u00e8 difficile cercare delle soluzioni migliori?<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure il dibattito su come gestire questi fenomeni potrebbe aprirsi &#8211; senza censure e tifo &#8211; e sarebbe anche l\u2019ora. Il medico Alessandro Lanzani si pone con delle possibili soluzioni pi\u00f9 approfondite: perch\u00e9, cos\u00ec come esistono pesi leggeri e massimi, non introdurre altri criteri come il corredo genetico? Questo \u00e8 un dibattito che andrebbe fatto sulla base di dati concreti che permettano il miglior sviluppo dello sport agonistico, per definire degli standard comuni e condivisibili da tutti. Ma tornando al Comitato Olimpico e alla sua decisione, il fatto che comunque esista una scientificit\u00e0 dietro alle scelte rassicura un po\u2019 sul fatto che perlomeno si cerchi di avere parametri oggettivi, ma \u00e8 evidente ai pi\u00f9 ormai che anche la scienza subisce le pressioni della politica per allentare o stringere questo o quel bullone per rendere tutto pi\u00f9 conforme a ci\u00f2 che dall\u2019alto si vuole trasmettere. In altre parole, la necessit\u00e0 di alcune frange ideologiche di spingere verso alcune teorie di genere sta aprendo un serio rischio di censura ai danni del dibattito aperto. \u00c8 difficile affrontare queste tematiche con posizioni non allineate alla concezione liberal della societ\u00e0 fluidificata in ogni sua forma senza venir attaccati e denigrati. Questo rende difficile un confronto onesto e impedisce che le decisioni, in questo caso riguardanti lo sport, possano essere prese serenamente su basi condivise e non divisive. Il risultato \u00e8 una frammentazione della societ\u00e0 nelle classi subalterne che non \u00e8 per nulla positiva e porta a scontrarsi su problemi che vengono messi in luce dai media nonostante riguardino, con tutto il rispetto dovuto, una parte minima della popolazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Difatti, mentre tutto ci\u00f2 fa un gran baccano ovunque, se una donna nasce in Niger e non ha sufficiente denaro e strutture nel paese per sviluppare le proprie possibili qualit\u00e0 da atleta non \u00e8 visto come discriminazione. Se quella donna nasce in Svizzera tutto ci\u00f2 lo ottiene sicuramente pi\u00f9 facilmente. Eppure questa differenza sostanziale fra paesi occidentali e paesi di altre parti del mondo, del Sud globale in particolare, che pure hanno tante persone validissime, non crea nessun tipo di scandalo, viene semplicemente accettata come normale, come lapalissiana e quindi semplicemente non modificabile. Insomma, di far affiorare un mondo interamente pi\u00f9 giusto, di cooperazione multipolare e paritaria fra i popoli non si parla. Di questioni di genere invece \u00e8 pieno ogni sito d\u2019informazione, fomentando un dibattito che vede una sinistra liberal e una destra conservatrice scontrarsi e scannarsi senza risolvere nulla. Fa riflettere sulle nostre priorit\u00e0 e in particolare su quelle dei nostri media.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Transgender, intersessuali, cambio di sesso, sport. Argomenti caldi e attuali che si mischiano nel recente caso alle Olimpiadi Estive di Parigi del 2024 dell\u2019incontro di pugilato che ha visto l\u2019italiana Carini e l\u2019algerina Khelif affrontarsi in un match che \u00e8 durato a malapena 45 secondi. La pugile Carini, poliziotta, si \u00e8 arresa quasi immediatamente dopo aver ricevuto due ganci ed essersi resa conto che non ce l\u2019avrebbe fatta. 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