{"id":14085,"date":"2022-08-31T09:00:48","date_gmt":"2022-08-31T09:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=14085"},"modified":"2022-08-31T09:04:27","modified_gmt":"2022-08-31T09:04:27","slug":"gli-anni-di-gorbacev-una-catastrofe-non-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicanuova.ch\/?p=14085","title":{"rendered":"Gli anni di Gorba\u010dev: una catastrofe non annunciata"},"content":{"rendered":"\n<p>Era l&#8217;URSS degli anni Ottanta diventata un <em>dinosauro<\/em> destinato irrimediabilmente all&#8217;estinzione come sostiene lo storico russo Gefter? (1) Sicch\u00e9, indipendentemente dalla direzione politica dei processi economici e sociali, il sistema recava in s\u00e9 i segni inequivocabili della sua estinzione, del suo crollo?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Questa pare essere l&#8217;opinione prevalente sulla fine dello Stato sovietico e di quel complesso di Stati a \u00abdemocrazia popolare\u00bb dell&#8217;Europa centro-orientale, che, dal secondo dopoguerra, costituivano una parte importante del \u00abcampo socialista\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Questa tesi finisce col giustificare e assolvere &#8211; salvo valutazioni pi\u00f9 o meno positive di singoli aspetti del suo operato &#8211; l&#8217;intera azione politica di Michail Gorba<em>\u010d<\/em>ev, ultimo segretario generale del PCUS (un partito che nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta aveva raggiunto quasi i 20 milioni di iscritti), nonch\u00e9, a partire dal 1\u00b0 ottobre 1988, presidente del Soviet Supremo dell&#8217;URSS, riconfermato a tale carica nel maggio 1989 dal primo Congresso dei deputati del popolo, nuovo organismo eletto con votazioni a candidatura multipla.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La <em>vulgata<\/em> prevalente sul settennato gorbacioviano &#8211; dalla sua nomina alla suprema carica di <em>Gensek<\/em> dell&#8217;11 marzo 1985 alle sue dimissioni da questa carica il 24 agosto 1991, con contemporaneo appello all&#8217;autoscioglimento del PCUS, al suo abbandono della carica di presidente dell&#8217;URSS nel dicembre 1991, dopo che la dichiarazione di Minsk (8.12.1991) dei presidenti russo, bielorusso e ucraino, poneva fine all&#8217;URSS \u00abin quanto soggetto di diritto internazionale e realt\u00e0 geopolitica\u00bb &#8211; ci racconta la storia di un uomo sincero e coraggioso, dalle grandi vedute politiche, che cerca di riformare l&#8217;economia, la societ\u00e0, la cultura, la politica sovietiche, ostacolato da tenacissime forze \u00abconservatrici\u00bb e incompreso da innovatori troppo \u00abradicali\u00bb, e che deve alfine arrendersi di fronte alla constatazione che il sistema \u00e8 ormai <em>irriformabile<\/em>. Gorba<em>\u010d<\/em>ev &#8211; si dice &#8211; \u00ab\u00e8 arrivato troppo tardi\u00bb, la cancrena di quel che viene definito ufficialmente in URSS, a partire dalla XIX Conferenza d&#8217;organizzazione del PCUS (giugno 1988), \u00absistema amministrativo di comando\u00bb, formatosi negli anni Trenta e di fronte alla quale un altro riformatore come Chru\u0161\u010dev aveva dovuto retrocedere, aveva oramai divorato dall&#8217;interno l&#8217;intero corpo del paese dei Soviet. L&#8217;immagine che ancora ci viene tramandata \u00e8 quella di una \u00abfigura tragica\u00bb, o addirittura di un martire.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma, anche tra molti di coloro che non sono stati affetti da \u00abgorbymania\u00bb e che non stravedono per il personaggio, considerato pur sempre l&#8217;espressione di una burocrazia al potere, la spiegazione dell&#8217;irriformabilit\u00e0 del sistema appare la pi\u00f9 consona: la controrivoluzione sul piano economico e sociale di El&#8217;cyn sarebbe la necessaria conclusione di un lungo processo, iniziato con Stalin, che aveva portato la <em>burocrazia<\/em>, una casta dirigente del partito e dello Stato, ad espropriare il proletariato del potere politico conquistato con l&#8217;Ottobre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La questione della fine dell&#8217;URSS coinvolge inevitabilmente la questione della sua natura sociale, del modo reale di funzionamento del suo sistema politico ed economico, dei reali rapporti di classe, del rapporto dirigenti-diretti, nonch\u00e9 dell&#8217;ideologia, della cultura, della conformazione morale, della mentalit\u00e0 e del senso comune del \u00abpopolo sovietico\u00bb. Sono questioni fondamentali sulle quali esistono oramai numerose e articolate analisi (tra cui anche quelle recenti delle diverse formazioni russe e sovietiche che si richiamano al marxismo e al comunismo), che, nella molteplicit\u00e0 degli approcci e delle conclusioni cui giungono, ci dicono altres\u00ec che la questione non pu\u00f2 dirsi soddisfacentemente risolta.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ed \u00e8 bene non chiudere con giudizi trancianti la questione &#8211; questa s\u00ec <em>epocale<\/em>, se a questo termine di cui troppo spesso si abusa si vuol restituire un senso &#8211;&nbsp; del crollo, o dell&#8217;implosione, del sistema sovietico in URSS e nei paesi dell&#8217;Europa centro-orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La caratteristica della crisi che ha portato alla fine dell&#8217;URSS \u00e8 data dal combinarsi contemporaneo e rapidissimo di molteplici fattori interni e internazionali, di natura economica, politica, culturale, morale (come accade nelle crisi epocali). Tuttavia, il ruolo della direzione ideologico-politica appare qui determinante nella dissoluzione dello Stato e del partito (o, se si vuole, del partito-Stato).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non che l&#8217;economia sovietica degli anni Ottanta andasse a gonfie vele, tutt&#8217;altro: il meccanismo economico sovietico incontrava crescenti difficolt\u00e0 nell&#8217;utilizzazione efficiente e razionale delle risorse, nell&#8217;organizzazione scientifica del lavoro e nell&#8217;introduzione di nuove tecnologie che consentissero aumenti di produttivit\u00e0. La stessa struttura del commercio estero rivelava un paese che si stava trasformando in esportatore prevalente di materie prime (petrolio, gas) e importatore di manufatti e tecnologia. Invece che \u00abraggiungere e superare\u00bb i paesi capitalistici avanzati, l&#8217;URSS perdeva una posizione dopo l&#8217;altra, fino a dover subire, anche sul terreno militare e della sicurezza del paese, la supremazia tecnologica degli USA (in Afghanistan le bande dei guerriglieri islamici in possesso degli ultimi armamenti dell&#8217;industria militare americana ed europea hanno inferto pesanti perdite all&#8217;aviazione militare sovietica). Le stesse statistiche ufficiali denunciavano un notevole declino dei ritmi di sviluppo. Tale stato dell&#8217;economia fu in seguito definito <em>zastoj<\/em> (stagnazione). Val la pena di ricordare, per\u00f2, che alla met\u00e0 degli anni Ottanta la situazione economica dell&#8217;URSS, tanto nelle analisi degli economisti sovietici \u00abriformatori\u00bb (2) che in quelle dei pi\u00f9 accreditati studiosi occidentali (3) non appariva affatto catastrofica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00c8 proprio sulla proposta di contrastare il declino economico e di passare ad una fase di sviluppo intensivo, utilizzando a pieno le grandi potenzialit\u00e0 dell&#8217;economia centralizzata e le risorse dell&#8217;immenso paese, che il programma gorbacioviano presentato al XXVII congresso del partito (febbraio 1986) ottiene unanime consenso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La parola d&#8217;ordine \u00e8 <em>uskorenie<\/em>: accelerazione dei ritmi di sviluppo. Per ottenere i quali occorre una vigorosa ristrutturazione (<em>perestrojka<\/em>: termine ben noto al lessico economico-politico sovietico sin dai tempi di Lenin) dell&#8217;economia, il cui perno \u00e8 la legge sull&#8217;impresa statale (varata nel giugno 1987, dopo un ampio dibattito oltre che su riviste specialistiche, sui quotidiani e settimanali pi\u00f9 diffusi, ed entrata in vigore nel gennaio 1988), che avrebbe dovuto conferire maggiore autonomia decisionale alle imprese e attivare la democrazia operaia (un articolo prevede l&#8217;eleggibilit\u00e0 del direttore). Le altre due leggi entrate in vigore tra il 1987 e il 1988, sull&#8217;attivit\u00e0 individuale e sulle cooperative si presentavano come un tentativo di rivitalizzare una parte del settore dei servizi e del piccolo commercio tradizionalmente debole. Anche le concessioni all&#8217;agricoltura che si attuano tra il 1988 e il 1989 (terra in <em>leasing<\/em> ai contadini per aumentare e migliorare la produzione; proposta di concedere il 10% delle terre in affitto; smantellamento del superministero dell&#8217;agricoltura; per incentivare l&#8217;aumento della produzione di cereali ed evitare di acquistarli dall&#8217;estero, si pagano ai kolchoz in valuta pregiata le eccedenze rispetto agli anni precedenti) intendono rispondere &#8211; attraverso la leva degli incentivi economici, ma senza intaccare fondamentalmente le forme di propriet\u00e0 statale &#8211; all&#8217;annoso problema di un aumento e miglioramento della produzione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Fino al 1988 la situazione economica interna dell&#8217;URSS non si presenta in forme drammatiche, il rublo \u00e8 ancora sotto controllo, e in alcuni settori produttivi vi \u00e8 anzi un certo miglioramento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nel 1988 viene soppresso il ministero del commercio estero e il comitato statale per i rapporti economici con l&#8217;estero. Il 2 dicembre 1988 viene emanato il decreto sulla decentralizzazione del commercio estero: le imprese hanno il diritto di negoziare direttamente con imprese straniere e di decidere le proprie importazioni ed esportazioni. Dal 1\u00b0 aprile 1989 tutte le imprese e cooperative produttive sovietiche ricevono il diritto di occuparsi di attivit\u00e0 economica con l&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Con la fine del monopolio statale sul commercio estero (uno dei primi provvedimenti voluti da Lenin all&#8217;indomani dell&#8217;Ottobre), con l&#8217;autonomia finanziaria delle imprese e, in seguito (1.1.1989), l&#8217;autonomia finanziaria concessa alle singole repubbliche, comincia a venir meno il collegamento tra le imprese statali, che in passato, anche se con qualche affanno e col ricorso a tutta una serie di mediatori semilegali, i vincoli del piano assicuravano. Dal 1989 il piano \u00e8 praticamente disatteso e reso inefficace, gli indici produttivi calano, ogni impresa cerca di arrangiarsi come pu\u00f2, il rublo si deprezza rapidamente rispetto alle valute occidentali, cominciano a scarseggiare i beni di prima necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dal punto di vista dei rapporti economici, il 1990 \u00e8 un anno cruciale: repubbliche e regioni autonome tra la primavera e l&#8217;estate, precedute dalle avvisaglie invernali del Pribaltico, si muovono autonomamente e in modo difforme rispetto al mercato comune dell&#8217;Unione. La Jakuzia, ad esempio, proclama la sovranit\u00e0 e pretende le royalties per le sue miniere d&#8217;oro. La RSFSR, sotto la presidenza di El&#8217;cyn, si muove sistematicamente in modo difforme dalle scelte economiche del governo centrale. I vincoli economici tra le imprese delle singole repubbliche &#8211; in precedenza garantiti in qualche modo dalla pianificazione centrale &#8211; si allentano sempre pi\u00f9. Per non citare i casi in cui, come nel Caucaso, le repubbliche si muovono l&#8217;una contro l&#8217;altra. Nove repubbliche: Russia, Bielorussia, le tre baltiche, Moldavia, Armenia, Tad\u017eikistan e Kirghisia iniziano nel settembre &#8217;90 a Tallin le trattative per stabilire legami economici diretti, indipendenti dal centro. L&#8217;organizzazione economica dell&#8217;intera Unione sovietica \u00e8 fortemente compromessa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nel giro di pochi anni una serie di leggi e di decreti della <em>perestrojka<\/em> economica hanno sortito l&#8217;effetto di smantellare il sistema fondato sul piano e sull&#8217;impresa statale: invece che <em>uskorenie<\/em> si ha il caos e la disgregazione; per i cittadini sovietici la <em>perestrojka<\/em> \u00e8 diventata una \u00ab<em>katastrojka<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00c8 cos\u00ec che si fa strada l&#8217;idea di \u00abpassare al mercato\u00bb. A formulare il nuovo quadro legislativo che accompagna la rottura del sistema economico fondato sui vincoli imposti dalla propriet\u00e0 statale e dal piano concorrono oramai i nuovi poteri emersi con le riforme istituzionali che, delineate alla XIX Conferenza del PCUS del giugno 1988, cancellano l&#8217;articolo costituzionale che sanciva il monopolio del potere politico del PCUS, danno vita a parlamenti eletti in base a candidature multiple (in cui 110 membri del Comitato Centrale su 458 vengono bocciati), istituiscono, nell&#8217;URSS e in tutte le 15 repubbliche, un sistema di repubblica presidenziale con elezione diretta del presidente da parte del popolo: ci\u00f2 consentir\u00e0 a El&#8217;cyn, nella primavera del 1990, di vincere &#8211; sulla base di un programma demagogico che fa leva sul populismo e nazionalismo russo &#8211; le elezioni nella pi\u00f9 grande e importante delle repubbliche, la RSFSR e, forte di questo consenso popolare, di contrapporsi a Gorba<em>\u010d<\/em>ev, che \u00e8 presidente dell&#8217;URSS per votazione del Congresso dei deputati del popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nell&#8217;autunno 1990 si confrontano tre diversi e alquanto fantasiosi progetti di transizione &#8211; pi\u00f9 o meno rapida, in 400 o 500 giorni, pi\u00f9 o meno controllata &#8211; alla \u00abeconomia di mercato\u00bb, il che implica necessariamente il riconoscimento giuridico della privatizzazione delle imprese statali, che la Federazione russa, guidata da El&#8217;cyn si affretta a varare dal 1\u00b0 gennaio 1991.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La crisi economica degli anni 1989-91 \u00e8 il risultato non della stagnazione degli anni precedenti, ma della politica economica seguita dalla <em>perestrojka<\/em> (4). Questa crisi, che rende difficilissima la vita quotidiana alla maggioranza dei lavoratori e dei cittadini sovietici, alimenta un malcontento generale delle masse. Su tale malcontento fanno leva diversi ma convergenti progetti politici che vanno prendendo forma e si organizzano in partiti di fatto: quello del <em>nazionalismo separatistico<\/em> (in particolare dell&#8217;Ucraina e delle repubbliche baltiche, che pu\u00f2 contare anche sul sostegno internazionale del Vaticano, della Germania Federale, degli USA); quello della <em>controrivoluzione sociale neoliberista<\/em>, rappresentato da El&#8217;cyn (distruzione radicale delle forme di propriet\u00e0 statale, delle garanzie sociali per i lavoratori, tra cui la piena occupazione, e, in breve, di tutto quanto rimane delle precedenti istituzioni sovietiche, in primo luogo l&#8217;Unione), appoggiato sempre pi\u00f9 apertamente dai paesi imperialistici, che, dopo aver \u00abconquistato\u00bb i paesi dell&#8217;Europa centro-orientale &#8211; in diversi casi con l&#8217;aperta acquiescenza, se non la connivenza, della direzione gorbacioviana (il caso pi\u00f9 clamoroso \u00e8 la svendita della Repubblica Democratica Tedesca) &#8211; intendono avere mano libera sulle ingenti fonti di materie prime dell&#8217;URSS e sul suo mercato (la rottura del sistema sovietico ne costituisce un presupposto indispensabile).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Al contrario che in passato, quando, in situazioni ben pi\u00f9 drammatiche, i dirigenti del partito e dello Stato sovietici erano riusciti, anche a caro prezzo, a correggere la rotta e a salvaguardare il potere conquistato con la rivoluzione d&#8217;Ottobre, Gorba<em>\u010d<\/em>ev oscilla in continuazione, il suo progetto politico muta di giorno in giorno, se non di ora in ora. Mentre separatisti nazionalisti ed el\u2019cyniani operano con ogni mezzo &#8211; nelle piazze e in parlamento, coi giornali e la televisione, all&#8217;interno e all&#8217;estero &#8211; per perseguire il loro programma controrivoluzionario, riuscendo ad egemonizzare anche gli scioperi dei minatori e a cavalcare il malcontento delle masse, l&#8217;unica scelta che Gorba<em>\u010d<\/em>ev si rivela in grado di fare \u00e8 l&#8217;attendismo e il tentativo di conciliare forze sociali e politiche ormai inconciliabili. Oltretutto, l&#8217;ideologia cui realmente si ispira e che traspariva gi\u00e0 dalle pagine del suo <em>best seller<\/em>, pubblicato in Occidente prima che in URSS (5), ha ben poco a che fare con le concezioni di Marx e di Lenin: rimossa la categoria di imperialismo in nome di una teoria dell\u2019interdipendenza, in cui scompaiono le differenze tra poli dominanti e poli dominati, messa in soffitta la lotta di classe (che gli imperialisti e i capitalisti non hanno mai smesso di fare), auspica la convergenza dei sistemi e la conciliazione degli opposti. La sua concezione e la sua pratica politica hanno, per di pi\u00f9, ben poco a che fare con la stessa moderna scienza della politica: Gorba<em>\u010d<\/em>ev non \u00e8 al di l\u00e0, ma al di qua di Machiavelli, se ci riferiamo alla \u00abgrande politica\u00bb, ch\u00e9, nella \u00abpiccola politica\u00bb manovriera, nei giochi interni all&#8217;apparato del PCUS per rimuovere avversari e promuovere i suoi uomini, egli \u00e8 un consumato <em>apparat<\/em>\u010d<em>ik<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non \u00e8 certo l&#8217;unico responsabile di una catastrofe non annunciata (nessun \u00absovietologo\u00bb prevedeva nel 1985, o anche nel 1987, 70\u00b0 anniversario dell&#8217;Ottobre, un esito simile): le forze che nel PCUS si rendono conto della deriva verso cui sta andando il paese &#8211; quelle che una martellante campagna di stampa nell&#8217;URSS e fuori dell&#8217;URSS, definisce come \u00abconservatori\u00bb o \u00abdestra\u00bb (in Italia vi \u00e8 su ci\u00f2 una convergenza pressoch\u00e9 integrale, dal <em>Corriere della sera<\/em> all&#8217;<em>Unit\u00e0<\/em>, dal <em>Sole 24 ore<\/em> al <em>Manifesto<\/em>) &#8211; non riescono ad opporre nessuna seria alternativa politica, se non il richiamo &#8211; in s\u00e9 corretto, ma sterile se privo di un programma d&#8217;azione &#8211; ai principi del marxismo e del leninismo. Non riescono a fare politica, a coagularsi attorno a una piattaforma politica: da troppo tempo il PCUS bre\u017eneviano \u00e8 molto pi\u00f9 vicino ad un organismo parastatale che all&#8217;organizzazione bolscevica forgiata nei durissimi scontri ideologici e politici del periodo rivoluzionario. Quando qualcuno tenta molto tardivamente una sortita per contrapporsi alla piega che il corso degli eventi ha preso e che sta portando alla disintegrazione dell&#8217;URSS, lo fa in modo cos\u00ec poco organizzato, cos\u00ec goffo e maldestro, da far pensare ad una messa in scena: lo \u00abstrano\u00bb e rapidamente abortito <em>putsch<\/em> \u00abghekacepista\u00bb (comitato statale per la situazione straordinaria) del 19 agosto 1991, consente a El&#8217;cyn di presentarsi come il paladino della nuova Russia libera. Qualche giorno appresso, Gorba\u010dev, dopo una dignitosa difesa dell&#8217;idea socialista di fronte alla canea reazionaria del parlamento russo, firma il decreto di scioglimento del partito di cui era <em>Gensek<\/em>. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>1. <em>Cfr.<\/em> A. Guerra, <em>Il crollo dell&#8217;impero sovietico<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1996, p. 166.<\/p>\n\n\n\n<p>2. <em>Cfr.<\/em> L. Abalkin, <em>Il nuovo corso economico in URSS<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1988; A. Aganbegjan, <em>La perestrojka nella economia<\/em>, Rizzoli, Milano, 1988.<\/p>\n\n\n\n<p>3. <em>Cfr.<\/em> M. Lewin, <em>La Russia in una nuova era<\/em>, Bollati-Boringhieri, Torino, 1988.<\/p>\n\n\n\n<p>4. <em>Cfr.<\/em> a questo proposito A. Catone, \u00abLa crisi dell&#8217;economia sovietica\u00bb, in <em>Marx 101<\/em>, 1991, n.4, pp. 68-73.<\/p>\n\n\n\n<p>5. M. Gorbaciov, <em>Perestrojka &#8211; il nuovo pensiero per il nostro paese e per il mondo<\/em>, Mondadori, Milano, 1987.<\/p>\n\n\n\n<p>(tratto da : Andrea Catone,<em> La transizione bloccata<\/em>, Laboratorio Politico, Napoli 1998)<em> <\/em>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era l&#8217;URSS degli anni Ottanta diventata un dinosauro destinato irrimediabilmente all&#8217;estinzione come sostiene lo storico russo Gefter? 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